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Accompagnamento per patologia psichiatrica

8 Giugno 2021 | Autore:
Accompagnamento per patologia psichiatrica

Chi ha gravi difficoltà nel compimento degli atti quotidiani della vita ha diritto all’assegno di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento è un importante sussidio erogato dall’Inps, riconosciuto agli invalidi che versano in gravissime condizioni di salute e soddisfano particolari condizioni.

Ma spetta l’accompagnamento per patologia psichiatrica? Nel dettaglio, ci si domanda se una persona affetta da patologia psichica possa aver diritto all’assegno dell’Inps, qualora presenti gravi difficoltà nel compiere gli atti quotidiani della vita.

Alla domanda ha risposto la Cassazione [1], con una nuova ordinanza, nella quale ha spiegato se la presenza di una patologia psichica, il diritto alla pensione di inabilità e la presenza di un tutore bastino per ottenere dall’Inps l’indennità di accompagnamento.

A questo proposito, dobbiamo innanzitutto ricordare quali sono le condizioni di salute richieste per il diritto all’accompagnamento.

Nel dettaglio, l’indennità di accompagnamento [2], o accompagno, è una prestazione di assistenza riconosciuta dall’Inps agli inabili (invalidi civili totali, nella misura del 100%) che hanno persistenti difficoltà a camminare senza l’aiuto di un accompagnatore o a compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza. Una particolare indennità di accompagnamento spetta ad alcune categorie di non vedenti.

La prestazione economica è erogata a prescindere dall’età del richiedente e dal reddito dell’interessato, del coniuge e degli altri familiari facenti parte del nucleo; non è inoltre richiesta la presentazione della dichiarazione Isee, o Dsu, per fruire dell’assegno.

Quali sono i requisiti per l’accompagnamento?

Per ottenere l’indennità di accompagnamento, l’interessato deve soddisfare le seguenti condizioni:

  • essere cittadino italiano;
  • in alternativa, essere cittadino straniero comunitario iscritto all’anagrafe del Comune di residenza;
  • in alternativa, essere cittadino straniero extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno di almeno un anno;
  • avere residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • essere riconosciuto invalido civile totale, ossia nella misura del 100%, per minorazioni fisiche o psichiche e risultare non autosufficiente; la non autosufficienza ai fini dell’accompagno è verificata quando l’interessato non è in grado permanentemente di:
  • compiere in modo autonomo, cioè senza assistenza, gli atti quotidiani della vita;
  • deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Per approfondire: Guida all’indennità di accompagnamento.

Quali sono gli atti quotidiani della vita?

Gli atti quotidiani della vita, in relazione ai quali l’invalido è giudicato non autosufficiente, sono i seguenti, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • provvedere alla propria igiene personale;
  • soddisfare i propri bisogni fisiologici;
  • vestirsi e svestirsi;
  • assumere i pasti;
  • effettuare in sufficiente autonomia tutto quanto attiene alle necessità minime essenziali della quotidianità.

Persistente difficoltà o impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita?

Per ottenere l’accompagno è sufficiente che l’interessato, in relazione al camminare ed a compiere gli atti quotidiani della vita, presenti persistenti difficoltà, oppure è necessario che risulti proprio impossibilitato? Secondo la Cassazione [1], i presupposti utili per beneficiare dell’indennità di accompagnamento consistono nell’impossibilità, non nella mera difficoltà, di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore e nell’impossibilità di compiere gli atti della vita quotidiana.

Non basta, dunque, avere delle difficoltà nel portare a termine le azioni essenziali quotidiane: l’accompagnamento presuppone la necessità, ogni qual volta l’invalido debba compiere una determinata attività quotidiana nella giornata, di far ricorso all’aiuto di terze persone, senza la cui assistenza l’attività non sia materialmente attuabile.

L’invalido con malattia psichica ha diritto all’accompagnamento?

La persona invalida al 100% a causa di una malattia psichica, beneficiaria di pensione d’inabilità, ha diritto all’accompagnamento? Per stabilire il diritto all’accompagno, è indispensabile valutare come ed in che modo la persona riesca a compiere le attività della vita quotidiana.

Secondo la Cassazione [1], l’accompagnamento non spetta:

  • se l’invalido è comunque in grado di attendere agli atti essenziali della vita quotidiana;
  • se l’impegno giornaliero richiesto alla persona eventualmente delegata a supervisionare alcune attività, come l’assunzione quotidiana di farmaci, si limita a un tempo minimo.

Al contrario, l’accompagno spetta se, nella giornata, l’assistenza è richiesta ogni qual volta la persona debba compiere una determinata attività quotidiana, inattuabile dall’invalido senza aiuto.

L’accompagnamento spetta, inoltre, se l’interessato è affetto da una psicosi cronica che si manifesta con allucinazioni e delirio.

note

[1] Cass. ord. n. 15620/2021.

[2] L. 18/1980.

Autore immagine: pixabay.com


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