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Ricognizione di debito: tassazione

10 Giugno 2021 | Autore:
Ricognizione di debito: tassazione

L’imposta di registro è dovuta sulle scritture di riconoscimento di crediti della controparte: qual è l’aliquota applicabile? 

Per evitare contestazioni e litigi hai deciso di riconoscere per iscritto un debito nei confronti di una tua controparte. Questa scrittura privata ti eviterà una causa giudiziaria, ma non la tassazione dovuta sull’atto di ricognizione di debito. 

Ricognizione, in questo caso, vuol dire appunto riconoscimento. Chi firma l’atto di ricognizione del debito ne ammette l’esistenza ed anche l’ammontare, così dispensa il creditore dalla necessità di fornire la prova di ciò che gli è dovuto. In questo modo, l’accertamento del diritto di credito viene notevolmente facilitato. Ma la vicenda può avere importanti risvolti fiscali, se l’atto viene utilizzato in giudizio perché il debitore, nonostante il riconoscimento scritto, poi non paga. A quel punto, il creditore si baserà proprio sulla scrittura di riconoscimento del debito per chiedere ed ottenere un decreto ingiuntivo, o una sentenza di condanna al pagamento delle somme. 

La tassazione della ricognizione di debito scatta quando il documento che la contiene viene utilizzato in giudizio. Sorge così il presupposto per l’applicazione dell’imposta di registro. Ma essa è dovuta in misura fissa oppure con un’aliquota proporzionale, in base al valore del debito indicato nella scrittura? Su questa importante domanda la giurisprudenza si è divisa ed ha fornito soluzioni opposte, ma recentemente sembra aver trovato una via d’uscita che pare definitiva: con una nuova pronuncia la Sezione tributaria della Corte di Cassazione [1] ha affermato che l’imposta di registro è dovuta in misura fissa, mentre l’aliquota proporzionale è  prevista solo per il successivo, ed eventuale, decreto ingiuntivo. 

Ricognizione di debito: cos’è e a cosa serve?

La ricognizione di debito è la dichiarazione unilaterale fatta da chi riconosce spontaneamente l’esistenza di una prestazione da dover eseguire nei confronti di un altro soggetto. Consiste, dunque, nell’ammissione di un debito che può riguardare, a seconda dei casi, un’obbligazione pecuniaria al pagamento di una determinata somma (ed è il caso più frequente) oppure anche un’altra prestazione, come la consegna di un bene.

Se l’atto di riconoscimento del debito riporta anche la causale dell’obbligazione, cioè il motivo per cui essa è sorta, come un contratto, la dichiarazione si definisce “titolata”; ma per la validità della ricognizione è sufficiente l’indicazione della consistenza e dell’ammontare del debito riconosciuto, senza il bisogno di indicarne la fonte. In questo caso, la ricognizione di debito viene definita “pura“.

Ricognizione di debito: come si utilizza?

La legge [1] dispone che la ricognizione di debito e la promessa di pagamento dispensano il creditore dalla necessità di provare il rapporto sottostante, che dal momento in cui viene riconosciuto dal debitore si presume esistente fino a prova contraria. Perciò, in caso di successive contestazioni, o di inadempimento, il creditore potrà semplicemente produrre in giudizio l’atto di ricognizione del debito e, a quel punto, toccherà al debitore dimostrare che esso non era validamente sorto oppure è venuto meno in seguito, per avvenuto pagamento o per intervenuta prescrizione.

L’effetto pratico più importante del riconoscimento di debito è la possibilità, per il creditore, di ottenere in base ad esso un decreto ingiuntivo, cioè un ordine di pagamento emesso dal giudice nei confronti del debitore. In questo modo, se il debitore rimane inadempiente e non propone opposizione, il creditore potrà promuovere l’espropriazione forzata dei suoi beni.

Ricognizione di debito e imposta di registro 

La scrittura privata di riconoscimento del debito è stata ritenuta, fino ad epoca molto recente, un atto dichiarativo, cioè funzionale ad accertare diritti già esistenti in capo alle parti e non a crearli o a trasmetterli: per tale scopo occorrono gli atti costitutivi, come un rogito notarile di trasferimento di proprietà di un immobile o una sentenza affermativa di un diritto. 

Da questa qualificazione discende un’importante conseguenza sulla tassazione: ai fini dell’imposta di registro [3], tutti gli «atti di natura dichiarativa relativi a beni o rapporti di qualsiasi natura» sono soggetti all’aliquota proporzionale dell’1% sul valore del debito riconosciuto [4].

Il presupposto impositivo sorge «in caso d’uso», cioè nel momento in cui la dichiarazione scritta viene utilizzata e prodotta all’autorità giudiziaria davanti alla quale si vuol far valere l’esistenza del debito della controparte. Quindi, se la scrittura non viene azionata, l’imposta non sarà dovuta.

Imposta di registro su ricognizione di debito: fissa o proporzionale?

La giurisprudenza è stata a lungo divisa sul quesito relativo all’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa [5], pari a 200 euro per ciascun atto, oppure proporzionale. Ti abbiamo esposto tutte le posizioni espresse al riguardo nell’articolo “Atto di riconoscimento debito: tassazione” riportando la varietà delle soluzioni adottate dalle Commissioni tributarie. 

L’ultima sentenza della Corte di Cassazione sul tema [1] sembra aver dato una risposta dirimente: la ricognizione di debito è soggetta a registrazione in termine fisso, perché non è «espressamente inserita» in una delle apposite voci di tariffa, mentre nel Testo Unico dell’Imposta di Registro esiste una norma [6] che, secondo la Suprema Corte, ha «valore di previsione generale, trattandosi di atto avente per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale»

Così i giudici di piazza Cavour arrivano ad affermare che è «ormai ampiamente superato» l’opposto orientamento che attribuiva «natura dichiarativa» alla ricognizione di debito. La conseguenza è che viene meno il presupposto per l’applicazione dell’aliquota in misura proporzionale sul valore della scrittura e cadono tutti gli interrogativi sul suo ammontare (alcune pronunce lo avevano fissato nel 3%, altre nell’1%, altre ancora nello 0,5%, assimilando il riconoscimento del debito ad una quietanza).

Perciò, stando all’attuale ed autorevole orientamento espresso dalla Suprema Corte di Cassazione, tutti i dubbi appaiono risolti: la tassazione dell’atto di ricognizione di debito avviene con applicazione dell’imposta di registro in misura fissa, pari a 200 euro, e non proporzionale.


note

[1] Cass. ord. n. 15910 del 08.06.2021.

[2] Art. 1988 Cod. civ.

[3] Art. 3 Tariffa, parte I, D.P.R. n. 131/1986 (Testo Unico dell’Imposta di Registro).

[4] Art. 43, co. 1, lett. a), D.P.R. n. 131/1986.

[5] Art. 11 D.P.R. n. 131/1986 e art. 4 Tariffa, Parte II, allegata.

[6] Art. 9 D.P.R. n.131/1986.


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