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Interdizione: il tutore può farsi assumere come badante?

26 Giugno 2021
Interdizione: il tutore può farsi assumere come badante?
Mi sono sempre presa cura di una madre anziana e di una sorella disabile con frequenti e costosi viaggi. I due figli/fratelli maschi non mi hanno dato nessun aiuto. I rapporti sono pessimi. L’unica soluzione è lasciare il mio lavoro e la mia vita all’estero per trasferirmi a vivere con mia madre. Facendo la richiesta di interdizione, posso propormi come tutore ed assumere me stessa come badante full time?

Facendo richiesta di interdizione e di conseguente nomina di tutore, nei suoi confronti, Lei potrebbe sicuramente gestire le finanze di Sua madre e, così, riscuotere quei premi, necessari alla sopravvivenza quotidiana.

Tuttavia, occorrerà fare i conti con i fratelli in quanto la procedura di interdizione La obbliga a notificare la richiesta ai parenti di pari grado che, così, potranno intervenire per eventualmente opporsi alla Sua nomina.

Inoltre, una volta nominata tutrice dovrà rendicontare periodicamente il tribunale, quale rappresentante dello Stato, delle gestioni finanziarie della madre; occorrerà, quindi, fare molta attenzione e non gestire il denaro di Sua madre per scopi estranei alla sua assistenza.

Da quanto ho percepito dalla richiesta di consulenza, questo non accadrà, posto che le somme percepite da Sua madre neanche sono sufficienti al mantenimento di una badante, ma è necessario fare presente tutti i Suoi obblighi.

Tenga conto, però, che non potrà assumere sé stessa come badante, in quanto ci sarebbe un conflitto di interessi evidente, tale per cui il datore di lavoro e il lavoratore coinciderebbero con la stessa persona.

Lei potrebbe, quindi, nominare un altro familiare, ma non nominare sé stessa.

Tuttavia, ad avviso di chi scrive, tale assunzione sarebbe bypassabile.

Vediamo il perché.

Allorquando la situazione personale del soggetto bisognevole di protezione sia tale da non richiedere l’assunzione di decisioni connotate da complessità, anche in relazione alle gestione economica, potrebbe non essere necessaria una pronuncia di interdizione, ben potendo Lei essere nominata come amministratrice di sostegno, pur soddisfacendo le esigenze di tutela e perseguimento degli interessi del beneficiario, con la minore limitazione possibile della capacità di agire.

La differenza tra l’amministrazione di sostengo e l’interdizione risiede in una valutazione di tipo quantitativo maggiormente oggettiva, che si basa sulla gravità della patologia che affligge il soggetto bisognoso di protezione, valorizzando la limitazione solo parziale della capacità di agire nell’amministrazione di sostegno, con conseguente conservazione di uno spazio residuo di capacità del soggetto.

Optare per questa istituzione meno invasiva sarebbe preferibile anche alla luce della diversa procedura giudiziale, di certo meno arzigogolata di quella prevista per la nomina del tutore, e giustificata da un venir meno assoluto e definitivo della capacità d’agire del soggetto assistito.

Tenga conto che, come stabilito dalla giurisprudenza, alla misura dell’amministrazione di sostegno può farsi ricorso anche in caso di patologie particolarmente gravi, quando le circostanze del caso concreto – quali, ad esempio, la presenza di una adeguata rete familiare di protezione dell’incapace, una non elevata complessità della gestione patrimoniale, etc. – consentano di perseguire lo stesso livello di protezione senza fare ricorso alla ben più invasiva misura della interdizione, che dovrà trovare applicazione, invece, solo ove risulti assolutamente necessario per la protezione della persona priva di autonomia (Tribunale Grosseto, 12/10/2020, n. 675).

Quindi, l’amministrazione di sostegno può essere disposta anche nel caso in cui sussistano soltanto esigenze di gestione del patrimonio, o soltanto esigenze di cura della persona, poiché l’istituto non è finalizzato esclusivamente ad assicurare tutela agli interessi patrimoniali del beneficiario, ma è volto, più in generale, a garantire protezione alle persone fragili in relazione alle effettive esigenze di ciascuna, limitandone nella minor misura possibile la capacità di agire.

È per questo che, oramai, la misura dell’amministrazione di sostegno è prevista, in via generale, dall’ordinamento quale strumento prioritario per la tutela dei soggetti privi di autonomia mentre la misura (più gravosa) dell’interdizione assume, nella scelta normativa, carattere residuale ed appare destinata ad essere applicata soltanto laddove la misura dell’amministrazione di sostegno non sia adeguata a tutelare il beneficiario.

Per avviare tale procedura, sarebbe opportuno farsi assistere da un legale, anche al fine di non incappare in errori procedurali che Le farebbero perdere tempo prezioso.

Una volta nominata come amministratrice di sostegno, e trasferitasi presso l’abitazione di Sua madre, Lei potrà tranquillamente gestire le finanze della stessa e, invece di assumere una badante, potrà, in qualità di figlia, assistere la signora, senza necessariamente instaurare un rapporto di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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