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Agenzia Entrate: invito a comparire con data sbagliata

11 Giugno 2021 | Autore:
Agenzia Entrate: invito a comparire con data sbagliata

Il contraddittorio stabilito per un giorno antecedente a quello di ricezione dell’avviso è invalido, ma il contribuente ha il dovere di segnalarlo. 

Gli errori sono dietro l’angolo e non è detto che sia sempre e soltanto il contribuente a commetterli: talvolta, li fa anche il Fisco e le conseguenze possono essere clamorose. Cosa fare se l’Agenzia delle Entrate emette un invito a comparire con data sbagliata? 

Quando l’Amministrazione finanziaria convoca il contribuente presso i propri uffici lo fa per ottenere dei chiarimenti sulla sua posizione fiscale. Può trattarsi della spiegazione di determinati movimenti bancari sui conti correnti o della spettanza di alcune detrazioni indicate nella dichiarazione dei redditi. Le informazioni che il contribuente fornisce possono essere determinanti per evitare l’emissione di un avviso di accertamento nei suoi confronti. Proprio per questo, la legge ha previsto l’istituto del contraddittorio preventivo, che è un confronto anticipato tra il Fisco e il contribuente. Questo dialogo preliminare si rivela molto utile per evitare l’emissione di avvisi di accertamento infondati, che costringerebbero il cittadino ad opporsi, affrontando un lungo giudizio contenzioso per circostanze che avrebbero potuto essere chiarite molto prima.

Tutti questi intenti, però, possono essere vanificati da un invito a comparire con data sbagliata: è accaduto davvero, in un caso in cui l’Agenzia delle Entrate aveva indicato la data del contraddittorio per un giorno ormai trascorso, ben due mesi prima della ricezione dell’invito da parte del contribuente. Evidentemente, era impossibile presentarsi per quella data. La vicenda è arrivata in Cassazione e la Suprema Corte ha affermato un importante principio: il contribuente non può stare zitto, cercando di approfittare dell’errore del Fisco per far dichiarare la nullità dell’atto impositivo, ma deve segnalarlo, mettendo l’Agenzia in condizioni di correggere lo sbaglio materiale, fissando un nuovo invito. È un’applicazione particolare dei principi di collaborazione e buona fede tra l’Amministrazione finanziaria ed i cittadini. 

L’invito a comparire dell’Agenzia delle Entrate

Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate possono «invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a comparire di persona o per mezzo di rappresentante per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti» [1].

L’invito a comparire viene inviato, quindi, nel momento in cui i funzionari decidono di approfondire la posizione fiscale del contribuente che stanno esaminando. Per questo, l’atto deve essere motivato, affinché il contribuente sia posto nelle condizioni di produrre gli elementi utili a spiegare le circostanze oggetto di accertamento.

Questo contraddittorio preventivo, che si instaura con l’invito a comparire, è obbligatorio, dal 1° luglio 2020, per tutti gli accertamenti di competenza dell’Agenzia delle Entrate che riguardano le imposte sui redditi e le relative addizionali, l’Iva, l’Irap, i contributi previdenziali, le ritenute e le imposte sostitutive. L’avviso di accertamento emesso senza essere stato preceduto dall’invito a comparire è nullo, così come quello che, pur a contraddittorio espletato, non espone nelle motivazioni le ragioni per le quali l’Amministrazione non ha ritenuto valide le tesi del contribuente.

Mancata comparizione del contribuente: conseguenze

La comparizione del contribuente non è obbligatoria, ma chi non aderisce all’invito non potrà utilizzare successivamente a proprio favore i fatti e le circostanze che avrebbe potuto indicare partecipando al contraddittorio, a meno che non dimostri di non essersi potuto presentare per una causa di forza maggiore, cioè per un motivo a lui non imputabile, come un ricovero ospedaliero.

Questo preclude la possibilità di difendersi, in un giudizio tributario avviato impugnando l’avviso di accertamento, con gli elementi che avrebbero potuto essere rappresentati ed esposti all’Agenzia durante il contraddittorio preventivo. La legge [2] dispone espressamente che «le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa».

Il contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate

L’invito a comparire deve essere notificato al contribuente, che ha diritto ad un termine non inferiore a 15 giorni per presentarsi alla convocazione nella data fissata. Dunque, se il contribuente riceve la convocazione per un giorno precedente al quindicesimo dalla ricezione della notifica, ha diritto alla fissazione dell’incontro per una diversa e successiva data.

Il contraddittorio si svolge in uno o più incontri, a partire da quello iniziale stabilito nell’invito a comparire; quelli ulteriori verranno programmati all’occorrenza, di volta in volta. Il contribuente può farsi accompagnare ed assistere dal proprio commercialista, avvocato o consulente fiscale. L’esito delle riunioni deve essere riportato in un verbale, che indicherà tutte le difese svolte dal contribuente e i documenti esibiti e prodotti.

Data di fissazione del contraddittorio errata: che fare?

Se l’Agenzia delle Entrate ha fissato per lo svolgimento del contraddittorio una data manifestamente errata, ad esempio perché ormai trascorsa nel momento in cui viene notificato l’invito a comparire, il contribuente ha il dovere di rappresentare questa circostanza all’Agenzia delle Entrate, per consentirle di correggere lo sbaglio e di avviare il contraddittorio in una data successiva e valida. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione [3], richiamando i principi di collaborazione e di buona fede indicati dallo Statuto del contribuente [4] che devono presidiare i rapporti con l’Amministrazione finanziaria.

Si tratta di un dovere di correttezza che, se viene violato, non può salvare il contribuente dall’avviso di accertamento emanato anche senza l’instaurazione del contraddittorio preventivo obbligatorio: la sua nullità non può essere dedotta perché la parte interessata, rimanendo silenziosa di fronte ad un errore conclamato e facilmente rimediabile con una semplice segnalazione dell’accaduto, è venuta meno al suo obbligo di collaborazione con il Fisco nelle attività di accertamento dei tributi.


note

[1] Art. 32, co. 1, n. 2 D.P.R n.600/1973.

[2] Art. 32, co.4, D.P.R n.600/1973.

[3] Cass. ord. n. 16114 del 09.06.2021.

[4] Art. 10 L. n. 212/2000.


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