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Quali sono i contratti tipici?

13 Giugno 2021
Quali sono i contratti tipici?

Cosa si intende per contratti tipici e qual è la differenza tra contratti tipici e contratti atipici. 

Quali sono i contratti tipici? Chi non ha studiato legge o si sta accingendo a farlo potrebbe trovare difficoltà a comprendere cosa significhi questa espressione. Definire cosa sono i contratti tipici e quali sono è però un gioco da ragazzi. Per farlo bisogna partire dal cosiddetto “libro quarto” del Codice civile dedicato alle obbligazioni e, pertanto, anche ai contratti. 

In questo breve ma pratico articolo ti spiegheremo quali sono i contratti tipici e cosa si intende con questa espressione.

Cosa sono i contratti?

Partiamo da una definizione generale: i contratti sono gli accordi con cui due o più persone regolano i propri rapporti di natura patrimoniale. 

La caratteristica del contratto è che, per la sua validità, richiede che si incontrino i consensi delle relative parti. Pertanto, è un contratto anche la donazione in quanto, per il suo perfezionamento, è necessaria l’accettazione del beneficiario.

Contrariamente a quanto si crede, i contratti non sono necessariamente scritti: la legge anzi lascia liberi i cittadini di scegliere la forma che essi preferiscono per regolare i propri interessi, anche quella verbale o tacita come un semplice comportamento (ad esempio, il fatto di salire su un autobus costituisce volontà di concludere un contratto di trasporto). È chiaro però che la forma scritta – proprio perché immodificabile – garantisce una prova più forte rispetto al contratto verbale di cui non è possibile dimostrare il contenuto. 

Solo raramente la legge limita la libertà delle parti e impone una determinata forma: ad esempio, per i contratti bancari è necessaria la forma scritta, per le compravendite immobiliari e le donazioni di non modico valore è necessario l’atto notarile e così via.

I contratti poi sono detti «a titolo oneroso» se, a fronte di una prestazione, è prevista una controprestazione (tipico è l’esempio della vendita, del mutuo dove, oltre al capitale, sono dovuti gli interessi e così via); sono invece detti «a titolo gratuito» se la prestazione ricade solo su un soggetto (tipici esempi sono la donazione e il comodato).

Chi stabilisce il contenuto dei contratti?

Il nostro Codice civile disciplina una serie di contratti, i più ricorrenti nella vita di tutti i giorni. Nel disciplinarli, prevede le regole generali lasciando libere le parti, il più delle volte, di derogare a tale disciplina. La legge così si applica tutte le volte in cui le parti del contratto non abbiano disposto una previsione diversa. 

Solo di rado la legge prevede delle disposizioni inderogabili anche con il consenso di entrambe le parti: si pensi alla durata del contratto di locazione che non può essere variato o al saggio di interesse nei contratti di mutuo che non può essere superiore alla soglia dell’usura. Si pensi ancora al diritto di recesso nei 14 giorni nelle vendite fuori dai locali commerciali o alla garanzia di 2 anni per tutti gli acquisti fatti da consumatori. 

Cosa sono i contratti tipici?

Vengono detti contratti tipici (o «nominati») quei contratti disciplinati espressamente dal Codice civile – sia con clausole derogabili che inderogabili – e che quindi in esso trovano la loro regolamentazione generale, ferma la possibilità delle parti, laddove possibile, di aggiungere o modificare tale contenuto legale.

Accanto ad essi però la pratica commerciale ha creato tutta una serie di ulteriori contratti che, a volte, hanno un contenuto “misto” (uniscono cioè elementi di un contratto con elementi di un altro) e, altre volte, hanno un contenuto del tutto originale (si pensi al trust, al merchandising, al factoring, all’engineering ecc.).

Dunque, la differenza tra contratti tipici e contratti atipici sta in questo: i primi sono espressamente disciplinati nel Codice civile, i secondi no e sono completamente frutto della fantasia delle parti. 

Attenzione però perché, col tempo, il legislatore ha poco alla volta preso atto dell’esistenza di nuovi contratti rispetto a quelli disciplinati nel 1942 all’interno del Codice civile stabilendo una serie di norme che ormai si sono andate a integrare all’autonomia negoziale delle parti. 

Sintetizziamo quanto sinora detto: i contratti che appartengono a un tipo previsto dalla legge si dicono nominati o tipici (ad esempio, il mutuo, il deposito, il trasporto, la vendita), mentre quelli che non sono regolati dalla legge o che non appartengono ad alcun tipo legale si dicono innominati o atipici.

La legge garantisce la libertà di costruire figure contrattuali nuove, purché dirette a realizzare interessi meritevoli di tutela. 

Questo vuol dire che, ad esempio, il contratto con cui viene garantita una prestazione sessuale mensile in cambio di mantenimento, per quanto non previsto dal Codice civile e quindi astrattamente “atipico”, è comunque illecito in quanto contrario al buon costume.

Quali sono i contratti tipici?

È molto facile individuare i contratti tipici: basta aprire il Titolo Terzo del Codice civile dedicato ai «singoli contratti». Dopo il Titolo Secondo dedicato alla disciplina generale applicabile a tutti i contratti, il legislatore ha voluto quindi dedicarsi ai contratti più frequenti, prevedendo le clausole principali. Sono così nati i “contratti tipici”. Ecco quali sono:

  • vendita;
  • riporto;
  • permuta;
  • contratto estimatorio;
  • somministrazione;
  • locazione;
  • affitto;
  • appalto;
  • trasporto;
  • mandato;
  • commissione;
  • spedizione;
  • agenzia;
  • mediazione;
  • deposito;
  • sequestro;
  • comodato;
  • mutuo;
  • conto corrente;
  • deposito bancario;
  • cassette di sicurezza;
  • apertura di credito (fido);
  • anticipazione bancaria;
  • sconto bancario;
  • rendita perpetua;
  • rendita vitalizia;
  • assicurazione;
  • fideiussione;
  • mandato di credito;
  • anticresi;
  • transazione;
  • cessione dei beni ai creditori.

Quali sono i contratti atipici?

I contratti atipici sono divisi in 2 categorie:

  • atipici in senso stretto: oltre a non essere regolati dalla legge, non hanno alcun rapporto con gli schemi contrattuali tipici (ad esempio: contratto di ordine di borsa, il patto di gestione della lite nelle polizze assicurative, il contratto di informazioni commerciali). Ad essi si applica la disciplina generale dei contratti, anche se la giurisprudenza si sforza di farli rientrare nelle figure tipiche con le quali presentano maggiori similitudini;
  • atipici misti: sono il frutto della combinazione di elementi propri di più tipi legali. Ad esempio, nel contratto di albergo confluiscono elementi della locazione e del contratto d’opera. Si applica la disciplina del contratto prevalente (teoria dell’assorbimento) o delle norme corrispondenti a ciascun tipo legale in quanto compatibili (teoria della combinazione).


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