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I movimenti sul conto che fanno scattare i controlli del fisco

8 Giugno 2021
I movimenti sul conto che fanno scattare i controlli del fisco

Accertamenti fiscali sul conto corrente, operazioni sospette e riciclaggio: tutti i movimenti che fanno allertare l’Agenzia delle Entrate. 

A scatenare il Fisco non sono solo le grandi movimentazioni di capitali o i trasferimenti di denaro da o verso l’estero. Anche le piccole evasioni possono generare un accertamento. Lo sanno bene, ad esempio, tutti quegli autonomi che, a causa di un versamento non giustificato in banca, si sono visti recapitare sanzioni assai salate.

Non è difficile però elencare i movimenti sul conto che fanno scattare i controlli del Fisco. Tenendo conto del fatto che l’Agenzia delle Entrate può conoscere ogni attività svolta sul conto corrente dai contribuenti grazie al Registro dei rapporti tributari, ecco alcune indicazioni pratiche che potranno tornare utili a tutti quanti. Anzi, è proprio questo il punto di partenza della nostra analisi: non esiste una categoria di contribuenti soggetta, più delle altre, ai controlli sui conti correnti. Ogni deposito bancario infatti è attenzionato dall’ufficio delle imposte e può determinare, in caso di movimenti sospetti, un accertamento fiscale. 

Bisogna abituarsi a pensare ai nostri conti come a scatole trasparenti dove tutto ciò che si compie è tracciabile e visibile dalle autorità come appunto l’Agenzia delle Entrate. Ma non tutte le attività possono dar luogo a verifiche. Ce ne sono alcune considerate “libere” ed altre no. Ecco allora quali sono i movimenti sul conto corrente che fanno scattare i controlli del Fisco.

Bonifici

Il principio cardine di tutta la materia dei controlli bancari può essere sintetizzato con una semplice massima: tutti i versamenti in banca o i bonifici ricevuti si presumono essere reddito fino a prova contraria. Prova che ricade pertanto sul contribuente. Se questi non riesce a fornire la prova, riceve un accertamento fiscale. 

Partiamo allora dai bonifici. I bonifici sono sempre visibili, anche per chi ha una semplice carta di credito ricaricabile con Iban. Ma soprattutto vanno motivati. Chi riceve soldi sul conto corrente deve fare una scelta: o li dichiara al Fisco con la propria dichiarazione dei redditi (e, in tal caso, si mette al sicuro da qualsiasi contestazione) oppure dimostra che si tratta di somme esenti, ossia non soggette a tassazione e quindi sottratte anche all’obbligo dichiarativo. 

Ma quali sono le somme che non vanno dichiarate? Ci sono le vendite dei beni usati, come ad esempio un’auto di seconda mano o un mobile antico di casa. Oppure ci sono le vincite al gioco per le quali viene applicata una ritenuta alla fonte. E ancora ci sono le donazioni ricevute dai parenti più stretti come il coniuge, i figli, i genitori. Per questi infatti si inizia a pagare un’imposta del 4% solo a partire da 1 milione di euro. Se invece la donazione proviene da fratelli e sorelle, l’imposta sale al 6% e si inizia a pagare se il valore della donazione è superiore a 100mila euro. 

Non vanno poi dichiarati i rimborsi spese, come quelli che eroga il datore di lavoro al dipendente per le trasferte, oppure i risarcimenti del danno morale e di tutte quelle voci che non indennizzano la perdita di un reddito (queste ultime invece, come il lucro cessante, sono soggette a tassazione).

In tutti questi casi, è necessario fornire la prova scritta che il bonifico ricevuto non è soggetto all’obbligo della dichiarazione dei redditi e che quindi è esentasse. La prova deve essere fornita di data certa. Sicché, sarà necessario allegare, ad esempio, un contratto registrato o autenticato dal notaio oppure una scrittura privata munita di marca temporale (anche una Pec potrebbe bastare a questo scopo).

Di tutti i bonifici devi temere i bonifici dall’estero, specie quelli di rilevante valore. Questi sono ritenuti operazioni a rischio che l’Agenzia delle Entrate attenziona con frequenza. In questo caso, addirittura, potrebbe mettersi in mezzo la banca che, in ottemperanza agli obblighi sull’antiriciclaggio, potrebbe chiederti chiarimenti. Se non dai una risposta soddisfacente, la pratica viene segnalata all’Agenzia delle Entrate anche ai fini dell’accertamento di eventuali evasioni fiscali. 

Versamenti di contanti

Il secondo movimento che il Fisco non perdona è il versamento di contanti sul conto. Il Fisco può legittimamente presumere che si tratti di soldi ricevuti a fronte di attività lavorativa e che pertanto vadano dichiarati e tassati. Il contribuente che però non riporta tali somme nella dichiarazione dei redditi deve essere in grado di motivare la provenienza del denaro, da fonte esente o soggetta a tassazione alla fonte. Vale quindi quanto abbiamo già detto in materia di bonifici: ci deve essere un atto notarile o una scrittura privata con data certa che attesti che si tratta di somme ricevute a seguito della vendita di beni usati, di donazioni, di risarcimenti, di rimborsi spese, di vincite. 

Troppi bonifici tra marito e moglie

È normale che il marito versi soldi alla moglie e viceversa: fa parte dei normali doveri di solidarietà che il matrimonio o la convivenza comporta. Ma se questi scambi iniziano a diventare frequenti e sono di importo rilevante, laddove magari uno dei due coniugi non abbia un proprio reddito e, tuttavia, si trovi ad avere un conto corrente ricco, allora l’Agenzia delle Entrate potrebbe imputare il reddito di uno all’altro: potrebbe cioè ritenere – facendo un esempio piuttosto frequente – che il conto corrente acceso in favore della moglie sia in realtà alimentato dai redditi in nero del marito, che questi si riprende con giroconti o bonifici sul proprio conto. 

Le cronache giudiziarie sono piene di accertamenti fatti per le operazioni sospette tra coniugi. Sicché, anche in questo caso – come nei precedenti – l’Agenzia delle Entrate notifica direttamente un accertamento senza prima dare la possibilità al contribuente di difendersi in via amministrativa.

Bonifici periodici

Si sa che il lavoro in nero è un illecito che compie il datore di lavoro, ma anche il dipendente può avere la sua parte di rischio visto che percepisce delle somme senza che le stesse vengano dichiarate. Sicché, in presenza di una movimentazione contabile da cui risultino periodici bonifici o versamenti, sarà possibile subire un accertamento fiscale. E non importa se tra le parti non vi sia un formale contratto di lavoro: questo può essere anche “di fatto” ossia irregolare e presunto da parte del Fisco. Non dimentichiamo infatti il principio chiave di tutti gli accertamenti bancari in forza del quale ogni deposito in banca – sia esso derivante da versamenti di contanti o da pagamenti ricevuti tramite bonifico – si presume essere reddito fino a prova contraria.



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