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Quale prova per l’estratto conto corrente nelle contestazioni con la banca

30 Luglio 2014
Quale prova per l’estratto conto corrente nelle contestazioni con la banca

Decreto ingiuntivo e opposizione: onere della prova in caso di contestazione della documentazione presentata dall’istituto di credito per chiedere l’ingiunzione di pagamento nei confronti del cliente moroso.

In generale, quando il debitore propone una opposizione a decreto ingiuntivo per contestare un credito, sia il creditore che il debitore medesimo hanno obblighi probatori diversi tra loro. In particolare, la parte opposta, cioè il creditore, deve provare l’esistenza del proprio credito; al contrario, la parte opponente, ossia il debitore, deve contestare la validità (ossia la valenza probatoria) dei documenti utilizzati dal creditore per ottenere il decreto ingiuntivo.

Ebbene, qualora la parte creditrice sia una banca, essa per assolvere al proprio onere della prova, deve depositare in tribunale i contratti di conto corrente, apertura di credito ed estratto conto contenente le operazioni effettuate, gli addebiti, gli accrediti ed i tassi di interesse applicati.

Dall’altro lato, la parte debitrice deve provare l’eventuale erroneità di singole annotazioni contabili riportate negli estratti conto. Non può, quindi, limitarsi a una contestazione generica del valore probatorio della documentazione esibita, così come non costituisce valida eccezione l’asserzione di pagamenti eseguiti e non contabilizzati di cui non si fornisca prova documentale [1].

Quanto all’estratto conto che la banca è tenuta a comunicare al proprio cliente, con l’indicazione delle partite di dare e avere intervenute tra le parti, esso può essere contestato dal correntista entro 60 giorni dalla comunicazione (leggi l’articolo: “Come contestare l’estratto conto bancario”). Una volta trascorso tale periodo di tempo dalla sua comunicazione, senza che il correntista lo abbia contestato o impugnato, l’estratto conto costituisce prova del credito della banca: esso, infatti, risulta incontestabile almeno per quanto riguarda le annotazioni contabili degli addebiti e degli accrediti.

Pertanto, con l’estratto conto, munito della “certificazione di conformità alle scritture contabili” rilasciata da uno dei dirigenti della banca interessata [2], l’istituto di credito può ottenere il decreto ingiuntivo [3].

Non solo. L’estratto conto corredato di tale certificazione, e dunque ricognitivo delle partite di dare e avere intervenute tra le parti, una volta trascorso il periodo di tempo dalla sua comunicazione al correntista senza essere oggetto di contestazione o impugnazione, costituisce prova del credito anche nel successivo giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, in quanto rivestito della connotazione di incontestabilità, ma solo per quanto riguarda le annotazioni contabili degli accrediti e degli addebiti.

Ciò non impedisce al correntista di contestare, con l’opposizione al decreto ingiuntivo, la validità e l’efficacia dei rapporti obbligatori dai quali derivano le partite annotate sul conto. In altre parole, il cliente potrà sempre eccepire, per esempio, un interesse anatocistico o un tasso usurario, ma non potrà contestare la mancata annotazione di un versamento o l’inesatto importo di un prelievo.

In definitiva, l’estratto conto è idoneo a provare l’esistenza e l’ammontare del credito bancario anche nei giudizi contro la banca, benché il correntista può eccepire l’invalidità del rapporto in sé con l’istituto di credito [4].

Resta fermo, in ogni caso, che, nell’ipotesi in cui il documento prodotto dalla banca sia privo di ogni preciso riferimento alle partite di dare e avere che conducono all’individuazione del saldo, esso non può avere alcun valore di prova. In tal caso, il correntista potrà limitarsi a una sua generica contestazione [5].

In ultimo, come chiarito dalla Cassazione [6], l’estratto di saldo conto ha efficacia probatoria fino a prova contraria anche nei confronti del fideiussore del correntista non soltanto per la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche nel giudizio di opposizione allo stesso e in ogni altro procedimento di cognizione.


note

[1] Trib. Foggia, sent. n. 548 del 5.04.2013.

[2] Art. 50 del Dlgs n. 385 del 1993.

[3] Con deroga ai principi generali in materia di prove, in primis quella secondo cui la dichiarazione resa o il documento redatto da una delle parti in lite è invocabile a suo danno, non già in suo favore.

[4] Trib. Bologna, sent. n. 812 del 18.03.2013.

[5] Trib. Bologna, sent. n. 868 del 21.03.2013.

[6] Cass. sent. n. 18650 del 5.12.2003.

Autore immagine: 123rf.com


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