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Reddito del nucleo familiare: come si calcola?

14 Settembre 2021 | Autore:
Reddito del nucleo familiare: come si calcola?

Chi ne fa parte e quali sono le voci che compongono il valore da tenere in considerazione per l’accesso alle prestazioni sociali.

Dal reddito di cittadinanza all’esenzione dal pagamento del ticket fino alle varie prestazioni di carattere sociale: sono agevolazioni per le quali viene chiesto di indicare il reddito del nucleo familiare. Come si calcola questo valore?

La prima cosa da tenere in considerazione è che cosa si intende per nucleo familiare. Spesso, infatti, si tende a confondere il concetto di famiglia riferito alle persone che vivono sotto lo stesso tetto con quello del nucleo familiare, che non prevede necessariamente questo requisito. Un figlio, ad esempio, che si trova in un’altra città per motivi di studio ma che dipende, di fatto, dai genitori, fa parte del nucleo familiare oppure il suo reddito, nel caso in cui svolga qualche piccolo lavoro per pagarsi l’affitto o altre spese, deve essere considerato a parte? E ancora: vi rientra oppure no il partner dell’unione civile? E il coniuge che cinque giorni la settimana vive altrove per questioni di lavoro e rientra solo nel weekend per passare il sabato e la domenica con marito, moglie o figli? E il single?

Questo, dunque, è il punto di partenza per poi arrivare a sapere come si calcola il reddito del nucleo familiare. Operazione che, in qualche caso, come per il reddito di cittadinanza, va effettuata in modo particolare. Vediamo.

Cosa si intende per nucleo familiare?

Dovendo dare una definizione di nucleo familiare, si può dire che si tratta di un’unità sociale che vive nello stesso alloggio, oltre che una famiglia tradizionale oppure una persona fisica che vive da sola in una casa.

Il nucleo familiare non necessariamente coincide con la famiglia anagrafica, cioè con quella per cui gli uffici comunali rilasciano lo stato di famiglia: quest’ultima, infatti, è formata solo da persone che vivono sotto lo stesso tetto, mentre del nucleo familiare può far parte anche chi abita altrove. È il caso citato prima del figlio che si trova in un’altra città per motivi di studio ma che è ancora fiscalmente a carico dei genitori.

In sostanza, del nucleo familiare fanno parte:

  • il dichiarante;
  • il coniuge, anche se non è presente nello stato di famiglia;
  • i figli minori, anche se sono fiscalmente a carico di altre persone;
  • i minori in affidamento preadottivo temporaneo;
  • i figli maggiorenni che sono ancora fiscalmente a carico dei genitori;
  • le persone presenti nello stato di famiglia.

Va anche detto che la legge sulle unioni civili prevede che qualsiasi provvedimento riferito al matrimonio contenente i termini «coniuge», «coniugi» o equivalenti viene applicato pure per ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Ne consegue che anche le persone dello stesso sesso unite civilmente fanno parte del medesimo nucleo familiare.

Lo stesso non si può dire di chi ha in atto una convivenza di fatto, nel caso in cui non faccia parte di un’unione civile.

Che cos’è il reddito del nucleo familiare?

Quando vengono erogate delle prestazioni sociali, spesso viene richiesto che l’accesso sia vincolato ad un tetto massimo di reddito complessivo del nucleo familiare, oltre il quale non si ha più diritto a bonus o ad esenzioni.

Tale reddito viene individuato sommando i singoli redditi di chi fa parte del nucleo. Ciò significa che non va calcolato soltanto ciò che guadagnano il dichiarante, il coniuge o il figlio che abita con loro, ma anche quello che porta a casa il figlio impegnato altrove ed ancora fiscalmente a carico dei genitori. Lo stesso vale, ad esempio, per il suocero fiscalmente a carico del genero anche se non convivente: la sua pensione rientra nel calcolo del reddito complessivo del nucleo familiare.

Come si calcola il reddito del nucleo familiare?

Abbiamo visto poco fa che per ottenere il reddito complessivo del nucleo familiare è necessario sommare i singoli redditi di tutti i componenti del nucleo stesso. In particolare, occorre tenere conto di:

  • redditi da lavoro dipendente e assimilati assoggettati ad Irpef;
  • redditi a tassazione separata (emolumenti arretrati);
  • redditi da fabbricati (al lordo di eventuale deduzione per abitazione principale);
  • redditi di lavoro autonomo, di impresa, di partecipazione e di capitale;
  • altri redditi assoggettati a ritenuta d’imposta alla fonte (ad es. le prestazioni occasionali), o ad imposta sostitutiva (ad esempio, interessi su depositi o titoli) solo se superiori a 1.032,91 euro.

Non devono essere, invece, considerati:

  • l’assegno al nucleo familiare;
  • le indennità di buonuscita ed altri trattamenti di fine rapporto;
  • le somme di natura risarcitoria, come ad esempio una rendita erogata dall’Inail per infortunio sul lavoro;
  • l’indennità di accompagnamento;
  • le pensioni di guerra.

Per ottenere una prestazione sociale, come ad esempio il reddito di cittadinanza, bisogna tenere conto di questo dato: l’assegno non spetta se i redditi da lavoro dipendente ed assimilati sono inferiori al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare. Significa che si ottiene la prestazione se il reddito da dipendente supera il 70% del valore complessivo.

Facciamo un esempio.

Un nucleo familiare presenta questo reddito complessivo:

  • reddito da lavoro dipendente: 16.500 euro;
  • reddito da fabbricati: 1.800 euro;
  • reddito di impresa: 5.100 euro;
  • totale reddito del nucleo familiare: 23.400 euro.

Il 70% del totale è 16.380. Dato che il reddito da lavoro dipendente è superiore (16.500 euro), spetta la prestazione.



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