Diritto e Fisco | Articoli

Quando alla moglie non va la casa

7 Giugno 2021
Quando alla moglie non va la casa

Tutti i casi in cui il diritto di abitazione nella casa familiare viene meno: figli maggiorenni e autosufficienti, rinuncia o trasferimento, utilizzo di altro immobile a fini abitativi. 

La legge impone che, in caso di separazione dei coniugi ed in presenza di figli, il giudice assegni la casa coniugale al genitore con cui tali figli vanno a vivere. Quest’ultimo, il più delle volte, è la moglie poiché la madre, nella visione della magistratura, resta ancora il genitore più adatto a prendersi cura della prole. Tuttavia, ci sono delle ipotesi in cui tale situazione non si verifica e l’immobile resta nella disponibilità del suo legittimo proprietario. 

È bene allora sapere quando alla moglie non va la casa e quali diritti può accampare l’ex marito all’esito della separazione e del divorzio. Di tanto ci occuperemo qui di seguito. 

Figli maggiorenni ed autosufficienti

Presupposto per l’assegnazione della casa coniugale all’ex moglie è che la coppia abbia avuto dei figli e che questi siano affidati alla madre. 

Attenzione però: si deve trattare di figli minorenni o, se maggiorenni, non ancora autosufficienti ossia non in grado di mantenersi da soli.

Di converso, la casa coniugale non può essere assegnata se i figli, benché ancora conviventi, posseggono un proprio reddito che li rende economicamente autonomi e indipendenti [1]. Non importa, allora, se la madre è, al contrario loro, priva di reddito: l’assegnazione della casa è un beneficio riconosciuto non già in favore di quest’ultima ma della prole, affinché non subisca un ulteriore trauma – oltre alla disgregazione del nucleo familiare – derivante da un trasferimento e dal cambiamento di abitudini. 

L’assegnazione del diritto di abitazione all’ex coniuge non proprietario dell’immobile è rivolto quindi alla tutela dei figli; ma se questi sono già in grado di compiere una scelta abitativa autonoma, ossia di pagare un affitto e di gestirsi da soli dal punto di vista economico, il genitore con cui abitano non può ottenere la casa coniugale o, se l’ha già ottenuta, se la vedrà revocare.

Rinuncia alla casa coniugale e trasferimento

L’assegnazione della casa coniugale viene meno, inoltre, nel caso in cui il genitore presso cui i figli andranno a vivere non vuole abitarvi o ha già trovato un’altra sistemazione dove andare a stare: si pensi al caso della madre che intende vivere a casa dei propri genitori o trasferirsi in un’altra città per lavoro. L’assegnazione del diritto di abitazione infatti spetta solo in caso di effettivo utilizzo dell’immobile.

In ogni caso, la rinuncia all’abitazione può determinare un aumento dell’assegno di mantenimento per far fronte alle esigenze abitative dell’ex.

Leggi anche Rinuncia della moglie alla casa coniugale.

Immobile non utilizzato come casa coniugale

All’ex moglie può essere riconosciuto il diritto di abitazione solo all’interno della casa familiare, quella cioè che, al momento della cessazione della convivenza, veniva utilizzata come dimora abituale dell’intera famiglia. Questo concetto comprende: 

  • l’immobile di proprietà esclusiva dell’altro coniuge, il quale pertanto dovrà fare le valigie ed andare via; 
  • l’immobile ottenuto in affitto: pertanto, il contratto verrà volturato in favore del genitore che resterà nell’abitazione e con cui vivono i figli;
  • l’immobile di proprietà dei genitori del marito e da questi concesso in prestito (comodato) per fini abitativi. In tal caso, l’ex moglie avrà diritto a restare nell’abitazione dei suoceri nonostante la separazione.

Non può quindi essere oggetto di assegnazione, ad esempio, la seconda casa o la dimora estiva proprio perché, all’interno di essa, non si svolgeva la vita familiare prima della separazione.

Pertanto, se i coniugi vivevano in affitto, pur essendo proprietari di un’abitazione (magari utilizzata a scopo di investimento o data in locazione), quest’ultima non potrà mai essere oggetto di assegnazione all’ex moglie, non essendo stata destinata a casa familiare. 


note

[1] Trib. Rieti, sent. n. 267/2021. 

Autore immagine: depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube