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Inversione contabile dell’IVA (reverse charge) per cessioni di beni con posa in opera

23 Marzo 2015 | Autore:
Inversione contabile dell’IVA (reverse charge) per cessioni di beni con posa in opera

Legge di Stabilità 2015: breve verifica delle condizioni di applicabilità dell’inversione contabile ai fini IVA e delle relative connesse difficoltà

 

Con la Legge di Stabilità 2015 il legislatore ha previsto per le prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative a edifici, rese a soggetti passivi IVA, l’applicazione del regime del “reverse charge” a far data dal 1° gennaio di quest’anno [1]. In riferimento a tali prestazioni, il “reverse charge” trova applicazione in ogni caso, a prescindere dal rapporto contrattuale in base al quale la prestazione viene resa, quando il committente sia un soggetto passivo IVA che agisce in quanto tale.

Trattando questa materia è opportuno premette che l’estensione del reverse charge in parola riguarda esclusivamente le prestazioni di servizi e non la fornitura di beni, prestazione che rientra nell’ambito dei contratti di cessione. Devono essere considerate prestazioni di servizi i contratti di appalto o d’opera e solo per tale prestazioni troverà applicazione il particolare regime denominato reverse chargeoinversione contabile dell’IVA [2]. Al fine di scegliere il corretto regime IVA da applicare sarà quindi necessario valutare attentamente se l’operazione da fatturare possa essere qualificata come cessione di beni, evitando quindi l’applicazione del “reverse charge” o se invece debba essere considerata una prestazione di servizi con la conseguente applicazione dell’inversione contabile. Necessita a questo punto verificare le definizioni codicistiche delle due diverse ipotesi contrattuali [3].

Secondo il Codice civile l’appalto è quel tipo di contratto con il quale una delle parti si assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di realizzare un’opera o prestare un servizio a fronte di un corrispettivo in danaro che l’altra parte si obbliga a versarle.

La vendita rappresenta, invece, quel contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo che una delle due parti corrisponderà all’altra. Dalle citate disposizioni legislative si può dedurre che mentre nel caso della vendita si concretizza l’ordinario svolgimento del ciclo produttivo dell’impresa e la successiva immissione nel mercato del bene che dalla stesa è stato realizzato, nel caso dell’appalto la realizzazione del bene avviene su specifica richiesta del committente (l’oggetto del contratto è quindi un prodotto su ordinazione).

In sostanza, nel caso del contratto d’appalto il prodotto che viene eseguito in base all’ordinazione del committente rappresenta un qualche cosa di nuovo (non per altro in giurisprudenza si parla di un “un quid novi”) rispetto all’ordinaria attività dell’appaltatore, mentre nel caso della vendita si ha semplicemente il trasferimento di un bene che viene “ordinariamente” prodotto dall’impresa cedente.

Da parte sua l’Amministrazione Finanziaria ha provveduto esplicitamente a chiarire che le prestazioni di fornitura di beni con posa in opera sono escluse dall’ambito di applicazione del reverse charge, ma solo nel caso in cui la posa in opera assuma una funzione accessoria rispetto alla fornitura del bene [4]. In tali casi, infatti, l’operazione si configura come una semplice cessione di beni e non come prestazione di servizi. Resta tuttavia non chiarito in base a quali criteri si debba considerare la prestazione di posa in opera accessoria rispetto alla prestazione di fornitura In un recente documento di prassi [5], riguardante l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata alla cessione e installazione di infissi, l’Amministrazione Finanziaria ha chiarito che nei “contratti di ‘cessione con posa in opera, l’obbligazione di dare (cessione) prevale su quella di fare (prestazioni di servizi)”.

L’Agenzia quindi chiarisce che la fattispecie di cui alla risoluzione si configura in sostanza nella produzione di un bene con caratteristiche standardizzate, realizzata tenendo conto di semplici variazioni di misura in relazioni alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente, e nella loro cessione con posa accessoria. L’Amministrazione Finanziaria già in precedenza [6], aveva avuto modo di precisare che – in assenza di clausole contrattuali che obblighino l’assuntore a realizzare un “quid novi” rispetto all’ordinaria serie produttiva – è considerato contratto di vendita di beni la fornitura, anche se con posa in opera, di impianti di riscaldamento, condizionamento d’aria, infissi etc., qualora il fornitore sia lo stesso fabbricante o chi fa abitualmente commercio di detti prodotti. In buona sostanza il recentissimo documento di prassi dell’Agenzia conferma che il criterio da utilizzare per discriminare le prestazioni di fornitura da quelle di prestazione di servizi deve essere identificato non tanto nella eventuale preponderanza economica di una “fase” contrattuale sull’altra quanto sulla fatto che una sia funzione dell’altra.

Nella fornitura con posa in opera di (nel caso di specie) infissi la prestazione consistente nella realizzazione del bene oggetto di compravendita non viene ritenuta preponderante rispetto a quella di posa in quanto frutto di una lavorazione standardizzata ed “a catena” che non implica nel caso di specie i “quid novi” che contraddistingue la prestazione d’opera.


note

[1] Legge 23 dicembre 2014 n.190, articolo1, comma 629.

[2] Articolo 17 del DPR 633/1972.

[3] Come noto appalto e vendita, sono disciplinate rispettivamente dall’articolo 1655 e ss. e 1470 e ss. del Codice civile.

[4] In proposito di veda la Circolare Ministeriale n.37/E/2006 del 29 dicembre 2006 – IVA – Applicazione del sistema del reverse-charge nel settore dell’edilizia. Articolo 1, comma 44, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 27 dicembre 2006) .

[5] Risoluzione Ministeriale 25/E/2015 del 6 marzo 2015 – Consulenza giuridica – Centro di assistenza fiscale per gli artigiani e le piccole imprese – Fornitura di beni significativi nell’ambito degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili a prevalente destinazione abitativa – Art. 7, comma 1, lett. b), della Legge 23 dicembre 1999, n. 488.

[6] Risoluzione n. 3600009 del 5 luglio 1976.

Autore immagine: 123rf com


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