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Diritto allo svago: esiste?

13 Giugno 2021
Diritto allo svago: esiste?

Divertimento, relax e svago: si può ricorrere al giudice nel caso di piccoli fastidi che comprimono la quotidianità?

Esiste il diritto allo svago nel nostro ordinamento? Avrai di certo letto che l’articolo 24 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo stabilisce un generico diritto al riposo e allo svago. Ma il senso della norma è quello di porre un limite all’attività lavorativa, garantendo le ferie retribuite. In questo senso, anche l’Italia aveva già la sua normativa sul diritto allo svago: l’articolo 36 della Costituzione stabilisce che «Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi».

Fuori da questo settore (ove il diritto al riposo e allo svago sembra fin troppo scontato), è legittimo dire che, in Italia, esiste il diritto allo svago?

In realtà, la questione non è così semplice come sembra: innanzitutto, perché non esiste mai un diritto assoluto quando questo può porsi in contrasto con l’interesse generale della collettività. Tanto per fare un esempio, non perché un ragazzo ha diritto di svagarsi gli è consentito fare rumore, ubriacarsi per strada o ledere la proprietà altrui. Il diritto allo svago, quindi, potrebbe rientrare in quel generale diritto a poter fare ciò che si vuole, e quindi ad organizzare liberamente la propria giornata, in uno Stato democratico come il nostro dove tutto ciò che non è illecito è lecito, ma pur sempre nel rispetto dei diritti altrui. In questo senso, ben può essere che una persona dedichi tutta la propria giornata a divertirsi e a trastullarsi, sopportandone però tutti gli oneri (ad esempio, un giovane che non si forma e non lavora perde il diritto ad essere mantenuto dai genitori).

In secondo luogo, ed in termini molto pratici, ha senso parlare di un diritto in quanto, nel caso di una sua lesione, si può ottenere un risarcimento. E, su questo fronte, la Cassazione ha più volte detto che non è possibile ricorrere al giudice per i piccoli fastidi della vita quotidiana. Pertanto, se l’autobus non rispetta gli orari previsti e ti fa arrivare in ritardo al parco, non puoi chiedere un risarcimento. Se la luce se ne va sul più bello mentre vedi la partita con gli amici, non hai diritto a un autonomo risarcimento. Se la linea Internet non funziona per un giorno e non puoi collegarti ai tuoi siti e video preferiti, non otterrai il ristoro da alcun giudice.

In una recente sentenza, ad esempio, la Cassazione ha escluso il risarcimento del diritto allo svago preteso da un tale che aveva acquistato un televisore non funzionante e che, perciò, ne aveva richiesto la sostituzione senza ottenerla [1]. Secondo la Corte, il danno non patrimoniale per il mancato godimento del televisore “genericamente dedotto” non è risarcibile «poiché il pregiudizio non incide su diritti di rango costituzionale in misura apprezzabile».

Il risarcimento del danno morale – ha spiegato più volte la Cassazione – è possibile solo laddove venga commesso un reato o violato un diritto sancito dalla Costituzione. E nessuna norma della Costituzione cita il diritto allo svago, salvo – come detto sopra – il diritto alle ferie e al riposo. 

Per questo, al di là dei fiumi di parole che fanno i teorici del diritto e, ancor più spesso, gli avvocati quando devono perorare in causa le ragioni del proprio cliente, possiamo dire che non esiste in Italia un diritto assoluto allo svago e che questo debba essere valutato di volta in volta dal giudice, in base agli interessi in gioco e ai diritti costituzionali eventualmente lesi. 

Bisogna cioè contemperare il diritto a divertirsi, come espressione della libertà di autodeterminazione della persona, garantita da ogni popolo democratico, con gli eventuali interessi contrari (ad esempio, il diritto al riposo dei vicini, alla sicurezza delle strade, al rispetto delle persone più deboli, ecc.).

Tanto per fare un altro esempio, la Cassazione ha ritenuto leso il diritto allo svago di una persona che veniva molestata da immissioni acustiche provenienti da un’altra proprietà, non potendo così riposarsi a casa propria dopo il lavoro [2]. Il diritto allo svago è stato interpretato, in questo caso, come attuazione del diritto di usufruire di ogni utilità della propria abitazione, quale il diritto alla serenità domestica ed alla vita di relazione.

Potrebbe allora essere ritenuto ugualmente sussistente il diritto allo svago per il lavoratore dipendente che, anche durante le ferie, viene raggiunto da e-mail, messaggi e telefonate del proprio datore, non potendo così godere a pieno del riposo.


note

[1] Cass. sent. n.27537/2017.

[2] Cass. sent. n.9283/2014.

Autore immagine: depositphotos.com


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