Diritto e Fisco | Articoli

Togliersi il preservativo è reato?

7 Giugno 2021
Togliersi il preservativo è reato?

Lo stealthing: cosa prevede la nostra legge per chi si toglie o danneggia il profilattico durante o prima del rapporto sessuale?

Sempre più spesso si fa ricorso a termini anglofoni per descrivere tendenze e comportamenti che, in realtà, sono vecchi quanto l’uomo. L’idea però di riclassificare la terminologia con neologismi, meglio ancora se stranieri, è tipica della nostra generazione. 

Di questi tempi, oltre che di catcalling, si parla spesso di stealthing, ossia la pratica consistente nello sfilarsi il preservativo durante il rapporto sessuale o danneggiarlo prima che esso inizi. Tale comportamento, che di per sé potrebbe apparire pericoloso sia dal punto di vista infettivo che riproduttivo, ha anche delle ripercussioni legali. Non a torto, in molti si chiedono se togliersi il preservativo è reato. Vediamo allora cosa dice la legge italiana a riguardo. 

Stealthing: cosa significa?

Come anticipato, per stealthing si intende il comportamento di chi toglie o danneggia il preservativo durante il rapporto sessuale senza che il/la partner abbia dato il proprio consenso a praticare sesso non protetto. Tale comportamento può essere compiuto tanto dall’uomo quanto dalla donna.

Chi mai può avere interesse a eliminare la protezione costituita dal profilattico? Sicuramente, chi può nutrire maggior piacere dall’atto fisico senza l’interferenza del lattice (o per chi è allergico a questo materiale, il poliisoprene). Ma potrebbe anche essere il caso di chi voglia raggiungere l’obiettivo di una gravidanza che, invece, il partner non condivide. Si pensi, magari, alla donna che voglia a tutti i costi un figlio mentre il compagno non ha alcuna intenzione di divenire padre. Ed allora, in tale ipotesi, quale miglior modo se non quello di danneggiare di nascosto il profilattico, facendo sì che possa esservi una fuoriuscita del liquido seminale?

Ebbene, lo stealthing consiste proprio in una di queste due pratiche.

Lo stealthing è reato?

La legge italiana non prevede un’apposita disciplina nei confronti dello stealthing ma, come avremo modo di vedere a breve, tale comportamento costituisce comunque un reato. Si tratta di una conclusione che si può trarre a livello interpretativo dalle norme attualmente già in vigore. 

Partiamo dal principio secondo cui l’atto sessuale deve essere condiviso da entrambi i partner in tutta la sua durata e in ogni modalità con cui questo si svolge. 

Ciò significa che si può essere incriminati per il reato di violenza sessuale (o di stupro) quando:

  • il partner chiede di interrompere il rapporto già iniziato consensualmente e l’altro invece prosegue;
  • il partner presta il proprio consenso al rapporto ma non anche a determinate pratiche erotiche (come ad esempio il bondage);
  • il partner chiede di utilizzare il preservativo e l’altro invece lo toglie durante il rapporto. 

Insomma, in Italia, lo stealthing costituisce violenza sessuale. 

Il problema principale può porsi in termini di prova, specie nel caso di chi danneggia il preservativo prima del rapporto. In tale ipotesi, infatti, bisognerebbe dimostrare che il danneggiamento del profilattico sia stato determinato dal partner, con dolo ossia malafede, e non da un difetto di fabbricazione o da un uso improprio. Si tratta, come è facile intuire, di un compito estremamente difficile se non impossibile. Peraltro, il sospetto non basta a raggiungere un’incriminazione penale. È necessario che non vi sia alcun ragionevole dubbio sull’altrui colpevolezza.

Più semplice, invece, è dimostrare la condotta di chi si sfili il preservativo durante il rapporto: per questa infatti basta la dichiarazione della vittima che, nel processo penale, fa prova (a differenza di quella del reo).

Gravidanza indesiderata: che succede?

Che succede infine se, a seguito del danneggiamento occulto del preservativo, dovesse subentrare una gravidanza indesiderata per uno dei due partner (nella specie, il più delle volte, l’uomo)? Se un ragazzo dovesse essere “incastrato” potrebbe a sua volta denunciare o non riconoscere il bambino nato da tale unione? La risposta è negativa. 

Innanzitutto, la donna ha il diritto di scegliere se tenere il figlio o abortire, senza che l’uomo possa interferire in tale volontà. Inoltre, l’uomo è comunque tenuto a riconoscere il figlio come proprio e a versargli il mantenimento fin quando questi non diventa indipendente economicamente. Ciò perché, al di là dei rapporti con il partner, dalla paternità scaturiscono dei doveri. Ed è il figlio a vantare dei diritti nei confronti del padre, non già l’ex partner di questi.

Il preservativo e la violenza sessuale

Se, in una comune banca dati di sentenze della giurisprudenza, si inseriscono le parole «preservativo» e «violenza sessuale» usciranno fuori una serie di sentenze che affermano il seguente principio: il fatto che la donna abbia chiesto all’uomo di indossare il preservativo non esclude che lei possa comunque denunciarlo per violenza sessuale se risulta che non ha voluto il rapporto. Ciò perché anche la donna violentata nella sua libertà sessuale può cercare di evitare ulteriori danni o pericoli, connessi alla possibilità di gravidanze indesiderate o di malattie trasmissibili per via genitale. Insomma, la richiesta di indossare il preservativo è rivolta a contenere i danni conseguenti all’abuso ma non è un automatico consenso al rapporto sessuale. 


note

[1] Cass. sent. n. 727/18 e n. 22719/2008.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube