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Treno sporco? Scatta il risarcimento per danno alla salute

23 aprile 2014


Treno sporco? Scatta il risarcimento per danno alla salute

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 aprile 2014



Indennizzo in via equitativa, per danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale, al pendolare la cui salute è stata messa alla prova a causa di un treno in cattive condizioni igieniche.

Scatta un risarcimento “forfettario” per il pendolare costretto a viaggiare su un treno sporco e in pessime condizioni igieniche.

 

Mille euro: a tanto ammonta l’indennizzo riconosciuto, in via “equitativa”, da una recente sentenza del Giudice di Pace di Roma [1], a un giovane che, per un anno intero, si è dovuto spostare salendo sulla tratta ferroviaria da Spoleto all’Università di Roma Tre.

Per le precarie condizioni dei vagoni, “immortalate” dalle fotografie degli smartphone, il magistrato ha riconosciuto all’utente l’esistenza del danno non patrimoniale, derivante da inadempimento contrattuale della compagnia dei treni. Questo perché il vettore è sempre tenuto a garantire condizioni accettabili per il trasporto dei propri passeggeri, dovendo rispettare il diritto alla salute imposto dalla Costituzione.

Faranno festa i milioni di pendolari che, ogni giorno, salgono su trenini e metro sovraffollati e lasciati in stato di completo abbandono.

Stando alla sentenza in commento, perché si possa ottenere il risarcimento del danno è necessario documentare, con certificato medico, le conseguenze negative sulla salute del passeggero (una su tutte: i servizi igienici non funzionanti, i sedili sporchi e causa di contagi di vario tipo, ecc.).

In tali casi, si legge nel provvedimento in commento, vengono lesi i diritti fondamentali della persona come il diritto alla salute, alla personalità e all’intangibilità della dignità dei cittadini.

Risultano decisive le seguenti argomentazioni: la lesione di un interesse tutelato dalla Carta fondamentale della Repubblica, il superamento della soglia minima di tollerabilità, l’impossibilità di assimilare un danno di tale tipo a un semplice fastidio.

Poiché nel momento in cui il passeggero acquista il biglietto del treno non fa altro che concludere un contratto, la compagnia di trasporto è obbligata a garantire la prestazione venduta secondo correttezza e rispettando gli standard qualitativi e i diritti dell’utenza sanciti, in primo luogo, dalla Costituzione.

Non potendosi, però, in tali casi, quantificare con certezza il danno subìto, si può far ricorso alla cosiddetta “quantificazione in via equitativa”, ossia – pur in assenza di specifiche prove sull’ammontare – sulla base di quanto appare giusto al giudice.

note

[1] GdP Roma, sent. n. 41354/13, dott. Concettina Cardaci.

Autore immagine: 123rf.com

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