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Disturbi mentali nei giovani: come riconoscerli e come intervenire

17 Settembre 2021 | Autore:
Disturbi mentali nei giovani: come riconoscerli e come intervenire

Sintomi, cause e trattamenti delle malattie mentali nei bambini e negli adolescenti. Cos’è la Legge Basaglia e quali cambiamenti ha portato?

«Non c’è salute senza salute mentale». Il benessere mentale è una componente essenziale della definizione di salute data dalla Costituzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui: «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità».

I disturbi mentali si presentano in tutte le fasce d’età. Anche nei bambini e negli adolescenti. Secondo i dati dell’Oms, la percentuale è pari al 10-20%. Tuttavia, si parla molto poco di disturbi mentali nei giovani. Come riconoscerli e come intervenire? Innanzitutto, c’è da precisare che questi disturbi hanno un grosso impatto non solo sulla salute, ma anche sui principali aspetti di vita quotidiani dell’individuo: sociali, umani ed economici. Pertanto, è fondamentale riconoscere i sintomi e intervenire tempestivamente rivolgendosi ad un esperto. In particolare, ad un neuropsichiatra infantile.

Nell’ultimo anno, durante la pandemia, è stato registrato un notevole aumento dei disturbi mentali nei giovani. A partire dai disturbi del sonno (l’alterazione del ritmo sonno/veglia) fino al rapporto sbagliato con il cibo, senza dimenticare l’ansia e la depressione, passando dalle difficoltà nello sviluppo del linguaggio fino all’incremento di casi limite come l’autolesionismo e i tentativi di suicidio. Di questi casi si è fatto portavoce il professor Stefano Vicari, ordinario dell’Università Cattolica di Roma, responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e autore di numerosi libri. L’allarme è partito dall’ospedale Bambin Gesù e si è diramato in tutto il Paese.

Per saperne di più sui disturbi mentali, abbiamo intervistato il professor Stefano Vicari. Dopo l’intervista all’esperto, ti parlerò della rivoluzione portata dalla Legge Basaglia nel sistema sanitario.

Qual è l’incidenza dei disturbi mentali nei giovani?

Almeno il 20% della popolazione generale soffre di disturbi mentali. Il dato forse meno noto è che questi disturbi iniziano per lo più, almeno tre volte su quattro, in età evolutiva. Si tratta del 10% dei bambini e del 16% degli adolescenti. Questi sono i dati dell’Oms. Parliamo di disturbi a cui, spesso, si presta poca attenzione, tant’è che nel nostro Paese i centri che se ne occupano sono pochissimi.

In tutta Italia, i posti letto dedicati alla psichiatria dell’età evolutiva sono meno di 100, nonostante questi disturbi siano così frequenti. Spesso, succede che gli adolescenti con gravi crisi comportamentali non abbiano l’assistenza necessaria. In pratica, non viene garantito loro il diritto alla salute.

Quali sono i disturbi mentali che possono manifestarsi in età evolutiva?

I disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia); i disturbi specifici del linguaggio; l’Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività); il disturbo dello spettro autistico (meglio conosciuto come autismo); i disturbi del comportamento alimentare (come l’anoressia nervosa e la bulimia); i disturbi generalizzati dello sviluppo; i disturbi del comportamento dirompente; i disturbi dirompenti, del controllo, degli impulsi e della condotta; i disturbi d’ansia; la depressione; la schizofrenia; la disabilità intellettiva e le sindromi genetiche, i disturbi psicopatologici e gli stati mentali come sindrome di Tourette, disturbo ossessivo-compulsivo, tic, disturbo oppositivo provocatorio.

Come riconoscere i segni iniziali di un disturbo mentale nei giovani?

I ragazzi che cominciano a manifestare un disturbo mentale mostrano dei cambiamenti: tendono a diventare introversi, chiusi, non hanno più voglia di fare le cose che davano loro piacere, si chiudono sempre di più dentro casa. Queste sono le situazioni più allarmanti su cui bisogna porre attenzione.

Ad esempio, i bambini disregolati sono anche i bambini che hanno difficoltà nel comportamento e sono quei bambini che hanno reazioni abnormi di fronte ad un «no» o ad un rifiuto. Da adolescenti, possono diventare addirittura aggressivi rispetto a delle imposizioni e alle normali regole impartite all’interno di ogni famiglia e della scuola. Regole alla base anche di una convivenza serena.

Come mai si parla poco di disturbi mentali?

Credo che ci sia un po’ un pregiudizio. È molto diffusa l’idea che i disturbi mentali non siano delle vere e proprie malattie, ma siano legati unicamente alle esperienze familiari e/o ad esperienze traumatiche. Erroneamente, molti pensano che se hanno un figlio con un disturbo mentale, è perché sono stati dei cattivi genitori. Se hanno una figlia anoressica, suppongono che il disturbo sia legato al fatto che non le hanno dato abbastanza amore. Questo forse è uno dei primi motivi.

L’altro motivo, in qualche modo legato al primo, è che molti non sono del tutto convinti che i disturbi mentali siano vere e proprie malattie, cioè correlate ad alterazioni biologiche. Il primo fattore di rischio per le malattie mentali è la genetica, cioè la presenza in famiglia di un disturbo mentale, certamente questo è modulato dai fattori ambientali.

