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Coniugi con residenze diverse: si paga l’Imu?

19 Giugno 2021
Coniugi con residenze diverse: si paga l’Imu?

L’amministrazione chiede spiegazioni, ai fini Imu, sul fatto che io e mio marito abbiamo residenze diverse in due immobili situati nello stesso Comune. Cosa fare?

La lettera che il Comune le ha recapitato (ai fini del controllo Imu), basata sul fatto che lei ha una residenza anagrafica diversa rispetto a quella di suo marito, presenta diversi elementi contestabili.

Innanzitutto:

  • ai fini anagrafici e ai fini del rispetto dei doveri familiari (articoli 143 e seguenti del Codice civile) è perfettamente lecito che i coniugi possano risiedere anagraficamente in due distinte abitazioni: il dovere di coabitazione, infatti, coesiste con il dovere di collaborazione e contribuzione alla vita familiare e questo vuol dire che se è necessario, per conservare l’integrità familiare, due coniugi (per motivi di lavoro, ad esempio) possono tranquillamente risiedere in due luoghi diversi, né l’ufficiale dello stato civile o il funzionario dell’anagrafe o altro impiegato comunale ha il diritto di sindacare le libere scelte di due coniugi, né il fatto di vivere in due residenze differenti significa necessariamente rottura del rapporto coniugale, anzi, talora significa l’esatto opposto (cioè cercare di salvare l’unità familiare contribuendo meglio, in senso anche economico, alla vita familiare);
  • ai fini fiscali, i provvedimenti citati dal Comune (la sentenza n. 20.130 del 2020 della Corte di Cassazione e l’ordinanza n. 28.534 del 2020, sempre della Corte di Cassazione) si riferiscono a casi diversi rispetto al suo: infatti, entrambi i provvedimenti citati dal Comune fanno riferimento al caso di coniugi con residenze distinte ma ubicate in comuni diversi; nel suo caso, invece, lei e suo marito avete due distinte residenze, ma nel territorio dello stesso Comune per cui la sentenza e l’ordinanza citate dal Comune non possono applicarsi al suo caso;
  • sempre ai fini fiscali, il Comune, oltre a citare sentenze ed ordinanze della Corte di Cassazione che non possono trovare applicazione al suo caso, omette di citare una parte fondamentale dell’articolo 1, comma 741, della legge n. 160 del 2019. Il Comune, infatti, dimentica che la seconda parte dell’articolo 1, comma 741, lettera b), della legge n. 160 del 2019 stabilisce che: «Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile». Questa parte della legge n. 160 del 2019 (rimasta inalterata fin dal 2011 quando era incorporata nell’articolo 13, comma 2, del decreto legge n. 201/2011) è stata poi recepita nel regolamento comunale che lei ha allegato.

In conclusione, tutto ciò può formare oggetto di risposta al Comune, in particolare evidenziando che non è assolutamente necessario che due coniugi residenti in due immobili diversi ubicati nello stesso comune siano legalmente separati per poter fruire dell’esenzione Imu per l’abitazione principale (sarà il contribuente ad indicare per quale degli immobili vorrà fruire dell’esenzione per abitazione principale).

La legge e il regolamento del Comune chiaramente stabiliscono che se due coniugi (anche se non separati) risiedono in due immobili diversi nello stesso Comune (eventualità, quella di coniugi che risiedono non nello stesso immobile, pacificamente ammessa anche dalle norme in materia di famiglia e dalla giurisprudenza), avranno diritto all’esenzione Imu per abitazione principale per uno dei due immobili.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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