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Procedura di rottamazione. Per quanto tempo conservare i documenti di demolizione?

29 Luglio 2014
Procedura di rottamazione. Per quanto tempo conservare i documenti di demolizione?

Procedure per rottamare l’auto; per quanto tempo si devono conservare i documenti relativi alla demolizione o alla radiazione di un veicolo.

Una volta portata a “rottamazione” l’auto, è opportuno non disfarsi immediatamente dei documenti relativi alla pratica di demolizione e alla radiazione del veicolo. Essi, infatti, per come si vedrà di qui a breve, potrebbero tornare utili.

Per evitare sorprese, il consiglio è di conservare, per quanto tempo possibile, e con molta cura, detta documentazione. Dal periodo d’imposta successivo dalla data dei certificati, infatti, s’interrompe l’obbligo del pagamento della tassa automobilistica (cosiddetto bollo auto). Quindi tutto ciò che dimostra che il veicolo non è più iscritto al Pra, e che quindi la tassa non è dovuta, va conservato ed esibito in caso di future richieste, cosa tutt’altro che improbabile, posto il noto fenomeno delle cosiddette “cartelle pazze”.

La necessità di dimostrare la demolizione del mezzo ai fini di un eventuale ricorso contro richieste di pagamento del bollo auto potrebbe risultare necessaria, quantomeno, finché non si compie la prescrizione di tre anni. Quindi, a partire dal quarto anno, i documenti possono essere sostituiti dalla semplice eccezione che la pretesa del fisco è ormai prescritta.

Ma anche dopo i tre anni, la conservazione dei documenti della demolizione e radiazione potrebbero tornare utili. Infatti, non sono pochi i casi in cui la targa di un veicolo radiato è ricomparsa su un altro mezzo, sorpreso dalle telecamere automatiche in eccesso di velocità, o altre violazioni con contestazione differita. In altre parole, le targhe erano state cedute da operatori disinvolti a criminali specializzati nel contraffare veicoli con targhe e documenti falsi. In tali casi, esibire il certificato di demolizione permette all’ex-proprietario di dimostrare la sua estraneità alle attività criminose, e quindi di non pagare sanzioni.

 

La procedura di rottamazione

Le procedure per porre fine correttamente alla circolazione di un veicolo con targa italiana (e alle conseguenti responsabilità) sono due:

1. la radiazione per demolizione (o rottamazione);

2. la radiazione semplice, che solitamente avviene per esportare il mezzo in un altro Paese.

Entrambe le procedure comportano la cancellazione dal pubblico registro automobilistico (Pra);

3. la radiazione per esportazione.

La rottamazione

Nella prima procedura rientrano i veicoli fuori uso, cioè giunti al termine della vita operativa ed equiparati a rifiuti, che sono tali perché il proprietario ha manifestato, espressamente o no, l’intenzione di disfarsene [1].

Il veicolo dev’essere consegnato solo a un centro di raccolta autorizzato che provvederà al suo smaltimento oppure, nel caso il proprietario intenda sostituirlo con un altro, può essere affidato a un concessionario o rivenditore d’auto che lo affiderà al centro.

Entro 30 giorni consecutivi dalla sua presa in consegna, la struttura provvederà alla sua radiazione dal Pra, che avviene alla presentazione della richiesta di “cessazione della circolazione per demolizione”.

Il centro deve consegnare al proprietario o detentore del veicolo il certificato di demolizione che riporti le sue generalità complete, la data e l’ora del certificato, quelle della presa in consegna, i numeri di targa e di telaio con marca e modello e l’impegno a presentare la richiesta di cancellazione dal Pra.

Sono obbligatori anche il numero di registrazione o identificazione del centro, la firma del suo titolare e l’autorità che l’ha autorizzato a operare. Il documento va controfirmato dalla persona che consegna il veicolo al centro, anche diversa dal proprietario, a patto che i dati di quest’ultima siano acclusi.

A demolizione avvenuta, le concessionarie e i rivenditori d’auto sono tenuti a trasmettere il documento al proprietario.

I costi della pratica effettuata in proprio ammontano a 13,50 euro per gli emolumenti del Pra, 32 euro per l’imposta di bollo se il veicolo ha il certificato di proprietà (oppure 48 euro se non lo ha e occorre utilizzare il modello NP3C, necessario per quelli con foglio complementare).

In caso di consegna a un concessionario o rivenditore, tali spese sono comprese nella voce “gestione usato”, normalmente fatturate a non più di 150-200 euro. Non c’è altro da pagare tranne, se richiesto dal centro, il trasporto dal luogo dove si trova il veicolo eventualmente immobilizzato.

La radiazione semplice

La radiazione per esportazione va inoltrata sempre agli uffici del Pra, che rilasciano il certificato di “cessazione della circolazione per esportazione”. La procedura si può avviare prima di esportare materialmente e immatricolare il veicolo altrove o anche successivamente. I costi sono quelli già citati per la rottamazione, più altri 9 euro per i diritti alla Motorizzazione Civile, ma solo se il veicolo viene esportato in un Paese Ue. La pratica curata da un’agenzia privata richiede un compenso extra.


note

[1] Il loro trattamento è regolato dai Dlgs 209/2003 e 152/2006.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Come indicato dall’art.5 co.2 del D.Lgs.209/2003 e s.m.i., le spese che deve sostenere il proprietario del veicolo sono soltanto quelle relative agli oneri PRA (esenti iva) e questo vale anche nel caso in cui il veicolo venga consegnato ad un concessionario o ad un rivenditore. (fatto salvo il costo per l’eventuale trasporto, la mancanza di componenti del veicolo o la presenza di rifiuti aggiunti).
    La voce “gestione dell’usato” non giustifica quindi la richiesta da parte dei concessionari o dei rivenditori di €150,00/200,00 per la rottamazione del mezzo che deve avvenire senza costi aggiuntivi o oneri di agenzia.
    I veicoli usati ed i veicoli da avviare a rottamazione sono soggetti a differenti iter normativi ed assumono l’una o l’altra connotazione al momento della consegna al concessionario stesso.

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