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In cosa consiste il divieto di patto commissorio?

26 Agosto 2014
In cosa consiste il divieto di patto commissorio?

Anche la vendita con patto di riscatto potrebbe nascondere un’elusione al divieto di patto commissorio quando il trasferimento del bene non ha la funzione di scambio, ma quella di garanzia.

Una volta, le persone in difficoltà economiche, erano solite dare in pegno oggetti preziosi di famiglia dietro prestito di una somma di denaro: se, entro il termine prestabilito, la somma non veniva restituita al finanziatore quest’ultimo era autorizzato, per “stretta di mano”, a tenere per sé il bene, divenendone proprietario. Un patto, questo, mai guardato di buon occhio dall’ordinamento che, in una norma del codice civile [1], ne sancisce espressamente la nullità.

È proprio quello che si definisce “divieto del patto commissorio”. La legge, in particolare, stabilisce espressamente che “è nullo quel patto con cui le parti si accordano che, in mancanza del pagamento dei crediti nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”.

La ragione, dunque, di tale norma è quella di tutelare l’interesse del contraente più debole e, in particolare, di impedire che quest’ultimo, spinto dal bisogno, dia al creditore la facoltà di fare propria la cosa data in pegno, anticresi o ipoteca, sperando di riscattarla in tempo mediante estinzione del debito.

Nonostante la norma elenchi solo i casi di dazione di ipoteca, pegno e anticresi, i giudici ritengono che tale divieto viga per qualunque altro tipo di accordo con cui venga aggirato il divieto posto dalla legge: in pratica, è nullo qualsiasi tipo di contratto, quale che sia il suo contenuto, se impiegato per conseguire lo scopo vietato dalla norma (il trasferimento della proprietà del bene se non viene restituito il prestito in denaro). “Nullità” vuol dire, in pratica, che il debitore potrebbe agire davanti al tribunale e chiedere una condanna alla restituzione del bene consegnato al finanziatore.

La sanzione della nullità colpisce tanto il patto concluso al momento della consegna del bene, quanto quello posteriore, cioè, al sorgere della garanzia e rafforzativo della medesima.

La nullità, dunque, riguarda non solo il pegno su gioielli e beni mobili, ma anche l’ipoteca su immobili.

La legge, inoltre, nel vietare il patto commissorio non fa distinzione alcuna tra garanzia costituita dal debitore e garanzia costituita dal terzo.

La simulazione del patto di retrovendita

Per eludere il divieto del patto commissorio, spesso viene usato un altro strumento contrattuale: la “vendita con patto di riscatto”. Tale tipo di clausola figura quando il compratore e il venditore di un bene (mobile o immobile) si accordano nel dare, a quest’ultimo soggetto, il potere di ritornare proprietario del bene – imponendo la sua volontà all’acquirente – dietro restituzione del corrispettivo inizialmente pattuito. In pratica si parla, in questi casi, di vendita con condizione risolutiva: una vendita, cioè, che si scioglie al verificarsi di detta condizione.

In tali casi, per capire se vi sia stato o meno patto commissorio, si potrà indagare sull’esistenza di alcuni indici sintomatici quali ad esempio la sproporzione tra il valore del bene e il prezzo corrisposto (il che potrebbe essere indicativo di una volontà di finanziamento e di un corrispettivo maggiorato dagli interessi).

Proprio a riguardo, la Cassazione [2] ha, di recente, detto che la vendita con patto di riscatto, pur non potendosi ritenere un patto commissorio, può rappresentare un mezzo per sottrarsi all’applicazione del relativo divieto: ciò avviene ogni qualvolta il versamento del prezzo, da parte del compratore, non si configuri come corrispettivo dovuto per l’acquisto della proprietà, ma come erogazione di un mutuo, rispetto al quale il trasferimento del bene risponda alla sola finalità di costituire una posizione di garanzia provvisoria, capace di evolversi in maniera diversa a seconda che il debitore adempia o meno l’obbligo di restituire le somme ricevute.

In parole povere, tutte le volte in cui, investigando sulla volontà effettiva delle parti, il giudice si accorga che il trasferimento del bene al creditore abbia non già una funzione di scambio, bensì uno scopo di garanzia, anche una vendita con patto di riscatto può rappresentare un mezzo per sottrarsi all’applicazione del divieto del patto commissorio.


note

[1] Art. 2744 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 8957/14 del 17.04.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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