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Franchising: cos’è e come funziona

15 Settembre 2021 | Autore:
Franchising: cos’è e come funziona

Qual è il rapporto tra l’azienda madre proprietaria di un marchio e l’affiliato incaricato di vendere i suoi prodotti? E chi ci guadagna?

Affiliazione commerciale, collaborazione tra imprenditori. In una parola: franchising. Cos’è e come funziona questa formula sempre più diffusa in tutto il mondo? Quanto è conveniente gestire un format di distribuzione di beni o servizi già esistente? E quanto si è vincolati dal punto di vista dell’autonomia imprenditoriale?

Avviare un’attività in franchising non è estremamente complicato dal punto di vista normativo: la legge in materia di affiliazione commerciale [1] non presenta particolari limitazioni. Piuttosto, sono le varie aziende (cioè i franchisor) quelle che possono dettare delle condizioni severe soprattutto dal punto di vista degli obiettivi da raggiungere.

Vediamo sinteticamente che cos’è il franchising e come funziona.

Franchising: cos’è?

Tecnicamente, per franchising si intende il privilegio o il diritto concesso ufficialmente da una società o da un licenziatario (il cosiddetto «franchisor») ad un’azienda o ad un singolo imprenditore affiliato (denominato «franchisee»), di offrire prodotti o servizi del loro marchio in un determinato luogo e per un certo periodo di tempo.

In buona sostanza, dunque, si tratta di un contratto di collaborazione commerciale tra un produttore o un distributore ed un commerciante che vuole vendere i suoi prodotti attraverso un accordo di affiliazione (di franchising, appunto).

Franchising: come funziona?

L’accordo di affiliazione, o franchising, prevede che l’azienda madre (il produttore, il distributore) conceda ad un rivenditore il permesso di vendere a determinate condizioni beni o servizi del suo marchio (pensiamo, per esempio, alle firme di abbigliamento piuttosto che ai marchi della telefonia mobile o dei cosmetici).

Il franchisor darà la possibilità all’affiliato di utilizzare anche l’insegna dell’azienda madre e gli fornirà consulenza, formazione sui metodi di lavoro già collaudati ed assistenza tecnica.

Il franchisee, in cambio, sarà tenuto a rispettare determinati standard commerciali e modelli di gestione per promuovere le qualità e la notorietà del marchio a lui affidato. Di solito, inoltre, gli viene chiesto dal franchisor o un pagamento una tantum per potersi affiliare al marchio o un versamento periodico con una percentuale sulle vendite o un contributo per le campagne di marketing.

Trattandosi di un accordo di tipo commerciale, franchisor e franchisee sono giuridicamente ed economicamente autonomi, nel senso che non esiste un rapporto di subordinazione tra l’affiliato e l’azienda madre.

Franchising: chi ci guadagna?

L’accordo di franchising, almeno in teoria, è conveniente per entrambe le parti. Da un lato, ci guadagna il franchisor, cioè l’azienda madre, poiché allarga la rete di distribuzione dei suoi prodotti ed aumenta la notorietà del marchio. Il tutto senza i costi di gestione dei negozi, che restano in mano all’affiliato. Quest’ultimo, il franchisee, ha invece la possibilità di vendere dei prodotti con un marchio già noto, a volte anche molto prestigioso, il che gli può garantire un buon guadagno se riesce a gestire correttamente la sua attività.

Aprire un negozio con prodotti di una nota marca di abbigliamento, di orologi, di cellulari o di computer, di cosmetici significa, insomma, partire in vantaggio rispetto a chi il marchio e la notorietà se li deve ancora costruire. Inoltre, si aggiungono la formazione, l’esperienza e l’assistenza di un’azienda a cui chi parte da zero non può appoggiarsi.

Quali tipi di franchising esistono?

Non tutti i franchising sono uguali. Il contratto di affiliazione può prevedere, ad esempio, l’apertura di uno o di più negozi o, addirittura, appoggiarsi ad una struttura già esistente. Quest’ultima soluzione, ad esempio, viene spesso adottata nei centri commerciali, dov’è facile trovare negli ampi corridoi degli spazi ridotti in cui vengono proposti dei prodotti di un determinato marchio.

Le formule di franchising più comuni in Italia sono:

  • l’affiliazione con l’apertura di un solo negozio che vende prodotti o servizi monomarca;
  • l’affiliazione con l’apertura di più negozi che vengono prodotti o servizi monomarca;
  • il cosiddetto master franchising, cioè il contratto per la gestione in esclusiva della rete di vendita di un marchio a livello nazionale;
  • gli spazi in strutture esistenti, cioè i cosiddetti corner in cui vengono venduti dei prodotti o dei servizi monomarca;
  • dropshipping e franchising in conto vendita (rispettivamente per negozi online e negozi fisici) che permettono all’affiliato di reperire dall’azienda madre la merce che gli serve e di pagare solo quella effettivamente venduta, azzerando così il rischio di rimanenze in magazzino.

note

[1] Legge n. 129/2004 del 06.05.2004.

Autore immagine: canva.com/


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