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Quanto costa una rinuncia all’eredità?

15 Settembre 2021 | Autore:
Quanto costa una rinuncia all’eredità?

L’erede che non intende succedere nei diritti e nei rapporti del defunto, deve dichiararlo espressamente.

La rinuncia all’eredità è una dichiarazione con la quale l’erede manifesta la volontà di non accettare il patrimonio del defunto (denominato de cuius nel linguaggio giuridico), indipendentemente dall’esistenza o meno di un testamento [1]. Di solito, l’erede dichiara di non volere acquistare l’eredità quando i debiti del de cuius sono superiori ai crediti. Infatti, in mancanza di rinuncia, subentrerebbe al defunto sia nei rapporti attivi (crediti) sia nei rapporti passivi (debiti) e, di conseguenza, sarebbe chiamato a rispondere dei debiti del defunto con i propri beni.

Con la rinuncia all’eredità, invece, nessun creditore può rivolgersi all’erede per il pagamento dei debiti ereditari né egli può esercitare alcuna azione ereditaria o acquistare alcun bene facente parte della successione.

Quanto costa una rinuncia all’eredità? Dipende dalla strada scelta. Se la rinuncia viene ricevuta dal cancelliere del tribunale, l’erede deve pagare le marche da bollo e l’imposta di registrazione. Viceversa, se viene ricevuta da un notaio, il rinunciante deve considerare anche l’onorario del professionista.

La rinuncia deve avvenire espressamente e la relativa dichiarazione deve essere resa solo ai soggetti sopra indicati altrimenti si considera nulla.

L’erede che intende rinunciare all’eredità non deve osservare particolari requisiti di forma ma deve solo recarsi dal cancelliere o da un notaio e manifestare la propria volontà. Saranno questi soggetti, successivamente, a formalizzarla per iscritto. In questo articolo, vedremo chi può rinunciare all’eredità e in che modo e quanto costa una rinuncia all’eredità.

Rinuncia all’eredità: chi può farla e in che modo?

La rinuncia all’eredità può essere fatta dagli eredi, dai genitori o dal tutore se la dichiarazione viene resa per minori, interdetti [2] e inabilitati [3]. In questo caso, è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare del luogo di residenza del minore o del tutore.

Come già preannunciato, le modalità per effettuare la rinuncia all’eredità sono due ovvero l’apposita dichiarazione può essere resa dinanzi:

  1. al cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione che, in sostanza, coincide con quello dove si trovava l’ultima residenza in vita del defunto;
  2. a un notaio, su tutto il territorio nazionale.

La dichiarazione, una volta resa, viene registrata a cura del cancelliere o del notaio nel registro delle successioni, conservato presso lo stesso tribunale.

La dichiarazione di rinuncia non può essere sottoposta:

  • ad alcuna condizione (ad esempio, non è valida la dichiarazione «rinuncio all’eredità di mia madre, purché mio fratello Giovanni venda la sua casa a Sara»);
  • ad un termine (ad esempio, è nulla la dichiarazione «rinuncio all’eredità di mio padre fino al 30 marzo 2022»).

Altresì, la dichiarazione di rinuncia all’eredità non può essere limitata solo ad una quota parte dell’eredità (ad esempio, non produce alcun effetto la dichiarazione «rinuncio all’eredità limitatamente alla casa di campagna di mia moglie ma accetto la sua villa al mare»).

Quanto tempo si ha per rinunciare all’eredità?

La legge non prevede espressamente il termine entro il quale va fatta la dichiarazione di rinuncia all’eredità. La dottrina e la giurisprudenza, perciò, hanno stabilito che la stessa va effettuata entro 10 anni dall’apertura della successione (in genere, dal giorno della morte del defunto) che, poi, è lo stesso termine previsto per accettare l’eredità [4].

Il termine decennale può essere abbreviato se chiunque vi abbia interesse (si pensi ad un creditore dell’erede) chiede al tribunale del luogo ove si è aperta la successione, di fissare un termine entro il quale l’erede deve dichiarare se accetta o meno l’eredità. Trascorso detto termine senza aver fatto alcuna dichiarazione, l’erede non può né accettare né rinunciare all’eredità [5].

Se l’erede si trova nel possesso dei beni del defunto, la rinuncia va presentata entro tre mesi dal decesso.

La rinuncia, a differenza dell’accettazione, è sempre revocabile; se non è passato il termine di prescrizione di dieci anni, il rinunziante ha il diritto di accettare fin quando, in seguito al suo rifiuto, un chiamato di grado ulteriore non abbia a sua volta accettato.

Il chiamato all’eredità perde la facoltà di rinunciare se sottrae i beni ereditari o se comunque ha venduto o donato beni di appartenenza del defunto [6].

Rinuncia all’eredità: qual è la documentazione da allegare?

Nell’ipotesi in cui la dichiarazione di rinuncia all’eredità viene effettuata dinanzi al cancelliere del tribunale ove si è aperta la successione, l’erede deve presentare i seguenti documenti:

  • il certificato di morte (anche in fotocopia, solo per averne visione);
  • il certificato ove risulta l’ultima residenza o domicilio del defunto;
  • il documento di identità valido e codice fiscale del rinunciante;
  • la copia del codice fiscale del defunto e del richiedente;
  • la copia autentica dell’eventuale testamento;
  • la copia autentica dell’autorizzazione del giudice tutelare, se tra i rinuncianti vi sono dei minorenni, persone dichiarate interdette o inabilitate.

La documentazione può essere presentata anche solo da un erede. Per la formalizzazione e la firma dell’atto è invece necessaria la presenza di tutti gli eredi che devono rinunciare.

Può essere presentata anche un’unica dichiarazione di rinuncia per ogni grado di parentela (ad esempio, fratelli e sorelle insieme). Tutti i rinuncianti devono comparire personalmente; in caso di impossibilità, è possibile conferire una procura notarile a uno degli altri rinuncianti.

Quanto costa la rinuncia all’eredità

Gli importi da pagare per la rinuncia all’eredità variano a seconda se la dichiarazione viene effettuata presso la cancelleria del tribunale o dinanzi a un notaio. Il costo è maggiore in quest’ultima ipotesi, in quanto al pagamento delle imposte, va aggiunto l’onorario del professionista. In entrambi i casi, è opportuno prendere prima appuntamento.

Le spese fisse da versare sono:

  • due marche da bollo da 16,00 euro, di cui una per la rinuncia e una per il ritiro dell’atto;
  • l’imposta di registro di 200,00 euro, per la registrazione (una per ogni rinunciante), da versare presso l’istituto bancario o l’ufficio postale con Mod. F23. La ricevuta del versamento va consegnata all’Agenzia delle Entrate;
  • una marca da bollo da 11,06 euro per i diritti di cancelleria (33,18 euro se viene richiesta con urgenza).

In genere, la copia dell’atto di rinuncia può essere ritirata dopo 15 giorni.


note

[1] Art. 519 co. 1 cod. civ.

[2] Gli interdetti sono i maggiorenni e i minori emancipati che, trovandosi in uno stato abituale di infermità di mente, non sono in grado di provvedere ai propri bisogni.

[3] Gli inabilitati sono gli infermi di mente il cui stato non è talmente grave da dare luogo all’interdizione. Possono essere inabilitati anche i ciechi e i sordomuti dalla nascita del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi.

[4] Art. 480 cod. civ.

[5] Art. 481 cod. civ.

[6] Art. 527 cod. civ.


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