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News Decreto lavoro: così cambiano contratti a termine e apprendistato

News Pubblicato il 25 aprile 2014

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> News Pubblicato il 25 aprile 2014

DL Poletti: dopo l’approvazione delle Camera, ecco le modifiche sostanziali alla riforma Fornero.

La Camera ha approvato il testo del nuovo decreto legge che modifica la riforma Fornero in materia di contratti a termine e apprendistato. Ora l’esame passa al Senato.

L’acausalità dei contratti a termine sale da 12 a 36 mesi, comprensivi di un massimo di cinque proroghe (erano otto nel testo originario).

Viene introdotto un tetto del 20% di utilizzo del lavoro a termine calcolato sui dipendenti a tempo indeterminato (non più sull’organico complessivo).

La formazione pubblica per gli apprendisti torna obbligatoria (ma se la Regione non si attiva entro 45 giorni l’impresa è esonerata).

Viene ripristinato il piano formativo individuale, seppur con modalità semplificate di redazione; e viene reintrodotta una quota legale di stabilizzazione di apprendisti (20% per le aziende con almeno 30 dipendenti) necessaria per consentire al datore di lavoro di poter sottoscrivere nuovi contratti di apprendistato.

L’aula della Camera ieri ha confermato la fiducia al governo accendendo semaforo verde al dl Poletti.

Ora il dl 34 inizierà martedì 29 aprile il suo percorso in Senato, in commissione Lavoro (relatore Pietro Ichino di Scelta civica), con un iter piuttosto serrato visto che il provvedimento scade il 19 maggio (e se modificato nuovamente deve poi tornare alla Camera per la conversione definitiva).

In vista della partita al Senato, un punto su cui si potrebbe raggiungere un compromesso tra la maggioranza e con il governo è sulla sanzione della conversione a tempo indeterminato dei rapporti a termine che superano la nuova soglia del 20% introdotta alla Camera. Un vincolo giudicato, un po’ da tutti, eccessivamente oneroso per le imprese e che potrebbe essere “alleggerito” trasformandolo in un mero indennizzo economico (da corrispondere al lavoratore a termine non confermato). In discesa potrebbe essere anche l’intesa sulla formazione pubblica per gli apprendisti, lasciando libero il datore di lavoro di scegliere se avvalersi dell’offerta regionale o formare il ragazzo all’interno dell’azienda. L’acausalità a 36 mesi e il numero di 5 proroghe non dovrebbero più essere oggetto di modifiche. Mentre appare appesa la questione della stabilizzazione del 20% di apprendisti. Ncd preme per cancellare questo obbligo legale. Ma va trovato ancora un accordo con il Pd e con il ministro Poletti.

 

CONTRATTI A TEMPO

Acausalità a 36 mesi

È previsto, per i contratti di lavoro a tempo determinato e per la somministrazione di lavoro a tempo determinato, l’innalzamento da 12 a 36 mesi della durata del rapporto di lavoro senza la necessità, per il datore di lavoro, di indicare la cosiddetta “causale”, vale a dire le ragioni tecniche, produttive, organizzative e sostitutive che giustificano l’apposizione di un termine al rapporto. L’innalzamento a 36 mesi dell’acausalità (che così coincide con la durata massima del lavoro a tempo) ha l’obiettivo di facilitare il ricorso ai contratti a termine, eliminando il contenzioso

Tetto di utilizzo al 20%

Viene introdotto un tetto legale all’utilizzo del lavoro a termine: non si può superare il 20% di contratti a tempo determinato (esclusi quelli in somministrazione). Il limite si calcola sul totale dei lavoratori assunti a tempo indeterminato (non si prenderà quindi più in considerazione l’organico complessivo, come previsto dalla versione originaria del dl 34). Il conteggio parte dai contratti in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione. I datori che occupano cinque dipendenti possono comunque stipulare un contratto a termine. Il tetto del 20% si applica ai nuovi contratti.

Massimo 5 proroghe

Un contratto a tempo determinato (anche in somministrazione), all’interno della durata massima di 36 mesi del rapporto, può essere prorogato al massimo cinque volte. Il limite, durante il passaggio del dl Poletti alla Camera, è stato abbassato rispetto al tetto originario (otto proroghe) previsto nel testo del decreto legge approvato dal consiglio dei ministri a metà marzo. Il dl approvato alla Camera specifica che le cinque proroghe sono da considerarsi un limite massimo (all’interno dei 36 mesi di durata), anche in presenza di rinnovi contrattuali.

