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Cosa vuol dire sentenza non definitiva?

12 Settembre 2021 | Autore:
Cosa vuol dire sentenza non definitiva?

Riserva d’appello contro sentenza che definisce solamente alcuni aspetti della controversia: cos’è, come funziona e in cosa consiste?

Ogni controversia che non riesca a risolversi amichevolmente tra le parti necessita, presto o tardi, dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Il giudice, valutate tutte le circostanze addotte dalle parti a sostegno della propria tesi, all’esito del procedimento, emette sentenza con cui decide, una volta per tutte, chi ha ragione e chi ha torto. Anche se la sentenza definisce solo un grado di giudizio (potendo per legge essere impugnata nei termini stabiliti dall’ordinamento), si è soliti dire che la pronuncia del giudice risolve incontrovertibilmente la questione sottopostagli. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto delle decisioni della magistratura: vedremo cosa vuol dire sentenza non definitiva.

La sentenza non definitiva è un provvedimento che la legge prevede nell’ambito della procedura civile. Ciò significa che una sentenza non definitiva può aversi in ambito civile e non penale. Come suggerisce il nome, si tratta di un provvedimento che definisce solo una parte del giudizio, in genere questioni pregiudiziali. Ma non solo: nel giudizio per la separazione personale dei coniugi oppure per il divorzio, la sentenza non definitiva risolve sin da subito la questione principale (per l’appunto, la fine dell’unione coniugale) rimandando al prosieguo della causa la determinazione degli altri aspetti, come ad esempio quelli economici.

Peraltro, la sentenza non definitiva può essere ugualmente impugnata mediante lo strumento della riserva d’appello. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa vuol dire sentenza non definitiva.

Sentenza: cos’è?

La sentenza è il provvedimento con cui il giudice decide sul caso che è sottoposto alla propria attenzione. La sentenza, pertanto, mette la parola fine (salvo future impugnazioni) alla circostanza giunta innanzi al magistrato.

Da un punto di vista maggiormente giuridico, la sentenza è il provvedimento con cui il giudice, decidendo definitivamente, pone fine al grado di giudizio. Non sempre, però, la sentenza del giudice mette fine alla questione che gli è stata sottoposta. Quando ciò non avviene, si parla di sentenza non definitiva. Vediamo di cosa si tratta.

Sentenza non definitiva: cos’è?

La sentenza non definitiva è la decisione del giudice che non pone fine al processo, ma ha l’effetto più limitato di decidere specifiche questioni e di rimandare la pronuncia sulle restanti questioni o domande a una sentenza successiva.

Per essere ancora più precisi, secondo la legge [1], la sentenza non definitiva è quella che non definisce il giudizio e impartisce provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa, decidendo nel frattempo su aspetti preliminari di merito e questioni pregiudiziali al processo.

In casi del genere, il giudice ritiene che la causa sia solo parzialmente matura per la decisione e, pertanto, si limita a pronunciare la sua decisione sulle sole domande in relazione alle quali siano stati acquisiti sufficienti elementi di giudizio. Le altre questioni dovranno essere approfondite nel prosieguo del processo, che viene disposto con separata ordinanza.

Classica ipotesi di sentenza non definitiva è quella prevista nel caso di separazione dei coniugi e di divorzio.

Secondo la legge [2], nel caso in cui il processo debba continuare per la richiesta di addebito, per l’affidamento dei figli o per le questioni economiche, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla separazione.

Lo stesso dicasi per il divorzio [3]: nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Riserva di appello contro sentenza non definitiva: cos’è?

È noto a tutti che contro una sentenza è possibile proporre impugnazione entro i limiti di tempo stabiliti dalla legge. A questo principio non fanno eccezione le sentenze non definitive.

È dunque possibile proporre appello contro una sentenza non definitiva, purché si manifesti immediatamente tale intenzione, non oltre la prima udienza che si svolge dinanzi al giudice dopo che la sentenza stessa sia stata notificata [4].

In pratica, è possibile fare appello contro una sentenza non definitiva se si manifesta tempestivamente questo proposito; si parla, in questi casi, di riserva di appello contro le sentenze non definitive.

La denominazione sta a significare che la parte insoddisfatta dalla decisione contenuta nella sentenza non definitiva si riserva, all’esito del procedimento, di proporre appello. Insomma: la riserva di appello è una manifestazione di intenti.

Praticamente, la riserva d’appello si traduce in una dichiarazione resa nel verbale di udienza o scritta con istanza specifica con cui le parti decidono di differire l’impugnazione della sentenza non definitiva fino alla pronuncia di quella definitiva, al fine di impugnarle congiuntamente.

La riserva di appello contro la sentenza non definitiva, dunque, comporta l’obbligo di proporre l’impugnazione insieme a quella contro la sentenza che definisce il giudizio.

Appello immediato contro sentenza non definitiva: cos’è?

Non sempre contro una sentenza non definitiva è ammessa la riserva d’appello; per legge, vi sono alcune ipotesi in cui l’impugnazione contro la pronuncia non definitiva del giudice va fatta immediatamente.

È il caso delle sentenze non definitive di separazione e di divorzio: contro di esse la legge stabilisce espressamente che vada proposto appello immediato.

Ciò significa che contro una sentenza non definitiva di separazione o di divorzio la parte insoddisfatta deve proporre appello negli ordinari termini di legge, e cioè entro trenta giorni dalla notifica della controparte ovvero entro sei mesi nel caso di omessa notifica. Non è quindi ammessa la riserva di appello.


La sentenza non definitiva è la decisione del giudice che non pone fine al processo, ma ha l’effetto più limitato di decidere specifiche questioni e di rimandare a una sentenza successiva la pronuncia sulle restanti questioni o domande.

note

[1] Art. 279 cod. proc. civ.

[2] Art. 709-bis cod. proc. civ.

[3] Art. 4, co. 12, l. n. 898/70.

[4] Art. 340 cod. proc. civ.

Autore immagine: canva.com/


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