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Lo sai che? Dimissioni premature, pensione non maturata: l’Inps non è sempre responsabile

Lo sai che? Pubblicato il 21 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 aprile 2014

Il dipendente che si dimette in anticipo dal lavoro perché crede di aver maturato la pensione non può chiedere il risarcimento all’Inps se l’errore risulta da una comunicazione, inviata dall’Ente di previdenza, priva di valore certificativo.

Il dipendente si dimette dal lavoro perché crede, sulla base della documentazione ricevuta dall’Inps, di aver finalmente maturato il diritto alla pensione. Poi, però, scopre che i conteggi non erano corretti e rimane, così, senza salario e senza pensione. Di chi è la responsabilità?

La responsabilità di errate comunicazioni dovrebbe, in teoria, ricadere sull’Inps: e così, del resto, si è pronunciata la Cassazione un mese fa (leggi l’articolo “Inps tenuto al risarcimento danni se comunica informazioni sbagliate”). Tuttavia, la stessa Corte è ritornata, con una più recente sentenza [1], sulla medesima questione per precisare un aspetto assai importante che limita, non di poco, la possibilità di chiedere il risarcimento all’Inps.

Quando infatti l’errore dell’Inps risulta presente solo su comunicazioni aventi natura di “estratto conto” a titolo puramente informativo, quindi senza valore certificativo, allora l’ex lavoratore non può che prendersela con sé stesso.

Capita, infatti, che l’Ente previdenziale invii comunicazioni periodiche, prive di alcun valore ufficiale, per giunta con l’esplicito avvertimento della mancanza di valore certificativo e con l’invito a verificare il raggiungimento dei requisiti della pensione.

In tali casi, non si può attribuire alcuna responsabilità all’Inps per il caso di conteggi non precisi, perché il dipendente è comunque tenuto a un comportamento prudente, ossia a evitare il danno, chiedendo, prima delle dimissioni dal posto di lavoro, una di certificazione ufficiale all’Istituto.
Un adempimento semplice e che non costa nulla, ma che evita brutte sorprese.

Per capire se le certificazioni inviate dall’Inps abbiano valore certificativo o meno basta leggerle attentamente: in esse è riportata la natura e la valenza che tali comunicazioni rivestono. Difatti, negli “estratti” inviati ai contribuenti viene di norma evidenziato, con una lunga striscia di colore blu, un elenco di avvertenze, tra cui quella così formulata: “…se ha bisogno di verificare il raggiungimento dei requisiti per la pensione deve rivolgersi agli uffici dell’Inps o ad un ente di patronato…”. Spesso è anche presente la segnalazione che “questo estratto non ha valore certificativo”.

Dunque, nel caso di dimissioni frettolose, senza aver maturato i requisiti per incassare la pensione, il dipendente è tenuto a un minimo di diligenza e prudenza. Pena, in difetto, l’impossibilità di chiedere il risarcimento del danno all’Inps.

Consigliamo, quindi, prima di dare le dimissioni, di rivolgersi direttamente agli uffici dell’Istituto per verificare il raggiungimento dei requisiti pensionistici e chiedere, comunque, una certificazione ufficiale.
Ciò servirà per trasferire il peso di eventuali errori sull’Istituto nazionale di previdenza sociale.

note

[1] Cass. sent. n. 8972/14 del 17.04.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. Sono un ex esattoriale andato in prepensionamento con “assegno straordinario per il sostegno del reddito” cat. VOESO .
    Sconoscevo la procedura che non permette ,appartenendo a questa categoria ,di accedere ai normali prestiti per pensionati(trattenuta del quinto).
    Si verifica dunque per assurdo (secondo me) che un pensionato che percepisce meno della metta’ di quello che prendo io ,può, io (VOESO ) NO!!!
    Poiché mi si dice che uno dei motivi del “non si può’ ” e’ che le società eroganti non sono garantiti da questo tipo di pensione,mi chiedo :
    -L’assegno straordinario per il sostegno del reddito e’ aggredibile da eventuali decreti ingiuntivi o similari?

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