Quali sono i fattori ambientali che incidono sulla manifestazione di questi disturbi?

Senza dubbio, tra i fattori di rischio più importanti per i disturbi mentali vi sono la povertà, le situazioni di stress in cui un bambino può vivere. La deprivazione merita una particolare attenzione da parte di tutti. Oggi, assistiamo a forme di deprivazione legate ad una scarsa stimolazione ambientale e ad una sovraesposizione del bambino al televisore. I bambini di due o tre anni abbandonati per ore davanti alla tv non sviluppano al massimo la loro intelligenza e, anche per questo motivo, sono maggiormente a rischio.

Quali sono le cause dei disturbi mentali?

Le cause dei disturbi mentali sono sia biologiche sia ambientali. Pensiamo ad alcune patologie, come l’infarto. Ovviamente, ognuno di noi ha la predisposizione per determinate malattie. Lo stile di vita consentirà il manifestarsi di quel rischio oppure no. Per i disturbi mentali è esattamente la stessa cosa.

Cosa suggerisce ai genitori?

I genitori non devono sentirsi in colpa se i loro figli hanno un disturbo mentale. Non vuol dire che sono stati dei cattivi genitori. Inoltre, devono sapere che se i disturbi mentali vengono intercettati precocemente e sono affrontati in tempi rapidi, le possibilità di uscirne sono molto alte.

Una volta diagnosticato il disturbo, come si interviene?

Per ogni disturbo mentale vi sono dei trattamenti specifici definiti golden standard: si tratta di quei trattamenti che si sono dimostrati efficaci. Non c’è un trattamento che va bene per tutti. Non c’è un farmaco che cura tutte le malattie mentali. Non c’è una psicoterapia in grado di curare qualunque disturbo.

Ogni disturbo merita un trattamento specifico.

Ad esempio, per l’anoressia il trattamento più efficace è la psicoterapia familiare. Per l’ansia e la depressione, nelle forme lievi, è consigliata la psicoterapia cognitivo comportamentale, mentre nelle forme gravi bisogna ricorrere al farmaco. Per la schizofrenia, il trattamento è necessariamente farmacologico in una fase iniziale e, in seguito, anche psicoterapico.

Quindi, non dobbiamo demonizzare un determinato trattamento e, soprattutto, dobbiamo diffidare da chi ci dice che può curare qualunque disturbo con lo stesso metodo. Occorre affidarsi a professionisti che abbiano competenze specifiche per poter affrontare al meglio i disturbi mentali dei nostri cari.

Durante la pandemia è stato registrato l’aumento di numerosi disturbi. Cosa consiglia ai genitori nei casi di autolesionismo e tentativi di suicidio?

I disturbi mentali sono molto frequenti nei ragazzi e questo periodo di pandemia sta funzionando da detonatore. Parliamo di un aumento di circa il 30% di casi di autolesionismo tra gli adolescenti. Il suicidio è la seconda causa di morte tra i 10 ed i 25 anni. In questi casi estremi, i genitori devono stare con gli occhi aperti, guardare i loro figli, controllare gambe, braccia e addome perché spesso si tagliano lì. Quando hanno qualche sospetto, devono chiedere aiuto ad un neuropsichiatra infantile.

Disturbi mentali: cosa è cambiato con la Legge Basaglia

Dopo aver approfondito il tema relativo ai disturbi mentali nei giovani nell’intervista al professor Stefano Vicari, a seguire ti parlerò dei cambiamenti portati dalla Legge Basaglia.

Ma partiamo da una breve premessa. Ancora oggi, si fatica a parlare di malattia mentale. Vi sono numerosi pregiudizi legati spesso alla paura e all’incomprensione. Da qui si innescano particolari meccanismi che possono portare all’alienazione e alla discriminazione nei confronti dell’individuo che riceve una diagnosi di disturbo mentale, della sua famiglia e delle persone che li circondano. Ne conseguono l’isolamento sociale, fenomeni di emarginazione a scuola e nei luoghi di lavoro. E questo non fa che accentuare la condizione di sofferenza del paziente e dei suoi cari. Su questo aspetto, ancora bisogna lavorare tanto.

Nel corso del tempo, però, c’è stata una vera e propria rivoluzione normativa. Per superare l’esclusione sociale dei pazienti con malattia mentale, nel 1978, il professor Franco Basaglia fu promotore della riforma psichiatrica in Italia. Grazie a lui è stata promulgata la Legge n. 180 che, ancora oggi, porta il suo nome. Con la Legge Basaglia sono stati aboliti gli ospedali psichiatrici e istituiti i servizi di salute mentale che fanno parte dei Dipartimenti di salute mentale, allo scopo di garantire un’assistenza efficace e rispettosa della dignità delle persone.

L’effetto Basaglia ha portato alla rivoluzione dell’assetto manicomiale che ha favorito la cura dei pazienti al di fuori dello stato di reclusione nei vecchi “manicomi” ed il loro reinserimento nel tessuto sociale.

In questo quadro, la riforma del settore psichiatrico (la Legge Basaglia) è stata inserita nella Legge 833 del 1978 con cui è stato istituito il Servizio sanitario nazionale nel quale sono confluite tutte le strutture sanitarie preesistenti.



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