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Il cassiere che ruba può essere arrestato?

6 Giugno 2021 | Autore:
Il cassiere che ruba può essere arrestato?

Quale reato commette il dipendente che sottrae ed intasca somme non sue dal negozio e cosa si può fare nell’immediatezza del fatto? 

«L’occasione fa l’uomo ladro». Chi maneggia continuamente denaro altrui può cadere nella tentazione di intascare una parte della somma, sperando che ci siano carenze nei controlli e che il proprietario non se ne accorga. Ma se il negoziante rileva gli ammanchi, cosa può fare nell’immediatezza per contestare il fatto al suo dipendente infedele e per farsi restituire il maltolto? Potrebbe chiamare i Carabinieri o la Polizia? Il cassiere che ruba può essere arrestato? 

Alcuni reati, come il furto aggravato, prevedono l’arresto obbligatorio in flagranza da parte della polizia giudiziaria. Così se il ladro è un cliente questa possibilità c’è. Ma per il cassiere che sottrae i soldi le cose stanno diversamente. Tra poco vedrai che, giuridicamente parlando, non si può dire che abbia commesso un furto. I comportamenti infedeli di un dipendente con mansioni di addetto alla cassa possono essere molteplici. C’è chi preleva somme in occasione della chiusura, chi intasca direttamente i contanti ricevuti dai clienti senza battere lo scontrino oppure emettendolo e annullandolo fittiziamente poco dopo, chi altera i resoconti contabili. C’è anche chi prende il denaro lasciando un bigliettino con l’indicazione della cifra e la promessa di restituirlo: in buona sostanza, facendo apparire il prelievo come un prestito preso d’iniziativa. 

Il cassiere che ruba può essere arrestato soltanto se commette un vero e proprio furto, ma la maggior parte delle volte non è così e questo reato non è giuridicamente configurabile. La Corte di Cassazione ha annullato un arresto in flagranza di un cassiere colto sul fatto e che aveva subito confessato, poiché ha ritenuto che si trattasse di appropriazione indebita e questo reato non consente di adottare la misura restrittiva. Non si tratta di cavilli, ma di norme fondamentali dell’ordinamento penale perché la libertà personale può essere limitata solo eccezionalmente e nei casi espressamente previsti dalla legge. Comunque, trattandosi di un fatto illecito, rimane la possibilità di licenziare il dipendente infedele.

L’arresto in flagranza di reato 

L’arresto in flagranza di reato è una misura coercitiva che comporta la privazione temporanea della libertà personale. Può essere adottato su iniziativa della polizia giudiziaria o, eccezionalmente, dei privati cittadini. L’arresto va comunicato all’autorità giudiziaria entro 48 ore dalla sua esecuzione e deve essere convalidato dal giudice entro le 48 ore successive, altrimenti perde ogni effetto.

L’arresto è legittimo solo quando si verifica lo stato di flagranza [1], cioè quando il soggetto: 

  • viene colto sul fatto, nell’atto di commettere il reato; 
  • viene inseguito subito dopo dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altri (come un ladro che fugge da un negozio o da un’abitazione); 
  • è sorpreso con cose o tracce dalle quali appare che abbia commesso il reato poco prima (ad esempio, con la borsa scippata o il denaro rapinato). 

Solo alcuni gravi reati prevedono la possibilità di eseguire l’arresto in flagranza, che può essere: 

  • obbligatorio quando si tratta di un delitto doloso punito con la pena della reclusione non inferiore nel minimo a 5 anni e nel massimo a 20 anni, o con l’ergastolo, e per alcuni specifici reati, come la violenza sessuale, il porto abusivo o clandestino di armi, la rapina, lo spaccio di sostanze stupefacenti, i maltrattamenti in famiglia, l’omicidio stradale e il furto aggravato; 
  • facoltativo per i reati puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a 3 anni, se dolosi, o a 5 anni, se colposi, e per alcuni reati come il peculato, la corruzione, la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, le lesioni personali, la violazione di domicilio, le lesioni stradali gravi, il furto semplice e l’appropriazione indebita. 

Cassiere che ruba: è furto o appropriazione indebita?

Il furto – consumato o anche solo tentato – è compreso tra i reati che consentono l’arresto in flagranza e, precisamente, l’arresto è obbligatorio quando sussistono determinate circostanze aggravanti, come la violenza sulle cose (ad esempio, se c’è un’effrazione), mentre è facoltativo negli altri casi; qui la scelta se arrestare o meno il soggetto è rimessa alla discrezione della polizia giudiziaria che è intervenuta. 

La Corte di Cassazione, però, ritiene che il cassiere che ruba non commette il reato di furto, ma quello di appropriazione indebita. La differenza tra furto e appropriazione indebita sta nel fatto che nel furto il soggetto si impossessa della cosa sottraendola a chi la detiene, mentre nell’appropriazione indebita egli inizialmente ha già la legittima disponibilità del bene, ma poi se ne appropria. Se rifletti un attimo ti apparirà chiaro che il cassiere che ruba del denaro rientra in questa seconda ipotesi.

Si può arrestare il cassiere che ruba? 

Nell’ultima sentenza sul tema, la Suprema Corte [2] ha affermato che il cassiere di un supermercato, incaricato di effettuare le operazioni di chiusura contabile e di consegnare il denaro alla direzione, «ha valido titolo per detenere le somme per il periodo di tempo necessario allo svolgimento di detti compiti». La conseguenza è che, se il cassiere «manifesta la volontà di tenere il denaro per sé come proprio», cioè lo sottrae dalla cassa e lo intasca, non è responsabile di furto e non può essere arrestato per tale reato. 

La vicenda decisa riguardava una cassiera che si era impossessata di una somma di oltre 600 euro durante la giornata lavorativa, approfittando di una falla del software di contabilizzazione che le aveva permesso di far apparire come non incassati alcuni pagamenti fatti dai clienti. Appena scoperta, aveva confessato e restituito subito la somma.

Il tribunale, però, non aveva convalidato l’arresto in flagranza, operato dalla polizia giudiziaria chiamata dal direttore. Contro questa decisione la Procura aveva proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha rigettato perché l’arresto era stato eseguito per il reato di furto aggravato, mentre i giudici di piazza Cavour hanno ritenuto che si trattasse di appropriazione indebita.

È il caso di osservare che anche l’appropriazione indebita prevede la possibilità di operare l’arresto (non obbligatorio, ma facoltativo) in flagranza di reato, ma la Cassazione, che è giudice di legittimità, non ha il potere di modificare il titolo di reato attribuito al fatto dalla polizia giudiziaria per fondare la misura precautelare di privazione della libertà personale; perciò, l’arresto della cassiera, che era stato rubricato per furto, non è stato convalidato ed è stato annullato. 


note

[1] Art. 382 Cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 21726 del 03.06.2021.


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