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Collana strappata dal collo: reato di rapina e non di furto con strappo

21 aprile 2014


Collana strappata dal collo: reato di rapina e non di furto con strappo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2014



Determinante la direzione della violenza: se verso la cosa o sulla vittima del reato.

Chi strappa dal collo di una persona una collana commette il reato di rapina e non quello più lieve di “furto con strappo”. A fornire questa interpretazione è stata la Cassazione con una sentenza dello scorso 18 aprile [1].

La differenza tra il reato di “furto con strappo” e quello di “rapina” sta nelle modalità con cui la violenza viene esercitata, o meglio nella “direzione” della violenza stessa.

In particolare, quando la violenza è rivolta verso la cosa, e solo in via indiretta verso la persona che la detiene, si è in presenza di furto con strappo (punito con una pena più lieve).

Un esempio viene considerato il furto della borsetta, anche se la vittima, nonostante il tentativo del criminale, continua a opporgli resistenza, stringendo a sé l’oggetto [2].

È chiaro come, in questo caso, l’azione del colpevole si rivolga direttamente sul bene (la borsa) che non è “legato” strettamente al corpo della vittima (se non per via della normale presa della mano, che è necessaria per poter portare con sé il bene stesso).

Se si verifica una ripercussione sul corpo della parte offesa, questa sarebbe del tutto imprevista dal ladro.

Insomma, se il proprietario della borsa lasciasse andare l’oggetto, non subirebbe alcun pregiudizio fisico.

Al contrario, scatta il più grave reato di rapina quando la violenza è esercitata direttamente sulla persona, violenza necessaria per poter sottrarre il bene. Il che avviene quando la cosa è particolarmente aderente al corpo del possessore e questi, istintivamente, contrasta la sottrazione sicché la violenza si estende, per forza, alla sua persona.

In questo caso, la vittima, pur volendo, non potrebbe mai sottrarsi al pregiudizio fisico lasciando andare volontariamente l’oggetto.

Secondo la Suprema Corte, quando il rapinatore strappa la collana non fa altro che esercitare una violenza direttamente contro la vittima, in quanto l’oggetto le è particolarmente aderente al corpo. In pratica, la sottrazione non può essere realizzata se non con violenza alla persona dovendo il reo vincerne la resistenza.

Nel caso di specie deciso dalla Cassazione, il reo, dichiarato responsabile di rapina, ha subito una condanna a due anni e venti giorni di reclusione e 500 euro di multa, proprio per via della più rigorosa qualificazione della sua condotta.

note

[1] Cass. sent. n. 17348/14 del 18.04.2014.

[2] Cass. sent. n. 49832 del 22.11.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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