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Che tutela hanno i lavoratori socialmente utili?

17 Settembre 2021 | Autore:
Che tutela hanno i lavoratori socialmente utili?

Che cosa fa e quanto viene pagato chi si trova in difficoltà con il mercato occupazionale e svolge attività per la collettività? Vengono versati i contributi?

I lavori socialmente utili sono le attività che hanno come scopo la realizzazione di opere e la fornitura di servizi utilizzando del personale che percepisce un sostegno al reddito e che, pertanto, vive in una situazione di svantaggio nel mondo del lavoro. Si parla di disoccupati, persone in mobilità o in cassa integrazione straordinaria, ecc. Il doppio obiettivo, dunque, è quello di impegnare i soggetti in difficoltà e, nello stesso tempo, di offrire un servizio o realizzare un’opera a beneficio della collettività. Che tutela hanno i lavoratori socialmente utili? Qual è per loro il vantaggio di svolgere queste attività?

L’intento del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è quello di stabilizzare i lavoratori presso gli stessi enti utilizzatori o attraverso l’erogazione di incentivi regionali finalizzati all’attività autonoma o alla micro-imprenditorialità. Vediamo quali sono le altre tutele che hanno i lavoratori socialmente utili.

Lavoratori socialmente utili: chi sono?

Come detto in precedenza, i lavoratori socialmente utili sono quelli che svolgono delle attività a beneficio della collettività non avendo un’occupazione o trovandosi in una situazione svantaggiata.

Nello specifico, questi lavoratori appartengono a tre categorie:

  • il gruppo di lavoratori impegnato in attività finanziate dal Fondo Sociale per l’Occupazione e la Formazione, cioè il vecchio Fondo per l’Occupazione;
  • il gruppo impegnato in attività promosse e finanziate dagli enti presso i quali lavora (Comuni, Regioni, ecc.);
  • il gruppo impegnato in lavori socialmente utili per il periodo di tempo durante il quale percepisce un sostegno al reddito (disoccupazione, cassa integrazione, ecc.).

Più nello specifico, i lavoratori socialmente utili sono:

  • lavoratori in cerca di prima occupazione;
  • disoccupati iscritti da più di due anni nelle liste di collocamento;
  • iscritti nelle liste di mobilità che non percepiscono l’indennità;
  • lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (mobilità, cassa integrazione straordinaria, ecc.).

Va precisato che svolgere un lavoro socialmente utile non comporta in alcun caso l’instaurazione di un rapporto di lavoro e non determina la cancellazione dalle liste di mobilità.

Lavoratori socialmente utili: cosa fanno?

Le attività riservate ai lavoratori socialmente utili sono di diverso tipo e vanno dai servizi alla persona alla tutela dell’ambiente e del territorio fino alla valorizzazione del patrimonio culturale.

I lavoratori sono impegnati 20 ore alla settimana con un massimo di otto ore al giorno. Chi lavora, dunque, a tempo pieno non farà più di due giornate e mezza in una settimana.

Le attività socialmente utili possono essere svolte dai lavoratori non oltre il raggiungimento dei requisiti minimi per ottenere la pensione di vecchiaia o anticipata.

Lavoratori socialmente utili: cosa ricevono?

In cambio della loro attività, i lavoratori socialmente utili percepiscono dall’Inps una prestazione economica su indicazione del ministero del Lavoro. Si tratta, nello specifico, di un assegno mensile per attività socialmente utile (il cosiddetto Asu) e l’eventuale assegno familiare (che si traduce nel nuovo assegno unico per i figli). Attualmente, l’importo dell’Asu è fissato in 595,93 euro mensili. Nel caso in cui l’impegno risulti superiore, spetta un assegno integrativo a carico dell’utilizzatore.

Al lavoratore viene, inoltre, riconosciuta la contribuzione figurativa ai soli fini del riconoscimento al diritto alla pensione.

L’assegno per lavori socialmente utili è compatibile con altre prestazioni?

Come conferma l’Inps, l’assegno Asu destinato ai lavoratori socialmente utili non è compatibile con:

  • lo svolgimento di attività di lavoro subordinato con contratto a termine a tempo pieno;
  • i trattamenti pensionistici diretti;
  • i trattamenti di pensionamento anticipato.

L’assegno è, invece, cumulabile con:

  • i redditi di lavoro autonomo occasionale entro il limite massimo di 3.718,49 euro lordi;
  • i redditi di collaborazione coordinata e continuativa svolta per il periodo massimo previsto per il mantenimento dell’iscrizione nella prima classe delle liste di collocamento ed entro lo stesso limite sopra indicato;
  • gli assegni e le pensioni di invalidità civile;
  • le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio militare obbligatorio.

Chi è titolare di un assegno o di una pensione di invalidità, può decidere di optare per l’assegno di attività socialmente utili.

Le pubbliche amministrazioni, inoltre, possono provvedere all’assunzione, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità impiegati al 31 dicembre 2016.



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