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Reddito di cittadinanza e condanna penale

12 Settembre 2021 | Autore:
Reddito di cittadinanza e condanna penale

Quali reati impediscono a chi li ha commessi di percepire il reddito di cittadinanza?

Ci scrive un nostro lettore per chiedere chiarimenti in merito al diritto a reddito di cittadinanza e condanna penale. In particolare, ci domanda se chi è stato condannato per un reato tributario ha comunque la possibilità di richiedere il sussidio, oppure se deve attendere che siano passati 10 anni dalla condanna.

A questo proposito, è bene sapere che la legge [1] nega il diritto al reddito e alla pensione di cittadinanza ai cittadini condannati, oppure sottoposti a una misura cautelare o personale, per determinati reati, giudicati particolarmente gravi.

Tra questi reati figurano l’attentato per finalità terroristiche, l’associazione di tipo mafioso e la strage. Figurano però anche altri comportamenti che all’apparenza non sembrerebbero così gravi, dato il grande numero di “furbetti” che ogni giorno vivacizza le cronache del nostro Paese.

Parliamo delle ipotesi in cui il beneficiario del reddito di cittadinanza consegue il sussidio utilizzando dichiarazioni o documenti falsi, oppure non indicando informazioni dovute, o non inviando le comunicazioni di variazione- rilevanti ai fini del diritto al sussidio- nei termini. Ordinaria amministrazione alla quale abbiamo fatto il callo?Assolutamente no, la legge istitutiva del reddito di cittadinanza non tollera questi comportamenti: il sussidio deve essere erogato soltanto a chi ne ha davvero necessità e non è concepibile che i bisognosi si vedano privati di un sacrosanto diritto per colpa di chi imbroglia.

Detto questo, chi è stato condannato per un reato di natura tributaria viene privato del reddito di cittadinanza, a causa delle gravi violazioni commesse nei confronti dello Stato, oppure è “salvo”? Per rispondere alla domanda, osserviamo quali sono i reati a causa dei quali reddito e pensione di cittadinanza sono negati.

Quali reati negano il diritto al reddito di cittadinanza?

La legge non consente di percepire il reddito di cittadinanza se l’interessato ha subito una condanna in via definitiva o una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per uno dei seguenti reati:

  • utilizzo di dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, oppure omissione di informazioni dovute, per ottenere il reddito di cittadinanza;
  • omessa comunicazione entro i termini delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del reddito di cittadinanza;
  • promozione, costituzione, organizzazione, partecipazione o direzione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico;
  • attentato per finalità terroristiche o di eversione;
  • sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione;
  • associazione di tipo mafioso;
  • scambio elettorale politico- mafioso;
  • strage;
  • truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: si tratta delle ipotesi in cui una truffa è attuata per conseguire contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altri emolumenti dello stesso tipo, comunque denominati, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o dell’Unione europea.

La legge preclude il reddito di cittadinanza anche a chi commette un delitto avvalendosi di un’associazione di tipo mafioso, oppure per agevolare le attività delle associazioni mafiose.

In tutti questi casi, il condannato subisce l’immediata revoca del reddito di cittadinanza, con efficacia retroattiva: il beneficiario è dunque tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito.

La revoca è disposta dall’Inps, che dispone anche la disattivazione della carta Rdc.

Il beneficio non può essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna.

Decadenza dal reddito di cittadinanza

È importante tener presente che, anche se non si è condannati per alcun reato, è comunque possibile decadere dal reddito di cittadinanza, se uno dei componenti del nucleo familiare:

  • non sottoscrive il patto per il lavoro o il patto per l’inclusione sociale, ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero;
  • non attiva, avendone diritto, il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione;
  • non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione, o ad altre iniziative di politica attiva o di attivazione;
  • non lavora gratuitamente nei progetti comunali, se istituiti;
  • rifiuta un’offerta di lavoro congrua, dopo averne già rifiutate due;
  • rifiuta un’offerta congrua dopo 18 mesi di fruizione del beneficio;
  • non effettua le comunicazioni obbligatorie, o effettua comunicazioni false, producendo un beneficio economico del reddito di cittadinanza maggiore;
  • non presenta una dichiarazione Isee aggiornata, in caso di variazione del nucleo familiare;
  • rende una dichiarazione falsa (anche nella dichiarazione Isee).

Per approfondire, leggi: Guida al reddito di cittadinanza.

Un mio familiare è detenuto: ho diritto al reddito di cittadinanza?

Nel caso in cui il nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza abbia tra i suoi componenti persone che si trovano in stato detentivo, il parametro della scala di equivalenza non ne tiene conto.

Il nucleo familiare è composto da Guido, Anna e Maria, tutti maggiorenni. La scala di equivalenza è 1,8 (1 per il richiedente e 0,4 per ogni componente maggiorenne). Essendo tutti senza reddito, ma con casa di proprietà, il reddito di cittadinanza mensile ammonta a 900 euro (500 x 1,8). Anna viene arrestata e si trova in stato detentivo. Il parametro della scala di equivalenza scende a 1,4 e l’importo del sussidio mensile a 700 euro (500 x 1,4).


note

[1] Art. 3 Co. 13 DL 4/2019.

Autore immagine: pixabay.com


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