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Le Guide L’avvocato e gli obblighi dell’antiriciclaggio

Le Guide Pubblicato il 22 aprile 2014

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Quali sono i soggetti e gli obblighi imposti dalla normativa sull’antiriciclaggio e quali le esenzioni: la guida pratica e completa.

La normativa antiriciclaggio è volta a evitare l’impiego di disponibilità finanziarie di provenienza illecita. Per rafforzare il controllo, il legislatore ha pensato di imporre una sorta di “tutela preventiva” coinvolgendo, come “controllore“, chi professionalmente ha contatti con i soggetti che movimentano tali risorse. L’impressione, però, è che gli adempimenti e i controlli, abbiano spesso più il fine di aumentare le incombenze formali che di prevenire operazioni a rischio di riciclaggio: i controlli, infatti, vengono spesso svolti non con lo spirito di far comprendere come adempiere per individuare le posizioni sospette ma con l’intento di sanzionare inevitabili errori formali.

L’applicazione di questa normativa viene spesso vissuta dai professionisti con la consapevolezza che, in caso di ispezione, qualche errore verrà contestato. Si fa così più attenzione a “tenere in ordine le carte” (adeguata verifica e registrazione) che a osservare nella sostanza lo spirito della norma: segnalare casi sospetti.

I due reati di riciclaggio

Sono due i reati che sanzionano le attività tipiche di riciclaggio.

1. Riciclaggio

Il primo [1] rubricato proprio “riciclaggio” prevede che chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, o compie rispetto ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 1.032 euro a 15.493 euro.

La pena è:

a) aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale;

b) diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per cui è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

2. Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

Il secondo reato [2], invece, rubricato “Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita“, punisce con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 1.032 euro a 15.493, chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dalle ipotesi di ricettazione e di riciclaggio, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto. Anche in questo caso la pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.

Le condizioni che devono ricorrere affinché si possa parlare (ai fini penali) di riciclaggio o di impiego di denaro da attività illecite, sono almeno due:

a) chi commette la condotta tipica (sostituisce, trasferisce, impiega il denaro) non deve essere colui che ha commesso (o ha concorso a commettere) pure il reato principale (“reato fonte”) da cui i denari o i beni provengono;

b) sempre chi sostituisce, trasferisce, impiega il denaro deve essere a conoscenza della provenienza delittuosa delle somme o dei beni che ha trasferito, impiegato, sostituito.

All’inizio il reato di riciclaggio concerneva solo la sostituzione ed il trasferimento delle somme provenienti da reati gravissimi (estorsione, rapina, spaccio di stupefacenti, di armi). Poi è stato esteso a denaro, beni o altre utilità provenienti da delitti non colposi.

Poiché dal 2000 tutte le violazioni penali tributarie (dichiarazione infedele, fraudolenta, emissione fatture false, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte) costituiscono delitto, è evidente che esse possono potenzialmente determinare anche i reati di riciclaggio.

Gli obblighi sull’antiriciclaggio

Gli obblighi cui sono tenuti i destinatari della normativa antiriciclaggio possono essere suddivisi in tre categorie:

1. adeguata verifica della clientela;

2. registrazione e conservazione;

3. segnalazione di operazioni sospette.

I destinatari degli obblighi sull’antiriciclaggio

I destinatari sono distinti in quattro categorie di soggetti:

1. gli intermediari finanziari e altri soggetti esercenti attività finanziaria (v. banche);

2. i professionisti;

3. i revisori contabili;

4. altri soggetti.

Gli intermediari finanziari

Ai fini della normativa antiriciclaggio, per intermediari finanziari si intendono: le banche; Poste italiane Spa; gli istituti di moneta elettronica; gli istituti di pagamento; le società di intermediazione mobiliare (Sim); le società di gestione del risparmio (Sgr); le società di investimento a capitale variabile (Sicav); le imprese di assicurazione che operano in Italia nei rami ad esempio assicurazioni sulla vita, di nuzialità e natalità, assicurazioni sanitarie; gli agenti di cambio; le società che svolgono il servizio di riscossione dei tributi; gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco generale; le società fiduciarie; le succursali insediate in Italia dei soggetti indicati alle lettere precedenti aventi sede legale in uno Stato estero.

Altri soggetti esercenti attività finanziaria si considerano i promotori finanziari iscritti nell’apposito albo; gli intermediari assicurativi; i mediatori creditizi; gli agenti in attività finanziaria.

Gli intermediari finanziari e gli altri soggetti esercenti attività finanziaria sono tenuti ad adempiere a tutti gli obblighi relativi alla normativa antiriciclaggio (adeguata verifica, registrazione e segnalazione di operazioni sospette).

I professionisti e gli avvocati

Per gli avvocati, nonostante l’obbligo di adeguata verifica e di registrazione non operi quasi mai, vige comunque sempre l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette. Tale obbligo non si applica per le informazioni ottenute dal cliente prima, durante o dopo il processo, nell’espletamento dell’attività difensiva.

Per gli avvocati e i notai, la legge [3] ha stabilito specifiche limitazioni.

I citati professionisti sono infatti assoggettati all’adempimento degli obblighi antiriciclaggio limitatamente ad una parte dell’attività esercitata: ossia quando, in nome o per conto dei propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti le seguenti attività:

– trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche;

gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni;

– apertura o gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli;

– organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società;

– costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi.

È evidente, quindi, che mentre per i notai, impegnati quotidianamente nelle attività sopra elencate, gli obblighi sono di fatto sempre presenti, per gli avvocati non opereranno quasi mai, salvo, per l’appunto, nello svolgimento delle attività anzidette che però, a ben vedere, sono rare nell’attività professionale quotidiana di un avvocato.

Le prestazioni di carattere giudiziale

Per gli avvocati, le prestazioni di carattere giudiziale sono escluse dal campo di applicazione degli obblighi di identificazione e registrazione antiriciclaggio (attività di patrocinio e di instaurazione di un giudizio).

È poi esclusa dalla normativa antiriciclaggio anche la mera consulenza che verta sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento giudiziario.

 

I commercialisti

Per quanto riguarda i commercialisti, i consulenti del lavoro e tutti gli altri professionisti che svolgono abitualmente attività di assistenza fiscale in materia di contabilità e tributi va ricordato che tra le prestazioni che sono escluse, vi è l’attività di redazione e/o trasmissione delle dichiarazioni che derivano da obblighi fiscali.

A tal proposito, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito che il riferimento alla mera attività di redazione e/o di trasmissione della dichiarazione dei redditi va inteso estensivamente, ricomprendendo tutte le dichiarazioni fiscali, quindi non solo quelle di tipo reddituale ma anche, ad esempio, denunce di successione, dichiarazione Iva separata e così via.

note

[1] Art. 648 bis cod. pen.

[2] Art. 648 ter cod. pen.

[3] D.lgs. n. 231/2007.

Autore immagine: 123rf.com


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