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Sanzioni per indebita compensazione

8 Giugno 2021 | Autore:
Sanzioni per indebita compensazione

Cosa succede se in dichiarazione o nel modello F24 viene indicato un credito non spettante o inesistente; quando la condotta costituisce reato.

Un modo utile e pratico per pagare i debiti tributari è quello di porli in compensazione con i crediti maturati verso l’Erario o altre Pubbliche Amministrazioni. Così non escono soldi dalle tasche e si regolano comunque i conti con il Fisco. Ma bisogna fare attenzione a non barare: le sanzioni per indebita compensazione sono pesanti e, oltre una certa soglia di importo, la condotta illecita diventa reato ed è punita con la reclusione. 

L’Amministrazione finanziaria ha creato delle procedure standard per operare le compensazioni, che sono tutte veicolate nel modello F24 in modo da facilitare i controlli automatizzati. Così diventa più semplice individuare – seppur a distanza di tempo – chi ha indicato crediti non spettanti per non pagare debiti esistenti. In altri casi, ci sono dei blocchi preventivi per le compensazioni considerate a rischio e uno stop per chi ha debiti tributari scaduti e non ancora pagati.

Le sanzioni per indebita compensazione sono amministrative o penali; le prime comportano il pagamento di una pena pecuniaria, proporzionale all’importo non spettante; le seconde prevedono la pena detentiva della reclusione.  

Compensazione fiscale: cos’è e come funziona 

La compensazione è un meccanismo previsto dal Codice civile [1] in virtù del quale, quando due soggetti sono debitori e creditori l’uno dell’altro, le opposte partite si annullano o si riducono con una semplice operazione algebrica.

Facciamo un esempio.

Se la società Alfa deve a Beta 1.000 euro, ma contemporaneamente ne vanta 800 a credito, potrà pagare solo la differenza di 200 euro ed entrambi saranno liberate dalle rispettive obbligazioni. 

La compensazione fiscale riguarda i contribuenti nei confronti degli Enti impositori, come lo Stato (attraverso le Agenzie fiscali), l’Inps, l’Inail e gli Enti locali. Ogni debito fiscale può essere estinto attraverso la compensazione fiscale quando il contribuente vanta un credito certo, liquido ed esigibile, da indicare e documentare nei modi che ora ti indicheremo. 

La compensazione fiscale è di due tipi: 

  • orizzontale (detta anche “esterna”), quando i crediti e i debiti tributari sono di natura diversa (ad esempio, Irpef ed Iva); 
  • verticale (chiamata anche “interna”), quando i crediti e i debiti riguardano la medesima imposta (ad esempio, Iva a debito e Iva a credito). 

Il punto di partenza per tutti i tipi di compensazione è l’esposizione del credito maturato a favore del contribuente nella relativa dichiarazione fiscale (dei redditi, Iva o contributiva). La compensazione di tipo orizzontale deve essere operata esclusivamente attraverso il modello F24; quella verticale può compiersi nella stessa dichiarazione di riferimento, trattandosi della medesima imposta. 

Quando l’importo del credito assorbe completamente il debito, il contribuente deve presentare – obbligatoriamente in via telematica, attraverso i canali predisposti dall’Agenzia delle Entrate – un modello F24 a saldo zero, indicando le rispettive voci e non versando nulla a titolo d’imposta. 

Limiti alla compensazione fiscale 

La compensazione fiscale orizzontale ha un limite massimo annuale di 700mila euro, che comprende tutti i tipi di crediti e debiti tributari e contributivi (durante l’emergenza Covid, per il 2020 ed il 2021, è stato elevato ad un milione di euro). Per i crediti d’imposta, il limite scende a 516.456,90 euro, per ciascun anno solare e l’eventuale eccedenza potrà essere chiesta a rimborso oppure portata in compensazione nell’anno successivo.

La compensazione fiscale verticale, se riguarda crediti Iva per importi superiori a 5.000 euro, può essere effettuata solo a partire dal decimo giorno successivo a quello della presentazione della dichiarazione che riporta il credito. Inoltre, i titolari di partita Iva devono preavvisare, in via telematica, l’Agenzia delle Entrate per le compensazioni di importo eccedente i 10mila euro. L’Agenzia, se ravvisa profili di rischio, ha facoltà di sospendere la compensazione per 30 giorni, durante i quali svolgerà i controlli e le verifiche per accertare l’effettiva spettanza del credito: è il cosiddetto “blocco preventivo dei crediti”. 

Un particolare limite riguarda i debiti erariali iscritti a ruolo per i quali è scaduto il termine di pagamento, come le cartelle esattoriali non impugnate entro i 60 giorni e divenute esecutive: in tali casi, è vietato compensare gli opposti crediti se gli importi a debito contenuti nei ruoli scaduti sono superiori a 1.500 euro. Per ottenere la compensazione è, quindi, necessario eseguire i pagamenti dovuti in maniera da scendere al di sotto di tale soglia. 

Indebita compensazione fiscale: quando è reato 

L’indebita compensazione fiscale costituisce reato [2] quando le somme indicate a credito, ma in realtà non spettanti o inesistenti, superano i 50mila euro. La pena è la reclusione da un minimo di un anno e sei mesi ad un massimo di sei anni. 

Il reato si consuma nel momento in cui il contribuente espone i crediti a proprio favore, per tentarne l’utilizzo indebito: dunque, nella pratica, il momento di commissione del reato si realizza con la presentazione del modello F24 per le compensazioni orizzontali, o con l’indicazione del credito indebito in dichiarazione per le compensazioni verticali. 

Al di sotto della soglia dei 50mila euro, la condotta di indebita compensazione è sanzionata esclusivamente in via amministrativa. L’importo della sanzione è pari al 5% dei crediti non spettanti se non superano i 5.000 euro ed è di 250 euro oltre tale soglia, per ciascun modello F24 attraverso il quale è stato indicato il credito non spettante e non riconosciuto [3]. A tali sanzioni si aggiungono quelle ordinarie previste per l’omesso versamento delle imposte dovute. In materia di Iva, il credito d’imposta inesistente e indebitamente compensato è sanzionato da un minimo del 100% ad un massimo del 200% dell’importo del credito stesso.

Con una recente ordinanza la Corte di Cassazione [4] ha affermato che le sanzioni per indebita compensazione si applicano anche in caso di presentazione tardiva del modello F24 con cui il credito viene portato in compensazione, perché in questo modo si omette il pagamento del tributo dovuto entro la scadenza.


note

[1] Art. 1243 Cod. civ.

[2] Art. 10 quater D.Lgs. n. 74/2000.

[3] Art. 15, co. 2 ter D.Lgs. n. 471/1997.

[4] Cass. ord. n. 15615 del 04.06.2021.


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