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Allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale

10 Settembre 2021 | Autore:
Allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale

Quando è possibile per l’autorità giudiziaria impedire ad una persona violenta di entrare o avvicinarsi al domicilio familiare.

Non sempre lasciare il tetto coniugale viola il vincolo di coabitazione imposto dal Codice civile al momento del matrimonio. Ci sono dei casi in cui si rende necessario l’allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale. Succede quando il marito o la moglie ha un atteggiamento violento verso l’altro e l’autorità giudiziaria dispone che è meglio per la vittima stare «alla larga» dal coniuge. Che cosa prevede la legge in proposito?

Dice che questa misura si è resa necessaria per contrastare il tristemente noto fenomeno della violenza di genere e del «susseguirsi di eventi di gravissima efferatezza in danno di donne e il conseguente allarme sociale che ne è derivato» [1]. In sostanza, l’allontanamento d’urgenza della casa coniugale nasce con l’obiettivo di tutelare le donne ed ogni vittima di violenza domestica. Significa, quindi, che il giudice può decidere in tal senso anche quando le vittime dei comportamenti violenti di uno o di entrambi i coniugi sono i figli.

Allontanamento d’urgenza: cosa dice la normativa

Il Codice di procedura penale dispone che, in caso di violenza domestica, gli ufficiali e gli agenti di Polizia giudiziaria, previa autorizzazione del pubblico ministero, possono disporre l’allontanamento urgente dalla casa coniugale della persona violenta [2]. A quest’ultima sarà vietato di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.

Il provvedimento – continua il Codice – scatta nei confronti di chi è colto in flagranza di comportamenti violenti nel caso in cui ci siano dei fondati motivi per ritenere che tali condotte possano ripetersi ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità psico-fisica della vittima. Si deve provvedere all’allontanamento immediatamente dopo il provvedimento del giudice. Ecco perché si parla di «allontanamento urgente».

Allontanamento d’urgenza: per quali delitti può essere deciso?

Da quanto appena esposto si può concludere che l’allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale può essere deciso in presenza di due presupposti:

  • la flagranza di reato;
  • fondati motivi per ritenere possibile la reiterazione della condotta violenta ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità psicofisica della persona offesa.

Il giudice può decidere l’allontanamento nel caso in cui nell’abitazione familiare venga commesso uno di questi delitti:

  • violazione degli obblighi di assistenza familiare;
  • abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
  • lesioni personali, limitatamente alle ipotesi procedibili d’ufficio o comunque aggravate;
  • riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù;
  • prostituzione minorile;
  • pornografia minorile;
  • detenzione di materiale pornografico;
  • tratta di persone;
  • acquisto e alienazione di schiavi;
  • violenza sessuale;
  • violenza sessuale aggravata;
  • atti sessuali con minore;
  • corruzione di minore;
  • violenza sessuale di gruppo;
  • minaccia in danno dei prossimi congiunti o del convivente.

Allontanamento d’urgenza: serve la querela?

Il citato articolo del Codice di procedura penale dice anche che il giudice può disporre l’allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale in seguito ad una querela di parte. E recita testualmente: «Della dichiarazione orale di querela si dà atto nel verbale delle operazioni di allontanamento». Che significa?

Intanto, affinché la condotta violenta venga perseguita e si arrivi al provvedimento di allontanamento, è necessario presentare la querela, anche con dichiarazione orale all’agente o all’ufficiale di Polizia giudiziaria presente nel luogo in cui è avvenuta la condotta illecita. In altre parole, basta che la vittima denunci verbalmente il fatto agli agenti che hanno colto in flagranza di reato la persona violenta per far partire la procedura che porterà all’allontanamento. E qui, però, si pone un problema. Come detto in precedenza, la normativa vincola l’allontanamento a due condizioni che devono coesistere: la flagranza ed il fondato motivo che la vittima sia in reale ed attuale pericolo per la possibilità della reiterazione della condotta violenta. Due condizioni che, in qualche modo, potrebbero essere in contrasto.

Infatti, non è detto che la persona violenta venga colta in flagranza ogni volta che si scaglia contro il coniuge o contro i figli. E non sorprenderla con le mani alzate non significa che non ci siano «fondati motivi» per ritenere che il comportamento si possa ripetere mettendo a rischio la vittima.

Per superare l’ostacolo, l’unica via di uscita è quella di denunciare gli episodi violenti il prima possibile in modo che le autorità possano intervenire sui delitti che presuppongono l’arresto dell’aggressore. Che poi sono gli stessi che determinano l’allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale.


note

[1] Dl n. 93/2013 del 14.08.2013.

[2] Art. 384-bis cod. proc. pen.


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2 Commenti

  1. Il mio ex marito tornava a casa dal lavoro, iniziava ad ubriarcarsi e poi mi maltrattava. Io chiudevo in stanza mio figlio per non farlo assistere a queste scene piene di odio visto che io ho improntato sempre il mio comportamento sul rispetto reciproco e sull’amore. Quindi, ho sopportato per un po’. Quando è arrivato a mettermi le mani addosso non ho più resistito ed allora l’ho denunciato e sono andata dalla mia famiglia con mio figlio

  2. Bisogna denunciare e non accettare certe situazioni. La vita è una soltanto e non si possono accettare le violenze altrui, sia per il rispetto verso sé stessi sia per i propri figli ed i familiari anziani che magari sono a conoscenza della situazione e non sanno come aiutarvi. Quindi, è bene denunciare! Troppe vittime si contano ancora e troppe donne restano in silenzio per paura di ritorsioni. Ma bisogna aver fiducia nella legge e combattere chi non ha a cuore il vostro benessere e la vostra felicità

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