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Debiti col fisco ed Equitalia: per le aziende chiuse pagano i soci

23 Marzo 2015
Debiti col fisco ed Equitalia: per le aziende chiuse pagano i soci

L’arretrato con il fisco batte alla porta di soci, amministratori e liquidatori anche in via retroattiva.

Se un’azienda chiude e viene liquidata quando ancora ha debiti con il fisco, a risponderne restano i soci o i suoi liquidatori fino a cinque anni dalla cancellazione dell’impresa nel registro delle imprese. È il risultato della recente riforma introdotta con il cosiddetto Decreto semplificazioni [1]. La norma prevede appunto la possibilità di effettuare gli accertamenti fiscali nei confronti delle società estinte; ma oggi, l’Agenzia delle Entrate [2] vorrebbe applicarla anche in via retroattiva, ossia alle imprese già estinte nei 5 anni anteriori alla sua entrata in vigore (avvenuta il 13 dicembre 2014). Insomma, il fisco busserà alla porta di centinaia di migliaia di aziende che avevano fatto i conti con la vecchia disciplina.
Tale interpretazione moltiplica il numero dei contribuenti interessati (si parla di circa 607 aziende coinvolte). Specie per via del fatto che le Entrate ritengono di poter estendere le verifiche anche alle società di persone.

Questo potrebbe portare i liquidatori a decidere di non pagare più i fornitori per privilegiare invece l’erario ed eliminare rischi a proprio carico per il futuro. Insomma: la ricchezza si sposterà dai privati allo Stato, non si guarderà in faccia a nessuno prima che non siano stati regolarizzati i versamenti di tutte le imposte e dei contributi. Solo allora, sempre che sia rimasto ancora attivo, verranno pagati i creditori sociali e, poi, eventualmente, si procederà alla estinzione del soggetto giuridico.

Un altro rischio è proprio quello di tenere in vita società che, di fatto, sono già morte e non operano, in modo da evitare che la responsabilità patrimoniale slitti in capo a soci e liquidatori.

Ma è l’applicazione retroattiva della nuova legge ad aver incassato le critiche maggiori. In ogni caso, la responsabilità rivolta a soci, liquidatori ed ex amministratori è di tipo civilistico e non fiscale [3], nonostante l’amministrazione possa rivolgersi al giudice tributario.

Un’altra modifica contenuta nel decreto sulle semplificazioni – ma di segno opposto – è quella che allunga da tre a cinque anni il “periodo di osservazione” per stabilire se una società è o meno in perdita sistematica.


note

[1] D.lgs. n. 175/2015.

[2] Ag. Entrate circolare n. 31/E del 2014.

[3] Cass. ord. n. 179/2014; Cass. sentt. nn.7327/2012 e 8685/2002.

Autore immagine: 123rf com


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