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Nascondere al proprio partner di essere una escort è reato?

6 Giugno 2021
Nascondere al proprio partner di essere una escort è reato?

Se scopri, solo dopo aver fatto sesso con una ragazza, che è una prostituta o una camgirl la puoi denunciare?

Il sex work è diventato una realtà diffusa. Ma se un tempo i volti delle prostitute erano noti perché esposti, insieme ai corpi, lungo i viali degli incontri, oggi le loro identità si nascondono dietro nickname e mascherine sugli occhi, tra le varie offerte sui siti specializzati. Questo consente loro di evitare il pregiudizio sociale conducendo, per la restante parte della giornata, una vita ordinaria.

Grazie all’anonimato che da sempre il web assicura – non solo in questo ambito – giovani lavoratrici e studentesse arrotondano lo stipendio elargendo le più svariate prestazioni che ogni giorno sorgono intorno al settore del sesso. Chi potrebbe mai scoprirle se non i loro stessi clienti?

Potrebbe però succedere che la scoperta avvenga a “rapporto” ormai consumato. Di qui il dubbio legale: nascondere al proprio partner di essere una escort è reato? Se mai un giorno, dopo esserti innamorato di una donna, dovessi scoprire che fa la prostituta potresti denunciarla? Fare sesso con un uomo e nascondere la propria attività di sex worker è legale?

Vediamo cosa dice la legge in proposito.

La prostituzione è reato?

Partiamo da un fatto incontrovertibile: in Italia, la prostituzione non è illegale. Non è reato fare la escort, la sex worker o la camgirl.

La legge prevede però che i contratti fatti da chi vende il proprio corpo – e quindi consuma rapporti sessuali in cambio di denaro – sono nulli perché contrari al buon costume. Le conseguenze di ciò sono pertanto limitate al solo ambito civilistico e non penale. Da un lato chi non paga la prostituta non può subire una condanna giudiziale. Dall’altro, la prostituta che, dopo aver ricevuto i soldi, si rende inadempiente non può essere citata dinanzi al giudice.

Nascondere di essere una escort è reato?

La nostra legge – e, in particolare, l’articolo 494 del Codice penale – punisce chiunque si attribuisce un nome falso o una qualità o uno stato che non ha. Tale comportamento costituisce reato, quello di sostituzione di persona, ed è punito con la reclusione fino a un anno.

Si tratta di un reato minore, per il quale il colpevole potrebbe chiedere l’assoluzione per «particolare tenuità del fatto», una causa di giustificazione concessa a chi compie una condotta penalmente rilevante (punita con non oltre 5 anni di carcere o con la pena pecuniaria) ma le cui conseguenze non sono particolarmente gravi.

Affinché si arrivi a una condanna per sostituzione di persona è comunque necessaria una condotta attiva, volta a far credere alla vittima qualcosa che non esiste, a farla cioè cadere in errore.

Di qui possiamo finalmente scoprire se nascondere al proprio partner di essere una escort è reato o meno. Tutte le volte in cui la vittima non pone alcuna domanda alla donna, non le chiede cioè che attività svolga, e questa eviti di parlare del proprio lavoro, non ci può essere alcun reato. Manca infatti l’elemento materiale che il Codice penale richiede: l’attività di sostituzione, la simulazione.

Viceversa, il reato di sostituzione di persona scatta tutte le volte in cui al posto della reticenza c’è la menzogna: non una condotta passiva ma attiva. Quindi, la prostituta che dichiara di svolgere un altro lavoro, che fa credere di guadagnarsi i soldi in altro modo, nascondendo la propria vera attività, allora commette reato.

Inoltre, il reato di sostituzione di persona scatta solo se il colpevole agisce in malafede, cioè con la precisa e consapevole intenzione di spacciarsi per un’altra persona: se la sostituzione dovesse essere frutto di un equivoco, non ci sarebbero gli estremi del delitto. Pertanto, se la donna è generica nel descrivere il proprio lavoro, senza entrare nel particolare, non commette reato.

Vero è che il reato di sostituzione di persona presuppone uno specifico fine del reo: quello di procurarsi un vantaggio o arrecare un danno alla vittima. Secondo una concezione molto ampia fornita dalla Cassazione, il vantaggio non deve essere per forza economico, ben potendo trattarsi del semplice rapporto sessuale: un vantaggio quindi materialistico e limitato all’aspetto carnale. Ma potrebbe anche essere il caso della prostituta che inizi una relazione sentimentale stabile che magari la possa “togliere dalla strada”.

Naturalmente, una prova di questo tipo sarà assai difficile da raggiungere in tribunale. Quindi, a fronte di un’astratta punibilità per la condotta in commento, dal punto di vista pratico, il processo potrebbe celare più di una insidia.



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