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I contratti di “locazione transitoria”: durata, presupposti, forma e sanzioni

27 Agosto 2014 | Autore:
I contratti di “locazione transitoria”: durata, presupposti, forma e sanzioni

Un breve vademecum per stipulare correttamente contratti di locazione di durata ridotta destinati a soddisfare particolari esigenze transitorie delle parti.

 

La caratteristica dei contratti di locazione transitoria è una durata compresa da un minimo di 1 mese fino a un massimo di 18 mesi.

Presupposto essenziale per la validità dei contratti di locazione transitoria è proprio il sussistere di un’esigenza transitoria dell’uno o dell’altro contraente al momento della stipula. Con riferimento a tale “esigenza transitoria”, può trattarsi di un qualunque interesse delle parti meritevole di tutela.

In particolare il conduttore (inquilino) può avere la necessità di disporre di un appartamento per un periodo di tempo ben determinato: ad esempio per motivi di lavoro o in occasione di importanti lavori di ristrutturazione nella propria abitazione oppure per prestare assistenza e cure a familiari in un luogo lontano dalla propria abitazione.

Allo stesso modo anche il locatore (proprietario) può avere la necessità di disporre del proprio appartamento a partire da una determinata data ad esempio perché deve venderlo o per destinarlo ad abitazione propria o dei familiari.

 

Queste appena menzionate sono solo alcune delle circostanze temporanee in presenza delle quali è possibile stipulare un contratto transitorio. È quindi necessario indicare con precisione nel contratto la circostanza in base alla quale viene stipulato.

Se tale circostanza non viene esplicitamente scritta in un’apposita clausola contrattuale allora il contratto torna ad avere la durata ordinaria prevista dalla legge e cioè la durata di 4 anni al termine dei quali si intenderà automaticamente rinnovato per altri 4 anni (fatti salvi i casi di disdetta in cui il proprietario può validamente comunicare all’inquilino la propria volontà di non procedere al rinnovo in presenza di specifici e tassativi motivi indicati dalla legge).

Attenzione: se è l’inquilino ad avere bisogno dell’appartamento per un periodo di tempo predeterminato allora è anche necessario dimostrare quale sia la sua esigenza specifica tramite documentazione da allegare al contratto stesso.

Tali contratti devono essere stipulati in forma scritta [1] utilizzando moduli-tipo; di certo è necessario scrivere nel contratto un’apposita clausola secondo la quale il proprietario, prima della scadenza del contratto, debba inviare una raccomandata all’inquilino per confermargli il permanere della circostanza transitoria indicata nel contratto e quindi la necessità di tornare nella disponibilità del proprio appartamento alla regolare scadenza contrattuale.

In questo modo se il proprietario non effettua la comunicazione il contratto torna ad avere la durata ordinaria prevista dalla legge e cioè quella sopra già indicata di 4 anni al termine dei quali si intenderà automaticamente rinnovato per altri 4 anni.

Infine, se il proprietario dopo aver ottenuto la disponibilità dell’immobile non lo adibisce, entro 6 mesi dal rilascio, all’utilizzo dichiarato nel contratto, allora avrà l’obbligo di ripristinare la già menzionata locazione ordinaria della durata di 4 anni + 4 anni oppure, a richiesta dell’inquilino, di risarcirlo in misura pari a 36 mensilità dell’ultimo canone di locazione percepito.


note

[1] L. 431/1998


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