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Fondo patrimoniale: quando può essere pignorato

8 Giugno 2021
Fondo patrimoniale: quando può essere pignorato

Novità fondo patrimoniale: il pignoramento diventa più difficile per le obbligazioni lavorative. 

Il fondo patrimoniale nasce come protezione dei beni familiari dai rischi del futuro. I creditori non possono infatti pignorare tutto ciò che viene inserito in questa sorta di scudo, a meno che l’obbligazione da cui nasce il debito sia stata contratta per contribuire ai bisogni della famiglia. Questo concetto è espresso dall’articolo 170 del Codice civile che regola appunto l’eventuale esecuzione forzata sui beni e sui frutti del fondo patrimoniale. 

La questione sulla pignorabilità del fondo patrimoniale è stata oggetto di numerosi interventi interpretativi da parte della Cassazione. Da ultimo, la Corte è tornata sul proprio precedente e più rigoroso orientamento, restituendo un margine di operatività a tale strumento. Cerchiamo allora di comprendere quando il fondo patrimoniale può essere pignorato alla luce di tale mutata interpretazione. 

Fondo patrimoniale: a cosa serve?

Il fondo patrimoniale si risolve in un atto notarile che pone un vincolo su beni immobili, titoli di credito e beni mobili registrati (ad es. auto e moto) di proprietà di entrambi i coniugi o di uno solo di essi. Dal momento in cui il fondo viene annotato all’atto di matrimonio (adempimento che cura lo stesso notaio), i beni che vi sono stati inseriti non possono più essere pignorati per quei «debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia».

In buona sostanza, con il fondo patrimoniale, si mettono al sicuro determinati beni da tutte le obbligazioni voluttuarie e speculative. Quelle invece nascenti da bisogni familiari (ad esempio, l’acquisto della residenza familiare, dell’auto, le spese mediche e di istruzione dei figli) possono ancora giustificare il pignoramento sul fondo.

Il fondo non può essere adottato da persone single. 

Il fondo patrimoniale è utile?

L’operatività del fondo patrimoniale è, quindi, limitata solo a quei debiti contratti per finalità diverse dai «bisogni della famiglia»: solo in tali casi, infatti, il creditore non può sottoporre ad esecuzione forzata gli immobili e tutti gli altri beni che i coniugi hanno assoggettato alla garanzia del fondo patrimoniale. Viceversa, quando l’obbligazione nasce per soddisfare le esigenze familiari, non c’è fondo patrimoniale che tenga: il pignoramento sarà sempre possibile.

Si comprende allora che l’utilità del fondo patrimoniale dipende unicamente dal concetto di «bisogni familiari»: tanto più è ampio, tanto minore è l’utilità del fondo patrimoniale. E viceversa.

Sul punto, è stata la Cassazione a spiegare cosa si intende per bisogni della famiglia. E, a fronte di un orientamento assai restrittivo sposato negli ultimi anni, di recente la Corte ha mostrato delle aperture. Vedremo a breve qual è la novità.

Pignoramento fondo patrimoniale: quando?

Ci siamo lasciati dicendo che il fondo patrimoniale è pignorabile per i debiti contratti per scopi inerenti ai bisogni familiari; è invece impignorabile quando si tratta di finalità voluttuarie e speculative. 

La principale fonte di debito è, molto spesso, l’attività lavorativa, quella di tipo autonomo, imprenditoriale o professionale. Di qui il dubbio se questa debba essere considerata un «bisogno della famiglia», atteso che è solo grazie al reddito da lavoro che è possibile dare da mangiare al coniuge e ai figli, oppure un’attività di tipo speculativo. La Cassazione, fino ad oggi, ha optato per la prima soluzione. Attualmente, però, l’orientamento è cambiato. Con una recente ordinanza [1] la Corte ha detto che, nel concetto di debiti contratti per soddisfare i «bisogni della famiglia», non rientrano tutti gli obblighi assunti da un coniuge per incrementare la ricchezza familiare, ma solo quelli «inerenti all’attività di lavoro dei coniugi se, da tale attività, la famiglia trae i mezzi di mantenimento».

Risultato: i beni nel fondo patrimoniale non sono pignorabili se il debito contratto da uno dei coniugi eccede il dovere che egli ha di procurarsi il fabbisogno occorrente per adempiere al suo obbligo di contribuzione per il mantenimento della famiglia e dei figli.

Detto in termini ancora più semplici, c’è una soglia oltre la quale il reddito lavorativo non serve più a garantire i bisogni primari della famiglia ma ad arricchirla e a soddisfare bisogni voluttuari e d’investimento. Bene: in quest’ultimo caso, i debiti contratti per realizzare tali finalità non consentono il pignoramento del fondo. Quando invece l’attività lavorativa è rivolta a soddisfare quel primario bisogno di sostentamento del suo percettore e dei suoi familiari, allora il fondo patrimoniale resta pignorabile.

La Cassazione ha così rivisto il suo precedente orientamento in base al quale nel concetto di «bisogno della famiglia» rientrerebbe indistintamente l’assunzione di qualsiasi «vincolo obbligatorio idoneo a determinare un arricchimento indiretto del nucleo familiare», il cui inadempimento legittimerebbe il creditore a soddisfarsi anche sui beni vincolati nel fondo patrimoniale. La famiglia si è evoluta ed ora l’attività lavorativa non serve solo a soddisfare le esigenze della famiglia e dei figli, ma anche quelle del singolo coniuge e a valorizzare le scelte di libertà individuale nonché l’autonomia dei coniugi. Queste ultime quindi fuoriescono dal concetto di «bisogni familiari». 

Pertanto, se è vero che ogni ricchezza individuale è potenzialmente idonea ad arrecare un vantaggio al nucleo familiare, la nozione di obbligazione contratta per i bisogni della famiglia «deve avere una portata più circoscritta».


note

[1] Cass. ord. n. 15741/21, n. 8201/2020 e n. 2904/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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