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Lo sai che? Può revocare il fondo patrimoniale anche il creditore contestato

Lo sai che? Pubblicato il 21 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 aprile 2014

Il credito non deve necessariamente essere certo ed esigibile, potendo anche solo essere potenziale: peraltro, il giudizio di opposizione al credito non sospende quello sulla revocatoria, che procede ugualmente e contemporaneamente.

Non è necessario avere un credito certo ed esigibile per poter proporre un’azione revocatoria contro il fondo patrimoniale costituito dal proprio debitore. Anche se il credito è oggetto di contestazione – e, quindi, sia soltanto “potenziale” – il creditore può agire contro il debitore, a tutela dei propri interessi.

È questo il succo di una interessante sentenza del tribunale di Vicenza [1].

Vediamo, in modo più semplice, cosa significa.

Come noto, in caso di costituzione di un fondo patrimoniale da parte di un soggetto che abbia dei debiti, i suoi creditori possono agire contro di lui con una azione, detta revocatoria, volta a rendere inefficace, almeno nei loro confronti, il fondo patrimoniale stesso; ciò al fine di poter aggredire ugualmente l’immobile.

Perché sia possibile esperire l’azione revocatoria è necessario:

1. che il credito sia sorto prima dell’annotazione del fondo patrimoniale nell’atto di matrimonio della coppia;

2. che non siano decorsi cinque anni dalla predetta costituzione del fondo.

Se entrambi i presupposti sono presenti, i creditori anteriori al fondo patrimoniale possono proporre l’azione revocatoria.

Inoltre – ed è qui la questione più importante sottolineata dalla sentenza in commento – non è necessario essere titolari di un credito liquido, certo ed esigibile. Infatti possono proporre l’azione revocatoria anche coloro il cui credito sia stato contestato dal debitore (anche con un’azione giudiziaria).

Se, per esempio, il creditore ha notificato un decreto ingiuntivo al proprio debitore e quest’ultimo ha avviato un’opposizione, il primo è comunque legittimato a intraprendere l’azione revocatoria durante il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

L’effetto più importante della sentenza si risolve, in particolare, nei rapporti con le banche o con tutti quei soggetti la cui pretesa viene, strumentalmente, contestata dal debitore al solo scopo di far prima decorrere il termine dei cinque anni onde “consolidare” il fondo patrimoniale.

Ci spiegheremo meglio con un caso pratico.

Mettiamo che il sig. Franco, dopo aver contratto il debito con una finanziaria il 1° gennaio 2010, riceva, il 1° dicembre, un decreto ingiuntivo per non aver pagato alcune rate. Immediatamente si preoccupa di proporre opposizione al decreto ingiuntivo e, il giorno dopo, costituisce un fondo patrimoniale dove inserisce l’unica casa di proprietà. Lo scopo dell’opposizione al decreto è solo dilatorio: ossia poter sperare che la causa duri almeno cinque anni, onde, nel frattempo, rendere definitivo il fondo patrimoniale e impedire, così, all’esito del giudizio – che certamente Franco perderà – il pignoramento dell’immobile.

Ebbene, Franco sta sbagliando la sua strategia e sta solo spendendo soldi inutilmente. Egli infatti non sa che la finanziaria non deve necessariamente attendere la fine della causa di opposizione al decreto ingiuntivo per iniziare l’azione revocatoria sul fondo; detta azione può essere avviata, infatti, anche durante la causa di opposizione al decreto ingiuntivo.

Non solo. Mettiamo che, in data 1° gennaio 2010, il sig. Franco contragga un debito con una finanziaria e, ad un certo punto, non potendo più pagare le rate e prefigurandosi la possibilità di un pignoramento della casa, in data 1° giugno costituisca un fondo patrimoniale. Se, a partire dal 1° dicembre 2010 il sig. Franco smette di pagare la finanziaria, quest’ultima può comunque agire in revocatoria del fondo patrimoniale. Infatti, per agire in revocatoria non è necessario che il credito, già prima della costituzione del fondo, sia entrato nella sua fase “patologica” di morosità. Basta semplicemente che il credito già esistesse, benché regolarmente pagato dal debitore.

Dunque, per agire in revocatoria è sufficiente essere titolari di un credito “potenziale”. Peraltro, dice il tribunale di Vicenza, il giudizio sull’azione revocatoria non deve neanche essere sospeso in attesa dell’esito dell’altro giudizio, quello sulla contestazione del credito. Le due cause procedono autonomamente e su due binari diversi, anche contemporaneamente.

Insomma, vita tutt’altro che facile per i furbetti che usano il fondo patrimoniale solo quando abbiano il sentore che qualche creditore possa aggredire la loro casa…

note

[1] Trib. Vicenza, sent. del 29.05.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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