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Infortunio sul lavoro: come viene pagato?

13 Settembre 2021 | Autore:
Infortunio sul lavoro: come viene pagato?

Quanto percepisce il lavoratore vittima di un incidente in azienda? Quando è responsabile il datore se si risparmia sulle misure di sicurezza?

Chi si fa male sul posto di lavoro già ha il pensiero di doversi fermare e di non poter svolgere la sua attività finché non si sarà completamente ristabilito. Tra le domande che vengono subito in testa c’è quella essenziale: l’infortunio sul lavoro come viene pagato? E chi se ne fa carico? Se sono un imprenditore e un mio dipendente si fa male nella mia azienda, quali sono le mie responsabilità? Devo pagargli lo stipendio anche quando non lavora?

In questa guida sintetica vedremo non solo quello che l’Inail prevede in questi casi ma anche quello che la Cassazione ha stabilito di recente a proposito delle responsabilità del datore quando accade un infortunio sul lavoro: non sempre, hanno detto i giudici supremi, la colpa è dell’azienda. Vediamo.

Infortunio sul lavoro: che cosa si intende?

Non bisogna confondere malattia e infortunio sul lavoro. Quest’ultimo, per essere definito tale, deve avere quattro determinati elementi concomitanti, ovvero:

  • l’evento nefasto;
  • la lesione per il lavoratore;
  • il contesto lavorativo;
  • la causa violenta.

In sostanza, l’infortunio sul lavoro può essere definito, secondo l’apposito Testo unico, come un episodio «avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni».

Il datore di lavoro è tenuto a sottoscrivere un’assicurazione obbligatoria con l’Inail al fine di tutelare i propri dipendenti contro questo tipo di rischi.

Infortunio sul lavoro: come reagire?

Va da sé che la prima cosa da fare quando si verifica un infortunio sul lavoro è quella di garantire al lavoratore la dovuta assistenza sanitaria. Dopodiché, ai fini dell’indennizzo, sarà necessario il rilascio del certificato medico in cui vengano riportati la diagnosi ed il numero di giorni di inabilità temporanea.

Il dipendente (o chi per lui, se si trattasse di un infortunio grave), secondo quanto dispone l’Inail, deve informare il proprio datore di lavoro quanto prima. La comunicazione va assolutamente fatta per avere diritto alle prestazioni Inail fin da subito e non rischiare di perderle nei giorni in cui il datore non era stato informato di quanto accaduto.

Dal canto suo, il datore di lavoro deve avvertire l’Istituto mediante comunicazione o denuncia entro due giorni dalla data in cui è stato informato dell’infortunio. La scelta tra l’una è l’altra non è facoltativa:

  • deve darne comunicazione all’Inail se l’infortunio ha provocato una prognosi ed una conseguente inabilità di almeno un giorno successivo a quello in cui si è verificato l’episodio o prolungata fino a tre giorni;
  • deve presentare denuncia all’Inail entro 48 ore se l’infortunio ha provocato una prognosi ed una conseguente inabilità superiore a tre giorni da quello successivo alla data in cui si è verificato l’evento, affinché l’Istituto provveda all’indennizzo.

La denuncia deve essere fatta esclusivamente in via telematica e deve riportare:

  • i riferimenti del certificato medico rilasciato da chi è intervenuto sul lavoratore subito dopo l’infortunio;
  • le generalità del dipendente;
  • data, luogo e ora in cui è avvenuto l’evento;
  • le cause e la dinamica dell’incidente (indicando anche eventuali mancanze di igiene e di prevenzione);
  • le caratteristiche della lesione;
  • eventuali denunce precedenti in materia;
  • ore lavorative e salario percepito dal lavoratore nei 15 giorni precedenti l’infortunio.

Ritardi nell’invio della comunicazione o della denuncia comportano delle sanzioni per il datore di lavoro.

Infortunio sul lavoro: quanto viene pagato?

Al dipendente assicurato vengono garantite alcune prestazioni in caso di infortunio sul lavoro. Quando l’episodio provoca un’inabilità temporanea assoluta, il lavoratore ha diritto ad un’indennità giornaliera sia per dare continuità alla sua retribuzione sia come contributo per le spese sanitarie derivanti dall’incidente.

In particolare, dal primo al terzo giorno il datore di lavoro gli erogherà:

  • il 100% della normale retribuzione giornaliera per il giorno in cui è avvenuto l’infortunio;
  • il 60% della normale retribuzione, fino al terzo giorno successivo al giorno dell’evento, salvo condizioni migliori eventualmente previste dal contratto collettivo applicato al caso specifico.

Dal quarto giorno, l’Inail gli erogherà:

  • il 60% della retribuzione media giornaliera fino al 90° giorno in cui permane l’infortunio;
  • il 75% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno fino alla guarigione del lavoratore.

L’Inail, inoltre, si farà carico delle prestazioni a seconda del grado di menomazione secondo le apposite tabelle. Nel dettaglio:

  • se l’infortunio comporta una menomazione permanente tra il 6% ed il 15%, sarà erogato il cosiddetto «indennizzo di capitale» in un’unica soluzione;
  • se l’infortunio comporta una menomazione tra il 16% ed il 100% l’indennizzo diventa rendita e si divide in due quote: una per il danno biologico e l’altra per compensare la ridotta capacità di produrre reddito;
  • se l’infortunio comporta la morte del lavoratore, interviene l’apposito Fondo del ministero del Lavoro allo scopo di fornire «l’adeguato supporto alla famiglia», come precisa l’Inail. Si tratta di una rendita o di una prestazione una tantum, oltre al cosiddetto assegno funerario che copre le spese delle esequie.

Infortunio sul lavoro e risparmio sulla sicurezza: l’azienda è responsabile?

Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che un’azienda non è responsabile dell’infortunio sul lavoro subìto da un dipendente se l’incidente è il risultato di una sottovalutazione del rischio ma non c’è stata l’intenzione di risparmiare sui costi che riguardano la sicurezza per ottimizzare i profitti [1].

Secondo i giudici supremi, dunque, quando viene accertato che il risparmio procurato da alcune mancanti misure di prevenzione non è rilevante o intenzionale e si inserisce in un contesto in cui prevalgono le norme di sicurezza, al fine di addossare la responsabilità dell’infortunio al datore occorre trovare per lui una prova fin troppo evidente del requisito del vantaggio e dell’interesse economico.

In altre parole, bisogna dimostrare che l’azienda ha volutamente fatto prevalere l’esigenza del profitto rispetto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, ad esempio costringendo loro a dei turni assurdi pur di aumentare la produzione.


note

[1] Cass. sent. n. 22256/2021.


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