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Chi deve firmare il consenso informato?

12 Settembre 2021 | Autore:
Chi deve firmare il consenso informato?

Il diritto del paziente ad accettare o rifiutare un intervento o un trattamento sanitario. Come si deve svolgere la procedura? Si può revocare l’autorizzazione?

Nessun medico può eseguire un intervento, un esame o una terapia senza aver ricevuto il consenso informato, cioè senza che il paziente sia consapevole di quello a cui va incontro. Lo stabilisce la legge, che si basa su quanto stabilito dalla Costituzione italiana nei passaggi in cui sancisce l’inviolabilità della libertà personale [1] e vieta che qualcuno possa essere obbligato a determinati trattamenti sanitari se non per disposizione di legge [2].

Chi deve firmare il consenso informato? Che lo debba fare il paziente stesso è abbastanza evidente ma che succede se il paziente è minorenne, è inabilitato, ha una malattia che non gli consente di capire quello che gli si sta spiegando? Come si deve comportare un medico che deve intervenire d’urgenza e non ha né il tempo né il modo di raccogliere il consenso informato? Vediamo.

Consenso informato: che cos’è?

Il consenso informato è lo strumento con cui un paziente autorizza o meno in modo libero e autonomo ad iniziare o a proseguire un intervento o un trattamento sanitario dopo che gli sono state presentate una serie di specifiche informazioni, rese a lui comprensibili da parte del medico o dell’equipe medica [3].

Il personale sanitario, dunque, è tenuto all’acquisizione del consenso informato dal paziente. Affinché sia legalmente valido, il consenso deve essere:

  • personale, cioè espresso direttamente dal paziente interessato, tranne nei casi – come vedremo più tardi – di incapacità, che riguardano i minori o le persone con una malattia mentale;
  • libero, vale a dire non condizionato da pressioni esercitate da altre persone;
  • esplicito, e quindi manifestato in modo chiaro ed inequivocabile;
  • consapevole, frutto di una riflessione fatta dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie;
  • specifico, perché deve riguardare delle singole procedure. Non è valido, dunque, un consenso troppo generico in caso di trattamenti complessi. Solo in qualche caso eccezionale ci può essere un consenso allargato (vedi sotto);
  • attuale;
  • revocabile in qualsiasi momento.

Consenso informato: quando non è obbligatorio?

Come detto all’inizio, nessun medico può intervenire su un paziente se quest’ultimo (o la persona autorizzata, in caso di incapacità) non ha espresso il consenso informato.

Tuttavia, ci sono dei casi in cui non è obbligatorio questo passaggio. Succede quando:

  • il paziente ha espresso esplicitamente la volontà di non essere informato sugli interventi sanitari che lo riguardano;
  • c’è una situazione di emergenza che richiede l’intervento immediato per salvare la vita del paziente. In questo caso, si parla di «consenso presunto» (si pensi a chi viene portato in ospedale dopo aver fatto un incidente stradale e rischia la vita);
  • il paziente si sottopone ad un esame di routine che comporta il «consenso implicito» (si pensi a chi va a fare un prelievo del sangue in ambulatorio);
  • le indagini precedenti ad un intervento non consentono di stabilire come e con quali conseguenze dovrà essere effettuata l’operazione. È quello che viene chiamato «consenso allargato»;
  • deve essere effettuato un Tso, cioè un trattamento sanitario obbligatorio.

Consenso informato: quali informazioni devono essere date?

Come detto, il consenso informato ha lo scopo di mettere il paziente nelle condizioni di decidere se autorizzare o meno un intervento o un trattamento sanitario. Ciò deve avvenire attraverso un’informazione chiara, comprensibile e soprattutto completa: niente termini tecnici da addetti ai lavori, dunque, ma anche niente omissioni di informazioni essenziali «per non spaventare il paziente»: in questo modo, si potrebbe condizionare la sua decisione.

Pertanto, ed al fine di ottenere il consenso informato, è necessario parlare al paziente di:

  • diagnosi;
  • prognosi;
  • benefici e rischi di quello che sta per fare (se lo autorizza);
  • benefici e rischi delle possibili alternative, se esistono, al trattamento o all’intervento per il quale si sta chiedendo il consenso;
  • le conseguenze di un eventuale rifiuto dell’intervento o della terapia.

Consenso informato: chi lo firma?

Per legge, il consenso informato medico deve essere firmato sempre e soltanto dal paziente interessato. Devono essere tenuti in considerazione anche i desideri precedentemente espressi da chi, al momento dell’intervento o dell’avvio del trattamento, non è in grado di esprimere la sua volontà. Ci sono, come accennato, delle eccezioni. Una di queste riguarda la persona minorenne. Ha il diritto, secondo la legge, alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà.

Tuttavia, il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato da chi esercita la responsabilità genitoriale o dal tutore, tenendo conto della volontà del ragazzo in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore nel pieno rispetto della sua dignità.

Lo stesso vale per il consenso informato della persona interdetta perché in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi: viene espresso o rifiutato dal tutore, sentito l’interdetto se e dove possibile, avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita della persona nel pieno rispetto della sua dignità.

Diverso il caso del consenso informato della persona inabilitata: deve essere espresso o rifiutato dal paziente stesso, a meno che sia stato nominato un amministratore di sostegno la cui nomina preveda l’assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario. In questo caso, il consenso può essere firmato anche dall’amministratore di sostegno ovvero solo da quest’ultimo, tenendo conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere.

Il medico, però, può rivolgersi ad un giudice tutelare affinché decida sull’opportunità di eseguire terapie o interventi quando il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il dottore ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie.

Consenso informato: cosa deve contenere il modulo?

Oltre alle spiegazioni che il medico deve dare al paziente affinché possa decidere (solo dopo) se esprimere o rifiutare il consenso informato, affinché esso sia valido, il modulo deve essere debitamente compilato e riportare chiaramente il tipo di intervento o di trattamento da eseguire, la data e l’ora della firma del paziente e la firma del medico che ha fornito l’informazione.

Se il consenso non è stato raccolto, risulta come non dato. L’autorizzazione può essere revocata in qualsiasi momento dal paziente o da chi ha firmato il modulo. Se il consenso viene modificato, sarà necessario un nuovo colloquio informativo che garantisca la persistenza del consenso. Significa che il paziente ha il diritto di avere sempre dei chiarimenti e delle informazioni sul trattamento che sta ricevendo.

Va ricordato, infine, che è sconsigliato firmare dei moduli da cui risulti evidente l’intenzione di scaricare la responsabilità del personale sanitario e della struttura: loro devono sempre rispondere di eventuali errori o di procurate infezioni durante l’intervento o il trattamento.


note

[1] Art. 13 Costituzione.

[2] Art. 32 Costituzione.

[3] Legge n. 219/2017.


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