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Equitalia non ha bisogno della relata di notifica: basta la raccomandata ar

23 aprile 2014


Equitalia non ha bisogno della relata di notifica: basta la raccomandata ar

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 aprile 2014



Cartella di pagamento notificabile anche con la posta ordinaria e non con l’ufficiale giudiziario: fa fede l’avviso di ricevimento della raccomandata.

Le cartelle esattoriali di Equitalia possono essere notificate anche con le raccomandate di Poste Italiane (non, invece, con le poste private). Questo perché è sufficiente, per certificare l’avvenuto ricevimento, la cartolina “ar” compilata dal postino, avente fede privilegiata. Non c’è quindi bisogno della consueta relata di notifica, come per tutti gli altri atti giudiziari o tributari.

A dirlo è una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia [1] che, intervenendo nel lungo dibattito in giurisprudenza sulla legittimità (o meno) delle notifiche a mezzo posta da parte dell’Agente della riscossione, preferisce aderire all’indirizzo della Cassazione (leggi l’articolo “La notifica della cartella può avvenire con la raccomandata senza identificazione del ricevente”) che non a quello più volte sancito dai tribunali di primo e secondo grado (leggi l’articolo “Cartelle Equitalia nulle se notificate col postino: i giudici sconfessano la Cassazione”).

La cartella di pagamento può essere inviata direttamente da Equitalia, ricorrendo alle Poste Italiane – scrivono i giudici di appello pugliesi – senza necessariamente valersi di messi comunali o ufficiali della riscossione. È sufficiente l’invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso la notifica si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente e dal postino, senza necessità di redigere apposita relata di notifica. Fa fede, in tali casi, l’avviso di ricevimento collegato alla raccomandata [2].

Le recenti tesi dei tribunali a favore dell’invalidità delle notifiche di Equitalia

Come abbiamo avuto più volte modo di chiarire sulle pagine di questo portale, si sta diffondendo, tra i tribunali di merito, una tesi secondo cui tutte le notifiche effettuate da Equitalia sarebbero inesistenti (leggi l’articolo “Cartelle Equitalia nulle se notificate col postino: i giudici sconfessano la Cassazione”).

Secondo tale interpretazione, la legge [3] non autorizzerebbe Equitalia a utilizzare, direttamente, in prima persona, il servizio postale (così come, invece, di fatto avviene, con l’invio dei bustoni bianchi contenenti le cartelle esattoriali). Al contrario, essa dovrebbe valersi di soggetti notificatori esterni come i messi comunali o gli ufficiali giudiziari (i quali solo, al limite, qualora non possano notificare direttamente a mani del destinatario, potrebbero valersi del servizio postale).

La notificazione in senso tecnico, infatti, richiede sempre l’intermediazione di un soggetto “terzo” che, attraverso la relata di notifica, dia certezza giuridica a tale attività.

La Cassazione ha sconfessato più volte questa impostazione ritenendo che, anche nel caso di notifica diretta da parte di Equitalia, vi sarebbe sempre l’intervento di un terzo, che in questo caso sarebbe l’agente postale (ossia il postino) che, mediante l’avviso di ricevimento (facente fede fino a querela di falso), attesta l’effettiva corrispondenza tra il destinatario delle cartella e il soggetto cui la stessa viene consegnata.

Quale delle due interpretazioni seguire?

In realtà, potendo ogni giudice dissentire non solo dai propri colleghi di altri tribunali, ma anche dalla stessa Cassazione, tutto naviga nella perfetta incertezza, quasi a mo’ di un terno al lotto. Si capisce, infatti, che, in presenza di un giudice che accolga le tesi più “evolutive” e favorevoli al contribuente, ogni notifica effettuata dall’Agente della riscossione si considererebbe mai avvenuta.

Resta però l’incognita, anche in tali casi, che Equitalia possa impugnare la sentenza a lei contraria sino in Cassazione e lì avere la certezza della vittoria.

note

[1] CTR Puglia, sent. n. 521/23/14.

[2] Cass. sent. n. 15746/2012, n. 8321/2013 e, da ultimo n. 6395/2014.

[3] Art. 26 comma 1 del D.P.R. n. 602 del 1973.

 

Autore immagine: 123rf.com

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