Diritto di precedenza

Si amplia e si rafforza il diritto di precedenza delle donne in congedo maternità per le assunzioni da parte del datore di lavoro, nei 12 mesi successivi e in riferimento alle stesse mansioni oggetto del contratto a termine. Al fine di integrare il limite minimo di 6 mesi di durata del contratto a termine (che la normativa in vigore richiede per il riconoscimento del diritto di precedenza) devono calcolarsi anche i periodi di astensione obbligatoria per le lavoratrici in congedo di maternità. Il diritto di precedenza vale non solo per le assunzione stabili, ma anche per quelle a termine.

Regime transitorio

Se si supera il tetto massimo del 20% di utilizzo dei contratti a termine è introdotta la sanzione della trasformazione a tempo indeterminato dei rapporti in eccesso. Restano comunque fermi i diversi limiti quantitativi (eventualmente più alti) previsti dalla contrattazione collettiva. Nei settori privi di disciplina contrattuale, se il datore supera il tetto del 20%, deve adeguarsi entro il 31 dicembre 2014. Dal 2015, se non rientra sotto il tetto, non può assumere nuovi lavoratori a termine (fino a quando non si mette in regola).

APPRENDISTATO

Piano formativo

Per quel che riguarda le norme sull’apprendistato, è stato reintrodotto l’obbligo di redigere in forma scritta il piano formativo individuale, anche se in forma semplificata. Nella versione originaria del dl questo piano formativo non doveva essere più scritto. Il piano formativo, secondo le novità approvate dalla Camera, è inserito in forma sintetica all’interno del contratto di apprendistato e può essere definito, sempre nell’ottica di semplificare le procedure, anche sulla base di moduli formativi stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali.

Obbligo formazione pubblica

È stato reintrodotto, in tema di apprendistato, l’obbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione aziendale con quella pubblica (obbligo non previsto nel testo uscito dal consiglio dei ministri a metà marzo, che prevedeva solo una semplice facoltà per il datore). La Regione, tuttavia, deve comunicare all’impresa le modalità per fruire dell’offerta formativa entro 45 giorni dall’istaurazione del rapporto di lavoro. Decorso questo termine, l’azienda viene esonerata dall’obbligo della formazione pubblica (resta quindi da fare solo quella all’interno dell’impresa).

Quota stabilizzazioni al 20%

La Camera reintroduce le quote di stabilizzazione di apprendisti ferma restando la disciplina dei contratti collettivi nazionali. L’obbligo di stabilizzazione era stato introdotto dalla legge Fornero (30% fino al 2015, poi 50%) e cancellato dalla versione originaria del dl Poletti perchè ritenuto eccessivamente gravoso per le aziende. Ora si torna indietro (anche se si introducono limiti più bassi). L’obbligo di assumere riguarda infatti i soli datori di lavoro che occupano almeno 30 dipendenti e la quota minima di apprendisti da stabilizzare è del 20%.

Ore di formazione

Il decreto legge Poletti approvato ieri dalla Camera “sconta” le ore di formazione e specifica che la retribuzione dell’apprendista, fissata al 35% per le ore di formazione, deve essere intesa come un limite minimo, quindi può essere derogabile in meglio da parte del datore di lavoro. La norma riguarda l’apprendistato di primo livello, vale a dire quello indirizzato a coloro che sono usciti dai percorsi scolastici e hanno la possibilità di conseguire la qualifica, o il diploma professionale, a seguito dell’assunzione.

DURC ONLINE

Parte la smaterializzazione

Un decreto attuativo interministeriale, da varare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge Poletti, dovrà regolare la smaterializzazione del Durc, il documento unico di regolarità contributiva. La verifica della regolarità nei confronti di Inps e Inail (e, per le imprese edili, delle casse edili) dovrà avvenire, da parte di chiunque vi abbia interesse, in tempo reale e con modalità esclusivamente telematiche attraverso una interrogazione degli archivi di questi enti. La documentazione avrà validità 120 giorni a decorrere dalla data di acquisizione.

SOLIDARIETÀ

Target per le agevolazioni

Un decreto interministeriale stabilirà i criteri per individuare i datori di lavoro che beneficeranno delle agevolazioni, già previste, per i contratti di solidarietà, innalzando a 15 milioni di euro (da poco più di 5 milioni), a partire da questo anno, il relativo limite di spesa nell’ambito del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione. Viene poi uniformata la normativa, fissando al 35% la riduzione della contribuzione previdenziale per i datori che riducono l’orario di lavoro di oltre il 20%, eliminando così le precedenti differenziazioni su base territoriale.

note

Autore immagine: 123rf.com

Autore: Sole24ORe


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