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Libretto di risparmio: l’annotazione del funzionario di banca fa piena prova

28 aprile 2014


Libretto di risparmio: l’annotazione del funzionario di banca fa piena prova

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 aprile 2014



Il libretto fa piena prova delle annotazioni se effettuate dall’impiegato di banca che appare addetto al servizio; diversamente, l’istituto di credito non è tenuto a corrispondere le relative somme.

Le annotazioni del funzionario di banca fatte a margine del libretto di risparmio, anche se a penna, fanno piena prova nei rapporti tra cliente e banca. Se, invece, la scritta non è riconducibile alla grafia dell’addetto al servizio, l’istituto di credito non è tenuto a corrispondere le somme al correntista indicate nell’annotazione medesima.

Lo ha ricordato la Cassazione con una recente sentenza [1].

È certamente lecito che l’impiegato di banca effettui delle annotazioni sui libretti. Infatti, il codice civile [2] stabilisce che tali annotazioni, firmate dall’impiegato della banca che appare addetto allo sportello, fanno “piena prova” nei rapporti tra banca e depositante. “Piena prova” significa che vincolano l’istituto di credito.

Funzione del libretto è, del resto, proprio quella di documentare il deposito delle somme da parte del cliente e tutti i singoli atti di esecuzione nello svolgimento del contratto. In questo modo si dà pieno valore a ogni singola “annotazione” riportata sul libretto predetto, purché ovviamente eseguite dall’impiegato della banca che appare addetto al servizio.

La ragione giustificatrice della speciale disciplina probatoria dettata dalla norma è appunto nella esigenza di tutelare l’affidamento dei clienti, che compiono in buona fede le operazioni entrando in rapporto con impiegati all’apparenza preposti allo svolgimento del servizio e dotati dei relativi poteri.

In particolare, la legge richiede che le annotazioni siano firmate dall’impiegato (che anche meramente appaia) addetto al servizio di sportello: solo in questo caso l’annotazione a penna vincola la banca a quelle risultanze. Al contrario, se l’appunto sul frontespizio non risulta riconducibile all’addetto al servizio, l’istituto di credito non è tenuto a corrispondere al depositante le somme nella misura indicata dall’annotazione medesima.

Insomma, il libretto bancario di deposito a risparmio, pur non essendo un vero e proprio atto pubblico (come quello redatto da un notaio), è comunque oggetto di una disciplina speciale [2] in virtù della quale esso fa piena prova delle annotazioni in esso riportate.

note

[1] Cass. sent. n. 9277 del 24.04.2014.

[2] Art. 1835 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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