Chi pagherà la tassa sulle rendite finanziarie. Buoni postali più convenienti

27 aprile 2014


Chi pagherà la tassa sulle rendite finanziarie. Buoni postali più convenienti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 aprile 2014



Penalizzati tutti i risparmiatori: l’incidenza varierà da 9 euro per le rendite più basse fino a 635 euro per quelle più alte; salvi i titoli di Stato.

L’aumento della tassa sui conti correnti (o meglio, sulle “rendite finanziarie”) andrà a colpire tutti gli italiani. E questo per finanziare il bonus di 80 euro in busta paga che, al contrario, andrà a beneficio di una stretta fetta di contribuenti (ne abbiamo parlato nell’articolo “Sui conti correnti tassa da 755 milioni: a pagarla tutti gli italiani”).

Cosa andrà a colpire?

Ma cosa sarà colpito dall’incremento di tassazione varato dal Governo che, come ormai noto, passerà dal 20 al 26%? 
Non saranno interessati solo i titoli di Stato, le emissioni sovrannazionali, i buoni postali e i fondi pensione.

Invece saranno colpiti i conti corrente, i conti deposito, i rendimenti delle obbligazioni bancarie e delle imprese, i guadagni di Borsa e i fondi comuni e le polizze.

Chi pagherà?

Poiché ogni famiglia ha almeno un conto corrente, l’incremento di tassazione andrà a bussare alla porta di tutti gli italiani e, quindi, indiscriminatamente, anche dei nuclei con redditi bassi.

Si partirà da un minimo di 9,6 euro annui per le rendite più basse, passando per scaglioni da 32, euro e quasi 40 euro per le rendite medie, fino a 635,90 per gli importi superiori.

Ma c’è un 16,9% di famiglie italiane che ha anche obbligazioni private di banche e imprese (pure toccate dai nuovi oneri). Un 5% circa di risparmiatori-famiglia, possessori di titoli di Stato, è stato messo al riparo con la conferma della tassazione fino al 12,5%. Altrettanti per la quota-parte detenuta in buoni postali e una percentuale minore in fondi pensione.

Chi ha meno reddito sceglie in prevalenza, dopo il c/c, i buoni fruttiferi postali. E schiva in parte il rialzo fiscale. Mentre titoli di Stato, bond e fondi comuni sono maggiormente utilizzati da chi ha un reddito medio-alto. Più si alza il tenore di vita e più, mediamente, una parte del portafoglio comprende componenti di rischio.

Dove conviene spostarsi?

Per effetto dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie si amplia il divario di tassazione già oggi esistente tra prodotti bancari da un lato (che, come detto, dal prossimo 1° luglio vedranno salire l’aliquota dal 20 al 26%) e titoli di Stato ma, soprattutto, con i Buoni fruttiferi postali (Bfp) per i quali la tassazione rimane al 12,5%.

Insomma, ci sarà una netta discriminazione tra la raccolta bancaria e i buoni postali (questo per effetto di una norma di equiparazione del risparmio postale a quello pubblico risalente a tempi remoti). Il divario sarà di circa il 108% a favore, ovviamente, dei buoni postali (12,50% di tassazione contro 26%).

Se alla ritenuta del 26% consideriamo anche il peso dell’imposta di bollo (2 per mille sul capitale) che si applica sui prodotti bancari, l’imposta su questi ultimi risulta ancora più significativa.

Che dicono le banche?

Per come c’era da aspettarsi, il Decreto Renzi non è piaciuto alla lobby bancaria la quale è pronta a dare battaglia nei previsti passaggi del testo di legge nelle aule parlamentari.

E chi ha investito in titoli di Stato?

La tassazione degli interessi derivanti dalla detenzione di titoli di Stato non subirà alcun incremento a partire dal 1° luglio 2014, in quanto il decreto Irpef prevede che l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie non riguarda tali strumenti finanziari. Nei confronti delle persone fisiche che detengono titoli di Stato troverà ancora applicazione l’aliquota del 12,5% sia in relazione alla tassazione degli interessi relativi a Btp, Btp Italia, Cct, Ccteu, che in relazione allo scarto di emissione riguardante Bot e Ctz.

Le persone fisiche residenti in Italia che sottoscrivono titoli di Stato emessi da Stati esteri compresi nella white list di cui all’articolo 168-bis del Tuir sconteranno la medesima tassazione applicabile ai titoli di Stato italiani.

Dove non colpirà l’aumento dell’imposta

Gli strumenti finanziari che non subiscono gli effetti dell’aumento sono:

– i titoli pubblici italiani e quelli emessi da Stati esteri white list, cioè inclusi nella lista di cui al Dm del 4 settembre 1996, che mantengono l’aliquota, sia sui redditi diversi sia sugli interessi, del 12,5%; fra questi vi sono i buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti Spa; inoltre gli interessi sui buoni postali fruttiferi emessi fino al 20 settembre 1986 sono esenti mentre quelli sui buoni emessi dal 21 settembre 1986 al 31 agosto 1987 sono assoggettati alla ritenuta fiscale del 6,25%;

– i titoli emessi da organismi sovranazionali equiparati ai titoli pubblici (un elenco non esaustivo è contenuto nella circolare 11/E del 2012) che mantengono l’aliquota, sia sui redditi diversi sia sugli interessi, del 12,5%;

– gli interessi dei titoli di risparmio dell’economia meridionali, soggetti all’imposta del 5%, mentre plusvalenze e minusvalenze saranno assoggettate all’imposta del 26%;

– gli utili distribuiti a società residenti in Stati Ue o See white list (salva l’esenzione per quelli distribuiti a “madri comunitarie”), che continuano ad essere soggetti alla ritenuta dell’1,375% di cui all’articolo 27, comma 3 ter del Dpr 600/73;

– gli interessi corrisposti a veicoli non residenti per l’emissione di obbligazioni sui mercati internazionali (articolo 26 quater, comma 8 bis, del Dpr 600/73), che continuano ad essere soggetti alla ritenuta del 5 per cento;

– gli utili corrisposti a fondi pensione europei e di Stati SEE white list, che restano soggetti alla ritenuta dell’11%;

– il risultato di gestione dei fondi di previdenza complementare italiani, che resta assoggettato all’imposta sostitutiva dell’11 per cento.

Continuano inoltre essere esenti da ritenuta imposta sostitutiva:

– gli interessi corrisposti all’interno dei gruppi societari a società residenti nella Ue, nel rispetto degli altri requisiti di cui all’articolo 26 quater del Dpr 600/73;

– gli utili corrisposti alle società madri o figlie comunitarie di cui all’articolo 27 bis del Dpr 600/73;

– i redditi di natura finanziaria percepiti da non residenti privi dei requisiti di territorialità di cui all’articolo 23, comma 1, lettera f) del Testo unico o non tassabili per effetto dell’articolo 26 bis del Dpr 600/73 o 5, comma 5 del Dlgs 461 del 1997.

note

Autore immagine: 123rf.com

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