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Si può togliere la cittadinanza italiana?

13 Settembre 2021 | Autore:
Si può togliere la cittadinanza italiana?

Cittadinanza italiana: i casi di perdita, rinuncia e revoca.

Dal punto di vista puramente giuridico, la cittadinanza indica l’appartenenza di una persona a uno Stato – condizione dalla quale scaturiscono diritti e doveri – ma, in un’accezione più estesa, essa simboleggia il legame con una comunità.

La cittadinanza non costituisce un elemento preminente rispetto al riconoscimento e alla tutela dei diritti di natura privatistica, e ciò soprattutto in considerazione di quanto stabilito dall’art. 16 delle “Disposizioni sulla legge in generale”, ossia che lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti ai cittadini. Ben diversa è la situazione rispetto a fondamentali diritti (come il diritto di voto e quello di ricoprire uffici pubblici), nonché doveri (come il dovere di fedeltà nei confronti dello Stato) di carattere pubblicistico i quali, evidentemente, presuppongono il possesso della cittadinanza italiana.

Probabilmente, anche per questo motivo, il tema della cittadinanza – e, in particolare, dell’acquisto della stessa da parte delle persone immigrate che giungono sul nostro territorio – finisce periodicamente al centro del dibattito politico. Significativo, in tal senso, è il maggiore rilievo, nel discorso pubblico, della contrapposizione tra ius soli e ius sanguinis, i quali, come vedremo, rappresentano due diverse modalità di acquisto della cittadinanza italiana. Ma si può togliere la cittadinanza italiana?

In questo articolo, parleremo dei motivi che possono portare alla perdita dello status di cittadino italiano.

Procediamo con ordine.

Come si acquista la cittadinanza italiana?

Il nostro ordinamento prevede tre criteri fondamentali per l’acquisto della cittadinanza:

  • lo ius sanguinis (secondo cui è cittadino italiano chi nasce da uno o da entrambi i genitori italiani). A questo criterio può essere ricondotta anche la fattispecie dell’adozione del minore straniero da parte di genitori italiani;
  • lo ius soli (in forza del quale acquisisce la cittadinanza italiana chi nasce nel territorio italiano, quando i genitori siano ignoti o apolidi oppure quando non abbia acquistato la cittadinanza dei propri genitori in base alla legge del loro Stato);
  • la volontà della persona che intende conseguire la cittadinanza. In questa ipotesi, l’interessato può chiedere la cittadinanza se possiede, alternativamente, requisiti come:
    • i legami di parentela con cittadini italiani;
    • la residenza ininterrotta in Italia per dieci anni (se si tratta di uno straniero) o cinque anni (nel caso dell’apolide);
    • l’avere prestato servizio, anche all’estero, alle dipendenze dello Stato italiano.

Si può togliere la cittadinanza italiana?

Le ipotesi di perdita della cittadinanza previste dal nostro ordinamento incontrano un limite fondamentale nella norma costituzionale per la quale nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza o del nome [1]. Lo scopo di questo principio è di evitare che si possa ripetere quanto accaduto durante il fascismo, quando alcuni oppositori del regime furono privati, per l’appunto, della cittadinanza, del diritto al nome nonché della capacità giuridica.

Inoltre, la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961, che il nostro Parlamento ha ratificato soltanto nel 2015, prevede che uno Stato non possa revocare a un individuo la cittadinanza se, in conseguenza di tale misura, quest’ultimo si ritrovasse privo di qualsivoglia appartenenza burocratica e legislativa.

Tenendo ben presente, dunque, questi limiti di carattere costituzionale nonché derivanti dal diritto internazionale, vediamo in quali casi si può perdere la cittadinanza.

Cittadinanza italiana: perdita, rinuncia e revoca

La legge fondamentale sulla cittadinanza prevede tre ipotesi di perdita della cittadinanza, ossia:

  • la perdita automatica;
  • la rinuncia;
  • la revoca.

La perdita automatica della cittadinanza si verifica quando:

  • il cittadino italiano accetta un incarico pubblico presso uno Stato o un ente pubblico estero o un ente internazionale al quale l’Italia non partecipa oppure si arruola volontariamente nell’esercito di uno Stato estero;
  • il cittadino italiano, durante la guerra con un altro Stato, presta servizio militare o svolge un incarico pubblico presso quest’ultimo o ne acquista la cittadinanza;
  • colui che è divenuto cittadino per adozione, subisce la revoca della stessa per fatto a lui imputabile (come, per esempio, l’avere tentato di uccidere l’adottante).

Peraltro, mantiene la cittadinanza italiana colui che non ha (o non può riacquistare) la cittadinanza di un altro Stato.

Inoltre, l’acquisto della cittadinanza di un altro Stato non comporta automaticamente la perdita di quella italiana, essendo ammessa dalla legge la cosiddetta doppia cittadinanza.

La rinuncia, invece, è consentita al soggetto:

  • che sia cittadino di un altro Stato e abbia la residenza all’estero;
  • che, divenuto cittadino italiano per via della cittadinanza del genitore, da maggiorenne risulti in possesso di una diversa cittadinanza;
  • che, divenuto cittadino per adozione, se la sia vista revocare per fatto a lui non imputabile, a condizione:
    • che sia maggiorenne;
    • che abbia un’altra cittadinanza;
    • che dichiari espressamente la propria rinuncia entro un anno dalla revoca.

La revoca della cittadinanza italiana, in quanto legata alla commissione di particolari reati, è stata introdotta dal decreto Salvini [3]. In particolare, essa presuppone che il soggetto interessato abbia acquistato la cittadinanza dopo la nascita e sia stato successivamente condannato in via definitiva:

  • per un reato commesso per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento; costituzionale per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore a cinque anni nel minimo o a dieci anni nel massimo;
  • per assistenza agli associati nei reati di associazione sovversiva e di associazione con finalità di terrorismo o di eversione;
  • per il reato di sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro.

La cittadinanza viene revocata con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno entro tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

Tale decreto è stato profondamente modificato dal Decreto Legge 130/2020, convertito nella Legge 173/2020, ma la previsione della revoca della cittadinanza italiana appena descritta è rimasta in vigore.

note

[1] Art. 22 Cost.

[2] L. 91/1992.

[3] Decreto Legge 113/2018.


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