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Cosa succede se uno muore prima della pensione?

10 Settembre 2021 | Autore:
Cosa succede se uno muore prima della pensione?

Pensione indiretta ai superstiti: quali requisiti, chi può beneficiarne, a quanto ammonta.

Al decesso del pensionato, una quota del trattamento spettante viene corrisposta ai familiari superstiti aventi diritto, come il coniuge o i figli minori, studenti o inabili: la quota di pensione corrisposta ai superstiti è detta pensione di reversibilità. Ma che cosa succede se uno muore prima della pensione? In questo caso, la reversibilità non spetta, considerato che il dante causa al momento del decesso ancora non percepiva la pensione. In presenza di specifici requisiti, però, ai familiari superstiti può spettare la pensione indiretta.

La pensione indiretta, in sostanza, corrisponde a una quota del trattamento che sarebbe spettato al lavoratore, oppure all’assicurato, deceduto.

Il diritto alla pensione indiretta ai superstiti sorge soltanto qualora il dante causa possieda, presso l’Inps, almeno 15 anni di contribuzione (ossia il vecchio requisito per l’accesso alla pensione di vecchiaia), o, in alternativa, almeno cinque anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio.

In presenza di questi requisiti, l’Inps calcola la pensione maturata dal lavoratore al momento del decesso e ne devolve una quota ai familiari superstiti aventi diritto. Ma procediamo con ordine.

Come funziona la pensione indiretta?

La pensione indiretta spetta ai superstiti del lavoratore o dell’assicurato, se questi al momento del decesso aveva maturato:

  • i requisiti di assicurazione e di contribuzione per la pensione di vecchiaia (ossia 15 anni di contributi, che corrispondono al precedente requisito contributivo richiesto per maturare il trattamento di vecchiaia, ora, invece, pari a 20 anni; non occorre il requisito dell’età pensionabile);
  • in alternativa, i requisiti di assicurazione e di contribuzione per l’assegno ordinario di invalidità (non è necessario che il deceduto sia stato riconosciuto invalido o inabile), ossia almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio.

In mancanza di questi requisiti, solo ai superstiti dei lavoratori dipendenti (e non anche a quelli dei lavoratori autonomi) può spettare la pensione indiretta privilegiata, a patto che ricorrano i requisiti previsti; se mancano anche questi, può spettare solo l’indennità una tantum, oppure l’indennità di morte: non si tratta di rendite, ma di somme corrisposte una sola volta.

Se il dante causa non possedeva i requisiti assicurativi e contributivi per conferire ai superstiti una pensione indiretta autonoma, i superstiti possono aver diritto ad una pensione supplementare indiretta, purché siano titolari di una pensione ai superstiti a carico di una forma di previdenza obbligatoria diversa da quella che liquida la prestazione supplementare.

Chi ha diritto alla pensione indiretta?

La pensione ai superstiti indiretta spetta:

  • al coniuge, anche separato, oppure divorziato: se divorziato, per il diritto al trattamento l’inizio del rapporto assicurativo del lavoratore deve risultare anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio; il coniuge divorziato superstite deve inoltre essere titolare dell’assegno divorzile, in misura non meramente simbolica, in forza di una sentenza dal tribunale e non deve essersi risposato;
  • ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti, altrimenti sino alla maggiore età, o senza limiti di età se inabili al lavoro) e agli equiparati:
    • figli adottivi e affiliati;
    • figli riconosciuti o giudizialmente dichiarati dal deceduto o dal coniuge del deceduto;
    • figli non riconoscibili dal deceduto per i quali questi era tenuto al mantenimento o agli alimenti in virtù di sentenza, o che nella successione del genitore hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all’assegno vitalizio;
    • figli nati dal precedente matrimonio del coniuge del deceduto;
    • figli minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norme di legge;
    • figli postumi, nati entro il trecentesimo giorno dalla data di decesso del padre;
  • ai nipoti [1], per i quali risultino verificati gli stessi requisiti dei figli aventi diritto, assieme all’accertata impossibilità per il padre e per la madre di provvedere al mantenimento, e che risultino:
    • conviventi col nonno (o con la nonna) dante causa e non autosufficienti economicamente;
    • non conviventi, ma per i quali risulti verificato il mantenimento abituale da parte del nonno o della nonna dante causa.
  • ai genitori over 65, che hanno diritto alla pensione solo se il coniuge o i figli mancano, o non rientrano tra gli aventi diritto, e che devono inoltre risultare a carico del dante causa deceduto; non devono poi essere titolari di pensione diretta o ai superstiti; chi è titolare di pensione in quanto superstite dell’altro coniuge non ha diritto alla pensione per il decesso del figlio;
  • ai fratelli celibi e sorelle nubili, che devono risultare viventi a carico ed inabili al lavoro al momento del decesso del pensionato, e che hanno diritto alla pensione solo se mancano o non hanno diritto alla reversibilità (o alla pensione indiretta) il coniuge, i figli e i genitori.

Come si calcola la pensione indiretta?

La pensione indiretta ai superstiti corrisponde a una percentuale della pensione alla quale avrebbe avuto diritto il lavoratore o l’assicurato deceduto, sulla base dell’anzianità contributiva, delle retribuzioni o dei redditi, nonché dei versamenti accreditati. Per approfondire, vedi: Come calcolare pensione Inps.

Le percentuali da applicare variano in base alla categoria a cui appartiene il superstite ed alla composizione del nucleo familiare avente diritto:

  • coniuge solo: spetta il 60% della pensione del dante causa;
  • coniuge ed un figlio: spetta, in totale, l’80%;
  • coniuge e due o più figli: spetta, in totale, il 100%;
  • un figlio: spetta il 70%;
  • due figli: spetta, in totale, l’80%;
  • tre o più figli: spetta, in totale, il 100%;
  • un genitore: spetta il 15%;
  • due genitori: spetta, in totale, il 30%;
  • un fratello o una sorella: spetta il 15%;
  • due fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 30%;
  • tre fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 75%;
  • sei fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 100%.

Quando si riduce la pensione indiretta?

La pensione indiretta, come osservato, corrisponde a una percentuale del trattamento pensionistico che sarebbe spettato al defunto.

L’importo, già ridotto in ragione dell’applicazione della percentuale prevista in base alla categoria del familiare superstite, può essere ulteriormente decurtato qualora il superstite avente diritto possieda redditi propri superiori a limiti specifici.

Nel dettaglio, la riduzione della pensione indiretta non viene effettuata se il reddito del familiare superstite avente diritto non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, ossia non supera i 20.107,62 euro annui (importo valido per l’anno 2021).

Se il limite viene superato, la pensione indiretta è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito superi 20.107,62 euro (3 volte il minimo Inps), ma non superi 26.810,16 euro (4 volte il minimo Inps); questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità della pensione indiretta con i redditi personali è pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera i 26.810,16 euro ma non i 33.512,70 euro (5 volte il minimo Inps); questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità della pensione indiretta con i redditi è pari al 60%;
  • 50%, se il reddito del pensionato supera i 33.512,70 euro: in pratica, la percentuale di cumulabilità della pensione indiretta è pari al 50%, nel caso in cui il reddito superi 5 volte il minimo Inps.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la pensione indiretta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

La pensione indiretta, in ogni caso, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili.


note

[1] C. Cost. sent. n. 180/1999; Inps Circ. 195/1999.

Autore immagine: pixabay.com


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