Nuovi compiti e funzioni agli avvocati per ridurre il carico della giustizia

25 aprile 2014


Nuovi compiti e funzioni agli avvocati per ridurre il carico della giustizia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 aprile 2014



Nuove competenze affidate a professionisti, avvocati e notai, senza far più entrare le parti in tribunale: ecco i progetti del Ministro della Giustizia Orlandi.

Emergenza arretrato civile: entro giugno il Governo adotterà un decreto di riforma della giustizia che si annuncia una vera e propria rivoluzione nel mondo professionale.

La nuova legge chiamerà in campo avvocati e notai, aumentando le loro funzioni ed evitando che un vasto elenco di vertenze entrino, sin dall’inizio, nelle aule dei tribunali.

In questo modo, il carico della magistratura dovrebbe essere sgravato da quei procedimenti che non presentano particolarità conflittualità.

Le anticipazioni sono state presentate dal ministro Andrea Orlandi al Senato.

Il disegno di legge prevede due particolari direzioni:

1. il trasferimento, davanti ad arbitri, delle cause ad oggi pendenti davanti al giudice riguardanti diritti disponibili e dietro richiesta congiunta delle parti;

2. la promozione, in sede stragiudiziale, procedure alternative all’ordinaria risoluzione delle controversie nel processo. In particolare, verrà introdotta la procedura di negoziazione assistita da un avvocato: si tratta di una procedura cogestita dai legali delle parti e indirizzata, con il loro apporto professionale, al raggiungimento di un accordo conciliativo che evita il giudizio e consente la formazione di un titolo esecutivo.

Ambito di applicazione potranno essere separazioni e divorzi consensuali, prevedendo che l’accordo dei coniugi assistiti dagli avvocati superi la necessità dell’intervento giurisdizionale (tranne in presenza di figli minori o portatori di grave handicap).

Vediamo, nel dettaglio, di cosa si tratta.

Negoziazione assistita

Il tentativo è quello di introdurre la cosiddetta “negoziazione assistita” (“assistita”, appunto, dai rispettivi legali): una forma di risoluzione delle controversie senza bisogno di passare dagli uffici del giudice o dagli organismi di mediazione obbligatoria.

Essa troverà applicazione solo in campo di diritti disponibili (quei diritti, cioè, a cui il titolare può rinunciare o che può trasferire ad altri).

L’obiettivo è il raggiungimento di un’intesa tra le parti (all’avvocato potrebbe anche essere affidato il potere di autentica delle sottoscrizioni apposte all’accordo) che bloccherebbe la possibilità di presentare domande al giudice per tutto il periodo di durata dell’intesa.

Tali procedimenti verrebbero gestiti direttamente dagli avvocati delle parti evitando, così, anche l’intervento degli organismi di mediazione.

L’accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono costituirà titolo esecutivo e consentirà di iscrivere l’ipoteca.

L’intervento del giudice sarebbe escluso sin dall’inizio, salvo il necessario provvedimento di omologa che, peraltro, non avverrebbe neanche in udienza.

Separazioni e divorzi

Si è poi fatto riferimento alle separazioni e divorzi consensuali, beninteso solo per quanto riguarda gli aspetti legati ai “diritti disponibili”: pertanto, il giudice dovrà conservare competenza in tutti i casi in cui sono presenti figli minori o portatori di handicap.

Lo scopo è di ridurre il carico degli uffici giudiziari, consentendo alle parti di giungere alla separazione o al divorzio consensuale in tempi più rapidi (al di là dei tempi di durata della separazione che, come noto, saranno oggetto di un disegno di legge sul quale è in corso il dibattito al Senato).

Anche qui, l’intervento del giudice sarebbe rivolto solo a firmare l’omologa.

Si tratta di uno strumento stragiudiziale che, ove impiegato, evita ai coniugi di rivolgersi al giudice, volto ad anticipare i tempi necessari per proporre, sempre in sede giudiziale, la successiva domanda di divorzio.

Trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti

Le cause in corso, in primo grado e appello non ancora assunte in decisione dal giudice, anche queste su diritti disponibili – con l’esclusione della materia del lavoro – potranno poi essere affidate, dietro richiesta congiunta delle parti, a un arbitro nominato tra gli avvocati da parte del presidente dell’ufficio giudiziario.

Notai

Quanto ai notai, al ministero si punta a estendere, nella materia della volontaria giurisdizione, quanto già stabilito per l’omologazione degli atti societari. In particolare potrebbero essere assegnate ai notai le autorizzazioni a compiere gli atti da ricevere nelle forme dell’atto pubblico e che riguardano minori e incapaci.

Sul modello societario, il ricorso all’autorità giudiziaria sarebbe residuale e circoscritto ai casi in cui il notaio incaricato si rifiuta di autorizzare il compimento dell’atto. E, in materia di successioni, ai notai potrebbero essere anche affidati tutti gli adempimenti oggi di competenza dei cancellieri.

Giudici di pace

Più competenze ai giudici di pace. Fine della remunerazione “a cottimo”. Mandato di 12 anni complessivi, ma con un’articolazione precisa sulle competenze. Sono queste le linee del disegno di legge delega per la riforma della magistratura onoraria. Obiettivo è arrivare a un intervento complessivo che parta dalla creazione di un unico corpo di magistrati onorari per comprendere giudici di pace, giudici onorari di tribunale e, sul versante della magistratura requirente, dagli attuali viceprocuratori onorari.

Il progetto di legge prevede un ampliamento della competenza per materia e per valore nelle cause relative al condominio, comunione, esecuzioni mobiliari e, inoltre, un ampliamento del giudizio secondo equità.

Quanto alle modalità di impiego di giudici di pace e Vpo, lo schema di disegno di legge delega prevede l’inserimento all’interno dell’ufficio del processo, stabilendo che possono affiancare il magistrato professionale, giudice o pubblico ministero, per compiere tutti gli atti preparatori e necessari all’esercizio della funzione. In aggiunta a questi compiti, a giudici di pace e Vpo verrà affidato il potere di emettere, in via autonoma e quindi con potere di firma, provvedimenti interni al processo, sulla base di direttive impartite dal giudice o dal Pm titolare del fascicolo. Rimarrebbe poi la possibilità di applicare i magistrati giudicanti onorari in tribunale (nel collegio o anche con assegnazione di ruoli), anche se in via residuale.

Sarà modificato poi il discusso sistema di remunerazione commisurato al numero di provvedimenti emesso: al suo posto ci dovrebbe essere un meccanismo centrato sulla effettiva presenza in ufficio.

Il compenso sarebbe però attribuito solo in caso di raggiungimento di obiettivi stabiliti in precedenza e comunque non spetterebbero, malgrado le ricorrenti richieste della categoria in questa direzione, contributi previdenziali o assicurativi.

note

Autore immagine: 123rf.com

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