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Come salvarsi dal redditometro ricorrendo ai redditi della famiglia

22 aprile 2014


Come salvarsi dal redditometro ricorrendo ai redditi della famiglia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 aprile 2014



Un tenore di vita superiore alle proprie capacità reddituali può essere giustificato, all’Agenzia delle Entrate, attraverso la provenienza del denaro da altri componenti il nucleo familiare e, quindi, aggrappandosi al tenore di vita della famiglia medesima: attenzione, però, a non spostare l’accertamento fiscale sul familiare stesso.

Quando l’Agenzia delle Entrate effettua un controllo fiscale attraverso il redditometro (cosiddetta “determinazione sintetica” del reddito), presume che tutto ciò che è stato speso nel periodo d’imposta dal contribuente sia stato finanziato con redditi percepiti dallo stesso.

Tuttavia, il soggetto accertato può sempre provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi, quali, per esempio, redditi esenti da imposte o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla base imponibile. O anche redditi di altri familiari.

La famiglia, infatti, può avere un peso determinante nel tenore di vita di un contribuente, potendo aiutare quest’ultimo con elargizioni di tutti i tipi. Ecco perché, prima di attribuire un maggiore reddito sintetico alla persona fisica, l’Agenzia delle Entrate deve sempre valutare il reddito complessivo della famiglia. Bisogna, quindi, individuare a quale tipologia e a quale area geografica appartiene il nucleo familiare del contribuente. In sede di selezione viene attribuito ad ogni contribuente il cosiddetto lifestage (che risulta dalla cosiddetta famiglia fiscale presente nell’anagrafe tributaria). La ricostruzione della famiglia fiscale avviene sulla base delle informazioni dei prospetti dei familiari a carico dei modelli Unico persone fisiche, 730 e nelle certificazioni di lavoro dipendente.

Dunque, prima di effettuare un controllo fiscale, l’ufficio deve verificare in quale famiglia vive e il tenore di vita di quest’ultima.

In una importante circolare [1], l’Agenzia, nel fornire istruzioni agli uffici, avverte che è opportuno:

 

1. valutare la complessiva posizione reddituale dei componenti il nucleo familiare essendo evidente come, frequentemente, gli elementi indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possano trovare giustificazione nei redditi degli altri componenti il nucleo familiare;

2. ricostruire la complessiva situazione del soggetto, nonché dei componenti del nucleo familiare, sulla base dei dati in possesso del sistema informativo o di quelli autonomamente individuati da ciascun ufficio;

3. valutare, in particolare, i redditi imponibili dichiarati anche per gli anni precedenti rispetto al periodo d’imposta oggetto di controllo stipulati anche dal coniuge e dagli altri familiari, che possono aver contribuito alle spese-indice di capacità contributiva.

Ecco perché il reddito di altri soggetti inseriti all’interno dello stesso nucleo familiare può “salvare” il contribuente da un accertamento sintetico.

Non capita raramente, infatti, che una determinata capacità contributiva del cittadino, ai fini dell’accertamento fiscale, possa invece trovare spiegazione nella potenzialità di spesa degli altri componenti il nucleo familiare.

Il contribuente può, infatti, sempre difendersi dimostrando che la sua capacità di spesa è giustificata da somme ricevute da familiari o da altre persone. Per “salvare” dalle sanzioni, la giustificazione deve lasciare traccia, come un bonifico bancario o un assegno. È sempre meglio, infatti, che donazioni o prestiti tra familiari siano “tracciabili” e rintracciabili. In pratica è opportuno, anche a distanza di molto tempo, riuscire a risalire alla provenienza del denaro e poter, così, giustificare la spesa all’Agenzia delle Entrate. A tal fine è consigliabile una scrittura privata registrata, anche tra familiari. Ne avevamo parlato in una precedente guida: leggi l’articolo: “Attenzione ai prestiti tra familiari: necessario giustificare all’Agenzia delle Entrate il denaro”.

Attenzione però: chi giustifica la capacità di spesa con somme ricevute (ad esempio dal genitore) mette a rischio altri contribuenti in quanto, se il reddito dichiarato dal genitore è insufficiente, l’ufficio può spostare il controllo sul genitore.

La composizione del nucleo

L’agenzia delle Entrate [2] ha precisato che la famiglia anagrafica comprende anche i figli maggiorenni e gli altri familiari conviventi, nonché i conviventi di fatto, non fiscalmente a carico.

La famiglia fiscale potrebbe quindi non coincidere con la famiglia anagrafica. Pertanto, l’ufficio, una volta selezionato il contribuente da controllare, effettuerà, prima di inviare un formale invito, i necessari riscontri sulla situazione familiare, aggiornando la composizione del nucleo familiare. Ciò consentirà di evitare la selezione di coloro che, con il reddito complessivo dichiarato dalla famiglia, giustificano l’apparente scostamento individuale.

Il riscontro deve essere effettuato attraverso il collegamento telematico con l’anagrafe comunale o, in via subordinata, inviando la richiesta attraverso il canale telematico (Pec) al Comune.

Il contribuente, nel primo contraddittorio, potrà comunque fornire una diversa rappresentazione della propria situazione familiare. In prospettiva, il disallineamento fisiologico tra famiglia fiscale e famiglia anagrafica sarà superato con il completamento della procedura Anpr (Anagrafe nazionale della popolazione residente) e la sua integrazione con l’anagrafe tributaria.

note

[1] Ag. Entrate, circolare 49/E del 9 agosto 2007.

[2] Ag. Entrate, circolare 6/E dell’11 marzo 2014.

Autore immagine: 123rf.com

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