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Animali domestici: quali sono vietati in Italia?

12 Settembre 2021 | Autore:
Animali domestici: quali sono vietati in Italia?

Le specie non ammesse perché potenzialmente pericolose o perché protette. Cosa rischia chi tiene in casa un serpente a sonagli o un gufo reale.

«Tesoro, porto fuori il rinoceronte a fare i bisognini e torno». Ti immagini? «Dumbo, vai a cuccia!», «Amore, ti sei ricordato di prendere al supermercato i croccantini alla carogna per le iene?», e così via. Suona strano, certo, perché siamo abituati ad avere cani e gatti per casa, al massimo qualche coniglio nano, uccellini e pesciolini, una tartaruga, anche un’iguana. Nessuno andrebbe al pet-shop a comprare un elefante o un cobra. Anche se in fatto di animali da compagnia ci sono dei gusti piuttosto particolari. Non tutti, però, possono essere soddisfatti perché certe specie non sono ammesse come animali domestici. Quali sono vietati in Italia?

Bisogna partire dal concetto di «animale da compagnia» o «animale domestico». La scimmietta rientra, lo scimpanzé e l’orango no. Un serpente non pericoloso per l’uomo sì, un cobra o una vipera no. Un cane di razza sì, un lupo no (tra le altre cose, perché appartiene ad una specie protetta, come ti abbiamo spiegato nell’articolo “È legale avere un lupo?“). Che cosa si intende, allora, per animale domestico? E quali sono gli animali vietati in Italia?

Cosa si intende per animale domestico?

Provando a dare una definizione di animale domestico o di affezione, si può dire che si tratta di un animale in grado di convivere in compagnia dell’uomo. Si tratta, in effetti, di una definizione un po’ generica ma, in realtà, diventa molto soggettivo il dire che la stessa specie animale è in grado di convivere con qualsiasi persona, e viceversa.

Prendendo la legge in mano, un decreto del 2003 definisce l’animale di compagnia quello «tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall’uomo per affezione senza fini produttivi o alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet-therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità» [1].

Poi, ci sono quelli che si aggiungono agli animali da compagnia e che, come loro, vengono considerati animali domestici. Si tratta degli animali che vengono tenuti per fini produttivi, come galline, conigli, polli, piccioni, mucche, tacchini. Si parla ovviamente di chi li tiene nel pollaio o nella stalla privata, non a livello industriale, ma li alleva per consumo personale, per avere le uova fresche, il latte appena munto, per farci il formaggio o il burro, ecc. L’importante è che tutto ciò sia per il consumo personale e non da mettere in commercio.

Più nello specifico, il Regolamento europeo in materia [2] riconosce come animali da compagnia:

  • cani;
  • gatti;
  • furetti;
  • invertebrati (escluse le api ed i crostacei);
  • pesci tropicali decorativi;
  • anfibi e rettili;
  • uccelli (esclusi i volatili previsti dalle direttive europee);
  • roditori e conigli domestici.

Se ne deduce, per esclusione, che gli animali selvatici non sono considerati animali da compagnia.

Animali domestici vietati in Italia perché pericolosi

La buona notizia per chi ama gli animali domestici e non vuole tenere in casa il solito pesciolino rosso o un normale bassotto (senza nulla togliere a questi simpatici amici) riguarda proprio i cani. Oggi, non esistono più specie di cani che vengono ritenute pericolose a priori. Adesso, si chiamano «cani impegnativi» e viene chiesto ai proprietari o a chi li prende temporaneamente in affido (ad esempio, i dog sitter) di adottare delle particolari cautele. Insomma, il cane, come qualsiasi animale, è bravo e buono ma può avere i suoi «cinque minuti» in cui può rivelarsi pericoloso per l’uomo. Padrone compreso.

Visto che si è diffusa la moda di importare degli animali esotici o di trasformare una belva in animale domestico, la legge [3] ha messo dei limiti circa gli animali che si possono tenere in casa e quelli che sono vietati in Italia. Tra questi ultimi, ci sono mammiferi e rettili selvatici o provenienti da un contesto ambientale e comportamentale in contrasto con la salute e l’incolumità pubblica. Si parla, quindi, di quelli che possono trasmettere delle malattie o che sono potenzialmente pericolosi (una tigre, un topo, una pantera, un coccodrillo).

Ecco un elenco esemplificativo degli animali che non possono essere tenuti in casa, in cortile o in giardino:

  • leoni;
  • cinghiali;
  • elefanti;
  • tigri;
  • pantere;
  • iene;
  • rinoceronti;
  • ippopotami;
  • orsi;
  • oranghi;
  • scimpanzé;
  • gorilla;
  • ghiottoni;
  • tassi;
  • lontre;
  • cervi;
  • daini;
  • varani;
  • lemuri;
  • tartaruga azzannatrice;
  • coccodrilli o alligatori;
  • varani;
  • pitoni reticolati;
  • anaconda;
  • cobra;
  • mamba;
  • serpenti corallo;
  • vipere;
  • serpenti a sonagli;
  • aracnidi pericolosi per l’uomo;
  • riccio europeo;
  • aquile e falchi.

Animali domestici vietati perché protetti

Ci sono, poi, degli animali che non possono essere adottati perché appartengono a delle specie protette. Le normative di riferimento sono la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (nota come Cites e applicata in Italia nel 1980) ed un apposito Regolamento europeo in vigore dal 2017 [4].

Le specie protette (ne esistono più di 36mila) sono suddivise da queste normative in tre categorie:

  • le specie minacciate dall’estinzione il cui commercio è assolutamente vietato;
  • le specie commerciabili a determinate condizioni per evitare sfruttamenti incompatibili con la loro sopravvivenza (occorre un documento d’importazione);
  • le specie protette dai singoli Stati.

Se ne possono citare un’infinità, dall’orso bruno al falco pescatore, dall’oca selvatica al cigno reale, dall’airone bianco maggiore alla cicogna bianca, dal gufo comune alla civetta.

Animali domestici vietati: cosa si rischia?

Chi viola il divieto di tenere come animali domestici quelli vietati dalle varie leggi in materia commette reato e rischia l’arresto da tre mesi a un anno o un’ammenda da 7.747 a 103.291 euro, oltre al sequestro dell’animale.

Tuttavia, è possibile chiedere e ottenere l’autorizzazione del prefetto alla detenzione di questi animali pericolosi, purché in possesso di idonee strutture di custodia.


note

[1] Art. 1 co. 2 Dpcm del 28.02.2003.

[2] Regolamento CE n. 998/2003.

[3] Legge n. 150/1992.

[4] Regolamento Ue n. 160/2017.

Autore immagine: canva.com/


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