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Rimborso Irpef: tempi di prescrizione

11 Giugno 2021 | Autore:
Rimborso Irpef: tempi di prescrizione

Come ed entro quando chiedere all’Agenzia delle Entrate la restituzione delle imposte sui redditi versate in eccedenza rispetto al dovuto.

Un giorno, scopri di aver pagato troppe imposte sui redditi e vorresti farti restituire l’eccedenza. Può trattarsi della liquidazione sbagliata di un modello 730 che ha portato un’eccedenza a debito non dovuta, di un trattamento di fine rapporto che è stato assoggettato a tassazione progressiva anziché separata, di una detrazione non riconosciuta o di molte altre cose. Il fatto è che sono passati già diversi anni. Perciò, ti domandi quali sono i tempi di prescrizione del rimborso Irpef.  

È indispensabile conoscere con precisione quali sono questi termini, per sapere se il tuo credito è già scaduto oppure è ancora possibile farlo valere e ottenere la restituzione di quanto era stato versato in più rispetto al dovuto. I termini di prescrizione servono per la certezza dei rapporti giuridici: è normale presumere che un diritto non azionato per un lungo periodo non possa più essere esercitato; per questo, la legge stabilisce precisi tempi per ogni tipo di credito: civile, commerciale ed anche fiscale. 

Anche i contribuenti sono soggetti a tali regole generali: i tempi di prescrizione operano per il rimborso Irpef e per le altre forme di crediti, così come, a parti ribaltate, per i debiti verso le Pubbliche Amministrazioni: i tributi richiesti dal Fisco, le sanzioni amministrative pecuniarie, le multe per infrazioni stradali. Inoltre, siccome le cose non sono mai semplici come sembrano, devi sapere che in materia di rimborsi delle tasse opera anche la decadenza, cioè il tempo entro il quale il rimborso Irpef deve essere chiesto. 

Rimborso Irpef: quando spetta?

Il rimborso Irpef spetta quando emerge un credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi. Il caso più comune è quello del modello 730 e qui le regole sono facilitate: il rimborso dell’eccedenza che risulta dal calcolo dell’imposta versata rispetto a quella effettivamente dovuta per quell’anno, viene operato direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico, che agisce come sostituto d’imposta e svolge le operazioni di conguaglio.  

Normalmente, questo conguaglio in busta paga o sulla pensione avviene nel mese di luglio per i lavoratori dipendenti che hanno presentato la dichiarazione entro giugno e nel mese di agosto per i pensionati. Per le presentazioni che avvengono in date successive, il rimborso si svolge secondo un apposito calendario che prevede tempi massimi di quattro mesi. 

In alternativa al rimborso, il contribuente può sempre scegliere di utilizzare il proprio credito in compensazione, per pagare altre imposte mediante modello F24. 

Rimborso Irpef non riconosciuto: che fare? 

Se per qualsiasi motivo il rimborso Irpef non viene riconosciuto con tali modalità, pressoché automatiche, il contribuente deve presentare un’apposita istanza all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in base al proprio domicilio fiscale [1]

La domanda può essere presentata allo sportello, oppure inviata tramite Pec o e-mail o attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, indicando i motivi per i quali ritiene di avere diritto al rimborso e allegando i documenti utili a dimostrare la fondatezza della richiesta. 

Qui, opera il termine di decadenza, che è di 48 mesi dalla data di versamento dell’imposta in più di cui si chiede il rimborso. 

Se la domanda viene accolta, il rimborso sarà accreditato sul conto corrente, bancario o postale, indicato dal contribuente oppure tramite un assegno emesso da Poste Italiane, che potrà essere incassato dall’intestatario presso qualsiasi ufficio postale. 

Se invece la domanda viene respinta, ci sono due possibili esiti: 

  • l’Agenzia delle Entrate notifica al contribuente un provvedimento di diniego di riconoscimento del rimborso, avverso il quale il contribuente potrà presentare ricorso al giudice tributario entro 60 giorni; 
  • l’Agenzia delle Entrate non comunica nulla: si tratta di “silenzio-rifiuto“, un rigetto implicito, che si forma dopo 90 giorni dalla presentazione dell’istanza di rimborso. Questa mancata risposta è equiparata ad un provvedimento espresso, ed è ricorribile in Commissione tributaria, entro i successivi 60 giorni. 

Rimborso Irpef: termini di prescrizione 

Il termine di prescrizione del rimborso Irpef è quello ordinario di 10 anni [2] e decorre dal momento in cui è stata manifestata la volontà di richiedere il rimborso o esercitando l’opzione nella dichiarazione dei redditi, oppure presentando l’apposita istanza all’agenzia delle Entrate. 

In questo secondo caso, il termine di prescrizione decennale del credito si combina con quello di decadenza di 48 mesi per la presentazione dell’istanza [3]. In sostanza, se il rimborso Irpef non viene richiesto entro 48 mesi dal versamento dell’eccedenza il diritto di ottenerlo si perde per decadenza; se invece la richiesta viene presentata in tempo utile, inizia a decorrere il termine di prescrizione decennale, che potrà essere successivamente interrotto, facendolo iniziare a decorrere da capo, con ulteriori solleciti e con la proposizione del ricorso tributario. 

Una recente sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio [4] ha affermato che la mancata comunicazione dell’Agenzia delle Entrate sull’esito delle attività di liquidazione d’imposta non interrompe i termini di prescrizione, che dunque continuano a decorrere. Il caso deciso riguardava un lavoratore che aveva percepito il Tfr assoggettato a tassazione ordinaria, anziché separata: la sua domanda di rimborso è stata respinta perché la prescrizione decennale era ormai maturata. 

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:


note

[1] Art. 38 D.P.R. n. 602/1973.

[2] Art. 2935 Cod. civ.

[3] Art. 2964 Cod. civ.

[4] Ctr Lazio, sent. n. 2769/21.


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