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Lo sai che? Rimborsa la banca per il phishing dell’hacker se non ha sistemi di sicurezza

Lo sai che? Pubblicato il 29 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 aprile 2014

Se la certificazione di qualità del sistema di home banking è vecchia e la banca non dimostra che il furto dal conto corrente online è dipeso da colpa del cliente deve rimborsare il denaro trafugato dall’hacker.

Sarà il problema del nuovo millennio: i furti sul conto corrente sono ormai all’ordine del giorno. Prova ne è l’enorme mole di contenzioso che si sta aprendo tra correntisti truffati e banche. E il modo più utilizzato per attuare questi inganni è quello del phishing. Ogni utente della rete, che abbia un indirizzo email, ha già ricevuto almeno un centinaio di tentativi di phishing. Ma la cosa più allarmante è che la percentuale delle vittime è in continuo aumento, così come si perfezionano le tecniche. Una su tutte: “Man in the browser”, un ingegnoso trucco informatico capace di ingannare anche i più navigati (leggi l’articolo “Nuova truffa ai conti online “man in the browser”: come difendersi”).

Ebbene, anche la banca deve metterci il “suo” nel tutelare il cliente. L’Istituto di credito, infatti, è tenuto ad aggiornare il certificato di qualità del sistema di protezione informatica per rendere il servizio di home banking sempre sicuro e protetto da attacchi informatici di malintenzionati.

Così, in una recente sentenza [1], il Tribunale di Roma ha condannato una banca a risarcire il proprio cliente, per le somme scomparse dal conto corrente ad opera di un anonimo hacker, proprio perché il certificato di qualità del sistema di protezione risaliva a dieci anni prima: un arco di tempo che – per le nuove tecnologie – è paragonabile a un’era geologica.

La banca si può difendere solo dimostrando la colpa dell’utente a non aver conservato le password a dovere (ossia che la colpa non è imputabile a sé), cosa tutt’altro che facile.

Per una più completa analisi degli oneri della prova rinviamo alle due guide presenti su questo portale:

1) Come riconoscere un sito di phishing e quando la banca deve il risarcimento  

2) La responsabilità della banca in caso di phishing

In questi casi, per chi non voglia sostenere i costi di un annoso giudizio, consigliamo di rivolgersi all’ABF, sostenendo la relativa procedura, semi gratuita e senza bisogno di avvocati. A riguardo si legga la guida: “Ricorso all’Arbitrato bancario (ABF) contro le banche: come, quando e quanto costa”.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 8707/14.

Autore immagine: 123rf.com


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