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Casa cointestata: diritto di abitazione al coniuge superstite

9 Giugno 2021
Casa cointestata: diritto di abitazione al coniuge superstite

Se la casa del defunto era in comunione con il coniuge superstite o in comune con un terzo, il diritto di abitazione spetta ugualmente?

Alla morte di una persona, al coniuge superstite spetta, oltre che una quota minima dell’eredità (la cosiddetta legittima), il diritto di abitazione in quella che prima era la dimora familiare. Egli cioè può continuare a vivere in tale immobile fino alla fine dei suoi giorni. 

Ma che succede se la dimora in questione è in comunione dei beni o in comune con un’altra persona, ad esempio un fratello o un nipote? Una recente sentenza della Cassazione si occupa di definire la sorte del diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa cointestata. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Chi è il coniuge superstite?

Il coniuge superstite è colui che sopravvive alla morte dell’altro. Quando cioè una persona sposata muore, il coniuge che resta in vita viene chiamato dalla legge «coniuge superstite». 

Quali sono i diritti del coniuge superstite?

Al coniuge superstite spetta sempre una quota del patrimonio del defunto. Questa quota viene chiamata legittima e varia a seconda del fatto che sia stato fatto o meno testamento e dal numero di eredi con cui questi concorre (leggi sul punto “Quali sono le quote degli eredi legittimari?“).

Oltre a ciò, al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione nella casa coniugale, quella cioè adibita a residenza familiare (non quindi su altri immobili di proprietà del defunto come ad esempio la seconda casa o quella per le vacanze). In più, il coniuge superstite ha diritto di uso dei mobili che la corredano.

Questo significa che se anche la casa è caduta in successione e la proprietà è divisa con altri eredi, questi ultimi non potranno mandare via il coniuge superstite prima della sua morte, a meno che non sia questi a lasciare volontariamente l’abitazione per andare a vivere altrove.

Il diritto di abitazione spetta anche se il coniuge superstite si risposa o inizia a convivere con un’altra persona: quest’ultima quindi avrà anch’essa diritto ad essere ospitata nell’immobile, senza che gli altri eredi possano contestarlo. Il diritto di abitazione però decade sempre con la morte del relativo titolare. 

Casa cointestata: spetta il diritto di abitazione?

Se la casa è in comunione o comunque cointestata con il coniuge superstite, questi vanta ugualmente il diritto di abitazione; e ciò a maggior ragione se si tiene conto che la proprietà dell’immobile è, per il 50%, anche sua. Del resto, questa è la dizione dello stesso articolo 540, comma 2, del Codice civile, per il quale al coniuge superstite, anche quando concorra all’eredità con altri chiamati, «sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni». 

Viceversa, a detta della Cassazione [1], se la casa è in comproprietà con un’altra persona, diversa dal coniuge superstite, quest’ultimo perde il diritto di abitazione. Tale interpretazione non è nuova e risale già a diversi anni fa [2].

In sintesi, il diritto di abitazione del coniuge superstite scatta solo se la casa adibita a residenza familiare era di proprietà del coniuge defunto o di proprietà comune tra i coniugi; non sussiste invece se la proprietà apparteneva in comunione al coniuge defunto e a un altro soggetto, diverso dal coniuge superstite.

L’espressione «di proprietà del defunto o comuni» che si può leggere all’articolo 540 del cod. civ. si intende riferita non già a qualsiasi caso di comunione ma solo alla comunione che intercorre tra il coniuge defunto e quello superstite. Questo perché non può estendersi il diritto di abitazione «a carico di quote di soggetti estranei all’eredità nel caso di comunione degli stessi beni tra il coniuge defunto e tali altri soggetti». 

In ogni caso, c’è da dire che tale interpretazione non è condivisa da tutti i giudici. La stessa Cassazione [3], in un precedente più remoto, aveva sancito che, nel caso in cui la residenza familiare del deceduto fosse stabilita in un immobile in comproprietà tra il defunto e un terzo, «il diritto di abitazione del coniuge superstite trova limite ed attuazione in ragione della quota di proprietà del coniuge defunto».

Casa cointestata e valore della legittima

Si tenga infine conto che, nell’ipotesi in cui sussista il diritto di abitazione (per essere la residenza familiare di proprietà del defunto o comune tra i coniugi), il valore della quota di legittima del coniuge superstite è composto anche dal valore del diritto di abitazione. Con la conseguenza che, ad esempio, se il defunto ha lasciato il coniuge e due figli e ha attribuito al coniuge la sola legittima, nella successiva divisione della massa ereditaria il coniuge si presenta con una quota di valore pari a un quarto della massa più il valore del diritto di abitazione sulla casa.


note

[1] Cass. sent. n. 15000/2021.

[2] Cass. sent. n. 8171/1991 e n. 6691/2000.

[3] Cass. sent. n. 2474/1987.

Autore immagine: depositphotos.com


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