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Matrimonio all’estero: che valore ha?

6 Giugno 2021
Matrimonio all’estero: che valore ha?

Due cittadini italiani o un cittadino italiano e uno straniero possono sposarsi all’estero? Quali condizioni bisogna rispettare e quali sono gli effetti?

Che succede se due italiani decidono di sposarsi all’estero? E se si tratta invece di un cittadino italiano e di uno straniero? Il problema potrebbe essere identico nel caso dell’unione civile, quella cioè tra due persone dello stesso sesso. A stabilire che valore ha il matrimonio all’estero è il nostro stesso Codice civile che, all’articolo 115 stabilisce quanto segue: «Il cittadino è soggetto alle disposizioni contenute nella sezione prima di questo capo [si tratta delle norme che prescrivono le condizioni necessarie per contrarre matrimonio] anche quando contrae matrimonio in paese straniero secondo le forme ivi stabilite». 

Da questa norma si evincono due importanti conseguenze.

La prima: se due italiani, o un italiano e uno straniero, decidono di sposarsi all’estero devono innanzitutto rispettare le regole dello Stato in cui si trovano. Ciò vale, ad esempio, con riferimento alle condizioni per contrarre le nozze, alla procedura, ai tempi e così via.

La seconda conseguenza riguarda la validità del matrimonio: il matrimonio contratto all’estero da cittadini italiani o da cittadini italiani e cittadini stranieri ha, sul territorio italiano, la stessa efficacia di quello contratto in Italia e, come tale, produce i medesimi effetti. 

In buona sostanza, i coniugi hanno uguali diritti e doveri di coloro che si sposano in Italia. Ciò vuol dire che tra loro vige il reciproco obbligo di fedeltà, assistenza, contribuzione, convivenza. E, nello stesso tempo, gli sposi possono vantare i medesimi diritti e doveri nei confronti dello Stato e dei loro stessi figli.  

Insomma, per la legge italiana, il matrimonio all’estero tra cittadini italiani o tra italiano e straniero secondo le forme stabilite in una data nazione è comunque soggetto alle disposizioni che regolano il matrimonio civile presenti nel Codice civile italiano. 

In particolare, sarà necessario eseguire le pubblicazioni prescritte dalla normativa italiana. Ricordiamo che le pubblicazioni vanno fatte nel luogo in cui il nubendo ha la propria residenza. Pertanto, se la residenza di uno dei coniugi non è in Italia in quel momento, le pubblicazioni devono essere fatte nel luogo dell’ultimo domicilio italiano (in ogni caso, è bene sapere che le pubblicazioni non sono vincolanti ai fini della validità del matrimonio). 

Il matrimonio contratto all’estero è immediatamente efficace in Italia senza che sia necessario procedere a trascrizione (prevista, invece, per il matrimonio concordatario, quello cioè celebrato in chiesa che ha poi valore anche civile). Ciò però solo a condizione che: 

  • sia stato celebrato nel rispetto della legge dello Stato estero; 
  • risulti valido e produttivo di effetti civili rispetto a tale legge; 
  • siano stati rispettati i requisiti di capacità (età minima e sanità mentale) e di libertà di stato imposti dalla legge italiana. 

Che succede invece se un cittadino straniero vuol sposarsi in Italia con un italiano o con un altro cittadino straniero? Lo può fare ma deve rispettare due condizioni. Innanzitutto, non devono esserci impedimenti in base alla legge del suo Stato. È necessario così presentare all’ufficiale di stato civile una dichiarazione emessa dall’autorità competente del proprio Paese, attestante che, secondo le leggi del proprio Stato di origine, nessun impedimento osta alla celebrazione del matrimonio. 

Non devono poi esserci impedimenti da parte della legge italiana. In particolare, valgono i divieti di contrarre matrimonio stabiliti nel caso di: 

  • appartenenza allo stesso sesso; 
  • minore età; 
  • infermità di mente; 
  • mancanza di libertà di stato derivante dal precedente matrimonio valido; 
  • legame di parentela con il futuro coniuge. 

Nel caso in cui lo straniero abbia domicilio o residenza in Italia dovrà provvedere a eseguire le pubblicazioni precedenti il matrimonio secondo le disposizioni della legge italiana.



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