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Le Guide Il test per capire se è lavoro subordinato o autonomo

Le Guide Pubblicato il 23 aprile 2014

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> Le Guide Pubblicato il 23 aprile 2014

Vincolo di subordinazione e requisiti sussidiari: ecco quando il lavoratore deve essere inquadrato con un contratto di lavoro dipendente a tutti gli effetti.

Come possiamo capire se il lavoro che stiamo eseguendo da “esterni” per l’azienda in realtà doveva essere inquadrato come lavoro dipendente a tutti gli effetti e se il datore sta cercando di eludere la normativa lavoristica che, per lui, sarebbe più onerosa?

Per questo, la legge e la giurisprudenza hanno elaborato una serie di “indici” in presenza dei quali il rapporto di lavoro può considerarsi “subordinato”, anche se formalmente contrattualizzato con collaborazione a progetto e altre ipotesi di parasubordinazione.

Dunque, non conta quello che scrive il datore di lavoro sulla carta: conta come, nei fatti, il rapporto si svolge.

Il rapporto di lavoro subordinato, del resto, è particolarmente “inviso” dai datori di lavoro perché, attorno ad esso, ruotano le principali tutele previste dal nostro ordinamento giuridico, sia nella fase di costituzione del rapporto di lavoro, sia durante il suo svolgimento e quella di pagamento delle mensilità, degli orari, dei permessi, e soprattutto in occasione della sua cessazione (licenziamento e pagamento del TFR).

Proprio per via di tali tutele (oltre ai costi contributivi e indiretti) la determinazione della natura del rapporto di lavoro (se subordinata o autonoma) è una delle principali cause di contenzioso per i tribunali.

Ecco allora l’identikit del rapporto subordinato classico. Fuori da questi casi, ben vengano i rapporti parasubordinati come il co.co.co., il co.co.pro., ecc.

L’elemento principale che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato da quello autonomo o parasubordinato è il vincolo di soggezione del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro. Il che significa una limitazione della autonomia del lavoratore medesimo. In pratica, tutte le volte in cui il lavoratore è soggetto alle direttive, alle sanzioni e alle decisioni organizzative di un altro soggetto (una società o una persona fisica), egli si deve considerare alle dipendenze di quest’ultimo, e non c’è modo di giustificare altrimenti le prestazioni.

Esistono altri indici che fanno presumere l’esistenza di un rapporto subordinato; ma, a differenza del precedente, questi sono semplici indizi e, pertanto, necessitano di essere supportati da altri elementi.

Essi sono i cosiddetti requisiti sussidiari (v. dopo).

Ecco, quindi, un utile specchietto per effettuare un test sul lavoro che state eseguendo e stabilire se esso vada qualificato come “subordinato” o “parasubordinato”.

Requisito principale del lavoro subordinato

– assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro.

Requisiti sussidiari del lavoro subordinato

– qualificazione del rapporto compiuta dalle parti al momento della stipulazione del contratto (ossia come le parti hanno inteso qualificare, nel contratto, il rapporto)

– assenza di rischio (se il lavoratore non assume alcun rischio, è probabile che il rapporto sia subordinato);

– inserimento nell’organizzazione (se il lavoratore è inserito in un’organizzazione stabile, è probabile che stia svolgendo lavoro subordinato);

– continuità della prestazione;

– osservanza di un orario di lavoro;

– forma e modalità della retribuzione (fissa e a cadenza periodica);

– oggetto della prestazione (obbligazione di mezzi o di risultato)

– esecuzione personale della prestazione lavorativa (se il lavoratore si vale di collaboratori gestiti e retribuiti da egli stesso, è probabile che il rapporto di lavoro sia autonomo);

– proprietà o meno degli strumenti di lavoro (se il lavoratore si vale di strumenti propri, è probabile che stia svolgendo un lavoro autonomo);

– obbligo di giustificare o meno le assenze (se al lavoratore viene imposto di giustificare le assenze dal lavoro è probabile che si parli di lavoro subordinato);

– diritto alle ferie (se al lavoratore viene consentito di assentarsi per le ferie, che gli vengono retribuite, è probabile che stiamo parlando di lavoro dipendente);

– esclusività della prestazione a favore di un solo datore di lavoro.

note

Autore immagine: 123rf.com


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