Diritto e Fisco | Editoriale

SOPA: il blocco di Internet e la rivoluzione bianca

22 Gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Gennaio 2012



SOPA e la responsabilità del provider: nuovi filtri alla rete e disapplicazione del principio della net neutrality.

Fanno ancora discutere le due proposte di legge sull’agenda del Congresso degli Stati Uniti e che minacciano di imporre poliziotti-censori su tutta la rete.

La più nota delle due, la cosiddetta SOPA (Stop Online Piracy Act), è un disegno di legge che attribuisce ai giudici il potere, su richiesta del Dipartimento di Giustizia o del titolare di diritti d’autore, di bloccare i siti sospettati di pirateria e, con essi, i loro canali di finanziamento (la pubblicità). Il blocco avverrebbe attraverso un’ingiunzione imposta al provider, con pene a carico di quest’ultimo che arrivano sino al carcere.

Nel divieto cadrebbe anche lo streaming video o il semplice linkare contenuti presenti su altri siti, purché lesivi del copyright.

Finirebbe sotto la scure della legge pure la normale attività di condivisione di videoclip che, quotidianamente, milioni di utenti effettuano su Facebook. E non solo. Milioni di siti che richiamano, con un “copia e incolla”, gli indirizzi di altri siti sospettati di pirateria, diverrebbero tutti automaticamente illeciti e verrebbero quindi rimossi.

A farne le spese non sarebbe tanto l’utente, quanto il gestore del servizio su cui ricadrebbe l’obbligo di rimozione: il provider. Con buona pace del principio della net neutrality, che proprio nel Presidente Obama aveva visto il suo più strenue difensore.

Tutto ciò nasconde il tentativo – cui ormai siamo abituati da qualche anno a questa parte – delle vecchie industrie dei contenuti (Hollywood, software house, ecc.) di controllare la nuova Silicon Valley (Facebook, Twitter, YouTube, Google).

Sbandierata come una crociata in difesa della proprietà, quella a cui stiamo assistendo è piuttosto una guerra di interessi economici e non di principi di diritto. Anzi, è la nostra stessa Corte di Giustizia della Comunità Europea ad aver ricordato, qualche mese fa [1], come non si possano mettere sullo stesso piano da un lato gli interessi privati di natura commerciale (la tutela del copyright) e, dall’altro, le libertà fondamentali tutelate dalla Costituzione (la libertà di espressione, la libertà di movimento). La difesa dei primi non può mai risolversi in una compressione dei secondi. Sarebbe come ammazzare una mosca con il bazooka.

Subito si è formata una NetCoalition, che vede uniti Google, Yahoo, Amazon, eBay, PayPal e Wikipedia. L’enciclopedia online ha deciso, da qualche giorno, di pubblicare, sulla propria homepage, un comunicato di disappunto per quanto sta avvenendo al Congresso.

Il bello della rete è anche questo: che le rivoluzioni sono perfettamente pacifiche e democratiche (nascono cioè dal popolo e dalle sue effettive esigenze, e non invece su sollecitazione di altre classi, così come invece era stata, per esempio, la rivoluzione francese).

La NetCoalition minaccia anche una serrata: mettere per qualche giorno offline tutti i siti, al fine di ricordare a chi scrive le leggi com’era il mondo quando non esisteva Internet.

Perché a questo sembra mirare la SOPA: riportare la nostra società alla preistoria. Chi mai, infatti, nella consapevolezza di rischiare sanzioni così gravi (come il carcere), intenderà più lasciare liberi i propri utenti di creare, condividere, commentare, linkare? Gli Internet Service Provider piuttosto si trasformeranno in veri e propri censori che, onde ridurre al minimo il rischio sulle proprie aziende di sanzioni economiche e penali, filtreranno la rete, bloccheranno le attività di interazione degli utenti, impediranno qualsiasi libertà di gestione e condivisione. Si tornerà a Internet 1.0, quello dove i siti erano statici, semplici copertine e l’utente non aveva che un ruolo passivo, di mero spettatore. Come davanti alla televisione.

 

 


note

[1] Terza Sez. Corte Giust. U.E., causa C-70/10.


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